Flame, l’arma nuova dello spionaggio informatico

flame virus

Flame, infatti, esiste da almeno due anni, ma grazie alla sua estrema complessità e per la natura degli attacchi mirati, nessun software di sicurezza è stato in grado di rilevarlo.

Uno dei mezzi utilizzati per infettare il PC è tramite pen drive USB, come accaduto per Stuxnet. Inoltre, il malware può diffondersi nella rete locale, sfruttando una vulnerabilità di Windows nei sistemi con stampante condivisa, o quando eseguito da un utente che possiede i diritti di amministratore per un controller di dominio. Una volta installato sulla macchina target, Flame colleziona tutte le informazioni sensibili utilizzando differenti metodi: sniffing del traffico di rete, registrazione delle conversazioni audio mediante il microfono del PC, screenshot di alcune applicazioni ritenute interessanti, tra cui i software di instant messaging, e intercettazione della tastiera. Il malware è in grado anche di “ascoltare” a distanza i dispositivi connessi al sistema infetto tramite Bluetooth. I dati raccolti vengono poi inviati a diversi server di comando e controllo dislocati in varie parti del mondo.

La complessità di Flame, che in un certo senso lo rende unico, è dimostrato dalla sua dimensione di oltre 20 MB. Ciò rende più difficile analizzare ogni riga di codice per scoprire con esattezza il suo funzionamento. Si tratta di una vera e propria applicazione costituita da numerosi moduli che continuano ad essere aggiornati. Secondo Kaspersky, teoricamente gli autori del malware potrebbero essere tre: hacktivisti, cybercriminali e stati. Dato che non è stato creato per rubare denaro dai conti bancari ed essendo molto diverso dai semplici tool usati dagli hacktivisti, Flame è stato certamente sponsorizzato da qualche nazione, come si evince anche dalla posizione geografica dei target (Iran, Israele/Palestina, Sudan, Siria, Libano, Arabia Saudita e Egitto).

ITU utilizzerà la rete ITU-IMPACT, composta da 142 paesi e importanti operatori del settore (inclusi i Kaspersky Lab), per avvisare i governi e la comunità tecnologica relativamente a questa minaccia informatica.

Fonte WebNews

VoIP e social network nel mirino dell’FBI. Nasce il ‘Domestic Communications Assistance Center’

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L’unità, che sarebbe in fase di lancio ma non ancora operativa, sarà anche responsabile di analizzare i dati presentati da un provider o da un social network in risposta a un ordine del giudice.

L’FBI in effetti, preme da tempo per ottenere un ‘approccio’ più globale alla sorveglianza delle comunicazioni elettroniche sulla base del fatto che i più recenti sviluppi delle tecniche crittografiche hanno reso molto più difficile per gli investigatori intercettare le comunicazioni.

Nel mese di febbraio, l’allora consigliere generale Valerie Caproni ha testimoniato davanti al comitato Giustizia della Camera, chiedendo una nuova legislazione per richiedere ai social network e ai fornitori wireless di mettere in atto procedure chiare per la diffusione dei dati crittografati in caso di una richiesta in tal senso da parte del governo.

Caproni ha sottolineato la necessità di nuove “soluzioni su misura” che dovrebbero essere “l’eccezione e non la regola”. Secondo fonti CNET, queste “soluzioni su misura” sono esattamente quello che andrà a sviluppare il DCAC – tecnologie di sorveglianza personalizzate progettate per le aziende o per singoli individui.

L’annuncio, già a febbraio, non ha mancato di scatenare forti polemiche tra i sostenitori dei diritti civili, che hanno gridato alla violazione della privacy dei cittadini sul web e sulle reti sociali. L’Agenzia ha però risposto che il suo operato non danneggerà in nessun modo le libertà civili e democratiche dei cittadini, nè calpesterà la privacy e la riservatezza delle persone su internet, tanto più che a sorvegliare sul suo operato c’è Privacy and Civil Liberties Unit, divisione che ha il compito di valutare le implicazioni normative delle operazioni del Federal Bureau sui social network e di valutarne eventuali conseguenze sulla popolazione di internet.

In seguito a queste polemiche, l’FBI ha ribadito che “principi guida della nostra azione in rete resteranno quelli democratici a cui si ispira la nostra costituzione, le libertà e i diritti civili, il diritto alla riservatezza”.

Sempre secondo il sito CNET, da alcuni documenti interni si evince che l’idea del DCAC è nell’aria già dal 2008. Fino ad oggi, però, il tutto è rimasto avvolto nel mistero, con grande preoccupazione, di nuovo, delle associazioni per i diritti civili.

Jennifer Lynch, dell’Electronic Frontiers Foundation ha riferito al sito che la gente dovrebbe sapere di più dell’operato del Bureau, di quali operatori telefonici stanno collaborando al progetto. “Stanno facendo del loro meglio per evitare di essere trasparenti”, ha affermato.

L’FBI, dal canto suo, si sarebbe limitata a precisare che l’unità fornirà soltanto le basi tecniche per le intercettazioni, ma non avrà alcun “ruolo operativo o investigativo nelle indagini”.

Fonte Key4biz

Skype usato per evitare le intercettazioni sul calcioscommesse

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Skype, che dal 2011 è stata acquisita da Microsoft, può contare oltre 600 milioni di iscritti con circa 40 milioni attivi contemporaneamente nelle varie ore della giornata. Il particolare algoritmo utilizzato per instradare i dati tra i vari nodi consente al sistema di realizzare da un lato una comunicazione efficace, e dall’altro molto sicura. Neanche volendo, Skype potrebbe riuscire intercettare le comunicazioni tra i vari utenti.

Essendo a conoscenza di questo, i vari criminali preferiscono oggi utilizzare questi nuovi sistemi di comunicazione digitale per sfuggire alle indagini. Molti degli indagati sul calcioscommesse, però, hanno commesso l’errore di darsi appuntamento su Skype e simili utilizzando comunque i soliti SMS o le chiamate tradizionali.

Secondo alcune indiscrezioni apparse in Rete, Microsoft ha introdotto alcuni supernodi nella rete P2P utilizzata da Skype dove le conversazioni non vengono più instradate casualmente. Secondo alcuni esperti, questa nuova architettura potrebbe consentire l’intercettazione delle comunicazioni tra i vari utenti. Se fosse vero, il mito della sicurezza di Skype verrebbe a cadere e i criminali dovrebbero scegliere nuovi canali di comunicazione.

Fonte PCTuner

Forte scossa di terremoto avvertita nel Nord Italia

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La scossa di terremoto è stata avvertita nel veneziano, intorno alle ore 9, con movimento ondulatorio sentito in particolare ai piani alti delle case. La scossa sembra aver avuto particolare intensità in altre zone del Veneto, come nel vicentino.

Dopo la scossa di terremoto di questa mattina nuovi crolli si sono registrati a Mirandola, Finale Emilia e San Felice sul Panaro, paesi già colpiti dalla scossa del 20 maggio. Sono in corso le verifiche dei vigili del fuoco e della Protezione Civile.

SI TEMONO VITTIME A SAN FELICE SUL PANARO  – Si teme che la nuova scossa di terremoto abbia provocato vittime a San Felice sul Panaro. Segnalazioni in tal senso sono arrivate alle autorità e sono in corso verifiche.

SCOSSA SUPERFICIALE, PROFONDITA’ 5-10 KM  – Secondo gli esperti della sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) la scossa “fa parte della sequenza in atto”. La scossa, il cui epicentro è stato localizzato a Mirandola (Modena), è stata abbastanza superficiale, avvenuta ad una profondità compresa fra 5 e 10 chilometri.

VENETO, IN TILT CENTRALINI E CELLULARI– I telefoni dei vigili del fuoco e una parte dei cellulari sono in tilt, a Venezia e Verona, per le tante segnalazioni di cittadini. La scossa di terremoto è stata avvertita nel veneziano esattamente alle ore 9, con movimento ondulatorio sentito in particolare ai piani alti delle case. La scossa sembra aver avuto particolare intensità in altre zone del Veneto, come nel vicentino.

SCOSSA AVVERTITA AOSTA, EVACUATI UFFICI REGIONE– La scossa di terremoto è stata avvertita ad Aosta, dove alcuni piani del palazzo regionale sono stati evacuati a scopo precauzionale. Numerose le chiamate alla centrale unica di soccorso regionale, ma al momento nessun danno é segnalato in Valle d’Aosta.

SCOSSA AVVERTITA IN TRENTINO – E’ stata avvertita anche in Trentino la scossa di terremoto registrata poco dopo le 9 in Emilia Romagna. Si è sentita in modo particolare ai piani alti degli edifici e le prime verifiche sono in corso sulla presenza di eventuali danni da parte della Protezione civile trentina. Molte sono state le chiamate al centralino della centrale 115 dei vigili del fuoco da parte di cittadini allarmati. Il 115 invita quindi la popolazione a non intasare le linee di emergenza e a chiamare solo per richieste di soccorso.

SCOSSA AVVERTITA A BOLZANO – Una scossa di terremoto è stata avvertita nettamente alle ore 9.03 a Bolzano. Numerose le chiamate ai vigili del fuoco, per il momento non si segnalano danni.

SCOSSA AVVERTITA NELLE MARCHE– E’ stata avvertita anche nelle Marche, da Pesaro ad Ancona, la nuova forte scossa di terremoto registrata stamani con epicentro in Emilia Romagna. A Pesaro alcuni istituti scolastici, come il Liceo classico, sono stati evacuati temporaneamente, a scopo precauzionale. Tanta la paura fra i bambini delle materne e delle elementari, mentre alcuni dirigenti scolastici hanno chiesto ai vigili del fuoco verifiche statiche degli edifici. Al momento comunque, non si segnalano danni. Tante le chiamate ai centralini dei Vvf in tutta la provincia di Pesaro, e anche ad Ancona.

Fonte Ansa

USA, il grande occhio dei federali

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Il Domestic Communications Assistance Center (DCAC) permetterebbe agli agenti federali di avviare un gigantesco meccanismo di tracciamento delle comunicazioni sulle reti elettroniche, dalle connessioni fisse a quelle wireless. Un’operazione interna al programma Going Dark, finanziata dal Senato statunitense con un fondo da 54 milioni di dollari.

Come funzionerebbe questa unità di sorveglianza? Secondo CNET, gli agenti di polizia sarebbero capaci di intercettare e decodificare tutte le conversazioni avute dai netizen attraverso i servizi VoIP come Skype. Al DCAC avrebbero lavorato ad una serie di dispositivi hardware per l’analisi di quei dati forniti da un provider o un social network in risposta ad una specifica ordinanza firmata da un giudice.

 

L’apparato tecnologico ideato dal Bureau funzionerebbe anche per le attività di sorveglianza nei singoli dipartimenti di polizia degli States. Ulteriori indizi sono poi fuoriusciti da un annuncio di lavoro postato online dallo stesso FBI per la ricerca di candidati esperti nell’uso di tecnologie come PacketCable e T1.678, quest’ultima sfruttata per l’intercettazione di conversazioni a mezzo VoIP.

Uno scenario da Grande Fratello a cui si aggiungono le sempre più pressanti preoccupazioni nella guerra del cyberspazio. L’agenzia di stampa Associated Press ha rivelato in esclusiva un attacco informatico portato a termine dal Dipartimento di Stato contro alcuni siti web gestiti da Al Qaida nello Yemen. Avrebbero sostituito i messaggi di propaganda anti-americana con una serie di inserzioni pubblicitarie – c’è chi l’ha subito soprannominata Operation AdWords – sulle terribili pratiche del terrorismo.

Fonte:punto-informatico.it

Wikileaks, Assange accusato di spionaggio

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ASSERZIONI RESPINTE. I diplomatici australiani hanno respinto le asserzioni di Assange secondo cui le indagini sono una rappresaglia motivata politicamente per la pubblicazione di un gran numero di documenti militari e diplomatici americani. 
Hanno sottolineato invece la posizione dei procuratori Usa secondo i quali la presunta talpa Bradley Manning aveva trattato direttamente con Assange e aveva estratto i dati dalle banche dati segrete Usa sotto la guida di Wikileaks. 
I diplomatici hanno riferito fra l’altro sugli sforzi del Dipartimento di Giustizia di «gettare la rete oltre Assange, alla ricerca di possibili intermediari nelle comunicazioni fra Assange e Manning». 
NEL MIRINO ANCHE PER ACCUSE SESSUALI. Assange dovrebbe apprendere mercoledì 30 la decisione della Corte Suprema britannica sul suo appello contro l’estradizione in Svezia per essere interrogato su accuse di reati sessuali. Assange, che non è imputato di alcun reato, teme che l’estradizione a Stoccolma faciliti la sua successiva estradizione negli Stati Uniti.

Fonte Lettera43

sostegno alle donne vittime di violenza

Campagna di comunicazione per promuovere il numero di pubblica utilità 1522 a sostegno delle donne vittime di violenza Presentazione La campagna di sensibilizzazione, realizzata nel 2007 dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è nata allo scopo di incrementare il livello di attenzione generale verso il fenomeno della violenza sulle donne che assume una dimensione sempre più grave ma anche di raggiungere in maniera sempre più capillare le potenziali vittime. A tale scopo è stato realizzato uno spot televisivo e radiofonico che promuove il numero di pubblica utilità 1522, istituito nel 2006 dal Dipartimento delle Pari Opportunità con lo scopo di offrire assistenza psicologica e legale alle donne vittime di violenza. Lo spot televisivo ha come protagonista una donna con un livido sul viso che durante un viaggio in metropolitana pensa ad una scusa plausibile che possa giustificare la violenza subita. Lo spot si conclude con il super “La violenza sulle donne non ha scuse” e con la voce dello speaker fuori campo che invita lo spettatore a reagire dicendo: “Se sei vittima o testimone di un atto di violenza chiama il 1522.” Lo spot televisivo e radiofonico è stato programmato sulle reti RAI nel corso del mese di marzo 2012.

Spie in Vaticano

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La donna, al servizio del Pontefice, lo scorso marzo ha accompagnato Benedetto XVI nei suoi viaggi in Messico e a Cuba. Ha cominciato a lavorare in Vaticano con Giovanni Paolo II, ed è stata confermata da Joseph Ratzinger quando è stato eletto nel 2005.Bagnasco: “Situazioni che colpiscono e addolorano” – Lo scandalo che sta attraversando il Vaticano è “una situazione che colpisce e addolora”, ma “il male esiste nel cuore degli uomini. Dobbiamo avere fiducia mentre nelle debite forme e sedi si fa chiarezza”: lo ha detto oggi il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, prima della santa Messa in occasione del pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Guardia, sulle alture di Genova. “La fiducia e la presenza del Signore non viene mai meno. Non viene mai meno la sua fedeltà alla Santa Chiesa, all’uomo”.Il confessore del sospetto “corvo”: “Non tradirebbe mai il Pontefice” – “Vuole così bene al Papa che non lo tradirebbe mai”. Sotto garanzia di anominato, in una intervista a La Stampa, parla il confessore di Paolo Gabriele, l’aiutante di camera di Benedetto XVI arrestato perché trovato in possesso illecito di documenti riservati”, e quindi presunto ‘corvo’. “Conosco Paolo da tanti anni – prosegue il monsignore che per alcuni anni ha seguito spiritualmente Paolo Gabriele – e se fossero dimostrate le accuse a suo carico davvero d’ora in avanti non ci sarebbe più da fidarsi di nessuno”. E aggiunge: “l’ho seguito spiritualmente e posso testimoniare di aver sempre trovato una persona innamorata della Chiesa, e molto devoto al Papa, prima a Giovanni Paolo II e ora a Benedetto XVI”. “Conoscendo la sua semplicità, e persino la sua ingenuità, non mi sembra affatto una persona capace di organizzare e gestire un’operazione del genere a meno che non si tratti di una personalità schizofrenica”, prosegue. E aggiunge: “ricordo che raccogliendo le confidenze di tanti in Vaticano, ad un certo punto aveva finito per scontrarsi con qualcuno di molto potente qui..”.Mons. Mazzocato: “La Chiesa è formata da santi e da peccatori” – “Con la fragilità di un uomo di 85 anni si trova a guidare la Chiesa in mezzo a quotidiane prove che lo toccano anche molto da vicino”. Un uomo che non esprime “reazioni ansiose o scomposte ma, sempre profonda saggezza e serenità”, che “va avanti con sicurezza e umile serenità”, perché “non si sente il capo di una grande organizzazione in crisi ma – come ebbe a dire nel suo primo discorso – ‘un umile operario della vigna del Signore'”. E’ il ritratto che mons. Andrea Bruno Mazzocato, Arcivescovo di Udine ha fatto del Papa. “La Chiesa – ha poi aggiunto l’arcivescovo – è formata da poveri uomini, ha sempre patito le debolezze e i peccati dei suoi membri mostrandosi una comunità fragile; spesso più fragile di altre istituzioni politiche e sociali”. Anche oggi la Chiesa di Gesù è provata da faticose debolezze e miserie”, “continua a mostrare che è formata da uomini di ogni tipo: da santi e da peccatori”. Composta cioé da “cristiani che arrivano a vivere in modo eroico il comandamento dell’amore e altri che cedono ad antiche tentazioni del potere o del denaro”. Ma “non c’è niente di nuovo perché i dodici uomini” alla base della “Chiesa il giorno di Pentecoste non erano un gruppo scelto, migliore di noi”.Cardinal Martini: “Ora la Chiesa recuperi fiducia” – La Chiesa, dopo le notizie di cronaca che parlano del “corvo” in Vaticano, deve con urgenza recuperare la fiducia dei fedeli”. E’ quanto afferma il cardinale Carlo Maria Martini, in un intervento pubblicato dal Corriere della Sera. “‘E’ stata un’esperienza di Gesù l’essere tradito e venduto, non poteva non essere anche un’esperienza del Papa – spiega Martini – Chi grida allo scandalo si ricordi di quanto è successo duemila anni fa. E questa vicenda è nata anch’essa da un tradimento, da un’azione malvagia: dobbiamo chiedere perdono a tutti”. “Lo scandalo – osserva il porporato – ha sempre una natura triplice: c’è chi lo riceve, chi lo fa, chi ne approfitta; ma la Chiesa può guardare oltre e leggere in senso positivo quanto emerso. La Chiesa – esorta infatti Martini – perda i danari, ma non perda se stessa. Perché quanto è accaduto può avvicinarci al Vangelo e insegnare alla Chiesa a non puntare sui tesori della terra”.Riccardi: “Il Vaticano è sempre stato un terreno fertile per le spie” – “In Vaticano casi di intreccio fra denaro, spionaggio e stampa ci sono stati spesso. Negli anni del fascismo addirittura c’era chi organizzava agenzie spionistiche e informative. Oggi occorre capire le motivazioni di questi ‘corvi’, se la doppiezza di questi signori sia dovuta a ragioni economiche, oppure a una propria battaglia ecclesiastica, o contro la Chiesa”. E’ quanto afferma a Repubblica, Andrea Riccardi, ministro dell’Integrazione e storico della Chiesa. Riccardi racconta il mondo delle spie che ha circondato il Vaticano nel secolo scorso. Sull’Ovra riferisce: “Monsignor Enrico Pucci girava il mondo vaticano e passava poi le informazioni alla polizia fascista. I nazisti, invece, avevano molti infiltrati, Kappler faceva controllare la Santa Sede da un gran numero di informatori”. E per quanto riguarda i sovietici, “nel dopoguerra – spiega il ministro – i vescovi clandestini in Urss venivano individuati grazie ad un archivista vaticano”. “Il Vaticano – osserva Riccardi – di fronte agli sguardi indiscreti, è sempre stato una realtà fragile per la sua natura geografica, nonostante si sia insistito tanto sulla sua potenza”.Gotti Tedeschi: “Non chiedetemi nulla” – Intanto l’ ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, afferma: “Non chiedetemi nulla, per favore”. Gotti Tedeschi replica così alla richiesta di un commento sulla pubblicazione del memorandum – un vero e proprio j’accuse con una lunga lista di addebiti – con cui il board della ‘banca’ vaticana lo ha sfiduciato giovedì scorso. Persone a lui vicine descrivono l’economista cattolico come “molto amareggiato” per l’ulteriore sviluppo avvenuto con la pubblicazione del memorandum firmato da Carl Anderson, uno dei quattro membri del board. E ancora combattuto interiormente tra l’ansia di spiegare la sua verità e il non voler turbare il Papa. Tuttavia, “prevale il suo amore per la Chiesa”, spiegano, “soprattutto perché sa che se parlasse pubblicamente alimenterebbe ulteriormente una vicenda che fa il danno della Chiesa e del Papa”

Fonte Politicamentecorretto

Corvo in Vaticano, ci sono complici e mandanti Il Papa: “Stiamo ripiombando in una Babele”

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Questa sera le voci che sono circolate in giornata su nuovi arresti in corso sono state smentite dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi (che ha smentito anche che la famiglia di “Paoletto” Gabriele abbia lasciato la casa in Vaticano e che l’uomo avesse in casa chissà quale “apparecchiatura” per la riproduzione di documenti). Ma nuovi sviluppi sono nell’aria. Ed è pressoché sicuro che il cerchio si stia stringendo intorno ad altre persone operanti negli uffici vaticani e che si stia esaminando il possibile coinvolgimento anche di alti prelati.

A quest’ultimo aspetto è anche funzionale il fatto che la Commissione d’indagine incaricata dal Papa di far luce sui casi di ‘Vatileaks’, presieduta dal card. Julian Herranz, sia composta da cardinali, gli unici autorizzati a indagare su dei pari grado. Gli inquirenti sono alla ricerca sia di possibili complici del presunto “corvo” sia di eventuali mandanti, o comunque di quanti abbiano avuto responsabilità nel trafugare, portare all’esterno e far finire in giornali e libri (leggi il recente “Sua Santità” di Gianluigi Nuzzi) le carte top secret. A portare sulle tracce del “maggiordomo”, tra l’altro, potrebbe anche essere stato il fatto che proprio in “Sua Santità” compaia un documento molto recente relativo alla Fondazione Ratzinger, che non doveva finire come altri negli archivi dei Sacri Palazzi e che poteva trovarsi solo sul tavolo del Papa o del segretario don Georg (molto impegnato con gli inquirenti nella ricerca della verità) e che quindi poteva essere visto e rubato o riprodotto solo da persone presenti nell’appartamento di Benedetto XVI.

Quello stesso Benedetto XVI che, contro ogni manovra o scontro di Curia che si stia consumando alle sue spalle, ha ammonito oggi, nell’omelia di Pentecoste in San Pietro, che si sta ripiombando nella Babele in cui tra gli uomini “serpeggia un senso di diffidenza, di sospetto, di timore reciproco, fino a diventare pericolosi l’uno per l’altro”. Parole che ha sottolineato con tono accorato, invitando a ritrovare l'”unità”, la “concordia”, la “verità”.

Fonte Unionesarda

Tecnologia BlogLive.it I prestiti sospetti di Morgan Stanley

L’Ipo di Facebook è riuscita anche nell’impresa di rilanciare proprio negli Usa le polemiche sullo short selling, che sembravano dover essere appannaggio di un’Europa stremata dalla crisi o di Paesi emergenti inclini a scoraggiare ondate speculative. È emerso che i trader di alcune banche d’affari protagoniste del collocamento – come JP Morgan e Goldman Sachs – sono stati da subito impegnati a prestare ampie quantità di titoli agli hedge fund desiderosi di scommettere al ribasso, mentre anche Morgan Stanley – che pare non abbia prestato titoli – avrebbe realizzato profitti da trading.

 

Nelle prime sessioni, le short sales sui volumi degli scambi hanno raggiunto fino al 36% del totale. A Wall Street non ci sono divieti di “shortare” nuovi titoli e sono in essere “separazioni” divisionali in proposito nelle banche d’affari per evitare conflitti di interesse. Ma è davvero difficile convincere i piccoli investitori che non si sia trattato di una costosa beffa da parte di chi aveva alzato il prezzo finale dell’Ipo e aumentato in modo abnorme la quota destinata al retail.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-05-26/prestiti-sospetti-morgan-stanley-081428.shtml?uuid=AbmXabiF