Le spie militari del futuro? Gli insetti droni

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Nello stesso periodo l’Air Force svelò quello che chiamava i “letali mini-droni” basati sugli schizzi di Leonardo da Vinci per la sua macchina volante  Ornithopter, e rese noto che il prototipo sarebbe stato pronto per il 2015.

Nell’ultimo periodo anche la Francia ha sviluppato dei microdroni ispirati agli insetti. In Olanda l’anno scorso sono stati creati dei microdroni a forma di pappagalli.

Secondo lo zoologo Richard Bomphrey, dell’Università di Oxford, “la natura ha risolto il problema di come disegnare delle miniature di macchine volanti. Imparando dalla natura le nostre scoperte renderanno possibile sviluppare un nuovo tipo di veicoli di sorveglianza aerodinamici dall’apparenza totalmente innocua”.

La capacità di manovra degli insetti, che permette alle zanzare di atterrare con precisione e di volare via a gran velocità potrebbe un giorno dimostrarsi un vantaggio tattico nelle guerre.

Fonte Blitquotidiano

Telecamera Zoom per Giorno e Notte ad alta risoluzione

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Telecamera ad alta risoluzione 520 linee TV

L’immagine fornita da una telecamera a colori standard è composta in genere da 330 linee TV. L’immagine fornita dalla telecamera PLM-ZOOM è composta da 520 linee. L’elevata risoluzione del CCD si traduce sul monitor in immagini molto definite, ricche di dettaglio e dai contorni netti e precisi.

Telecamera con funzione Giorno/Notte

La telecamera PLM-ZOOM è una telecamera a colori con funzione Giorno/Notte. Questa funzione le consente di riprendere immagini a colori in condizioni di buona illuminazione (fino a 0,1 Lux) e di “trasformarsi” in bianco/nero al sopraggiungere dell’oscurità continuando in questo modo a poter riprendere fino all’illuminazione minima di soli 0,005 Lux. Nel funzionamento B/N. La telecamera è anche in grado di accettare l’illuminazione degli illuminatori ad infrarossi, per riprese nell’oscurità più assoluta.

L’obiettivo zoom della Telecamera

La telecamera zoom giorno / notte viene fornita con obiettivo incorporato non intercambiabile. Si tratta di un’ottica motorizzata con focale variabile da 3.9 a 85.8 mm in grado di realizzare un potente zoom 22x. Ad esso si aggiunge uno zoom elettronico digitale 10x.

Il Controllo dello zoom della Telecamera

Il comando dello zoom e del fuoco viene impostato agendo sui pulsanti sul retro della telecamera. Una volta impostato la focale di ripresa desiderata la si lascia stabile, come una qualsiasi telecamera ad ottica fissa. E’ possibile impostare questa focale come preposizionamento di zoom iniziale, che la telecamera ripristinerà anche in seguito a una mancanza di rete.

Autofocus – Autoiris

La telecamera zoom PLM-ZOOM, a differenza dei modelli con obiettivo ad attacco CS, integra la funzione AUTOFOCUS per la messa a fuoco automatica al variare dello zoom. E’ possibile selezionare il controllo automatico del diaframma (autoiris) o il diaframma elettronico.

Il filtro IR rimovibile (ICR)

Tutte le telecamere a colori montano di fronte al CCD un filtro in grado di ridurre il passaggio delle componenti infrarosse della luce che sono invisibili all’occhio umano. Se non si utilizzasse il filtro IR il CCD a colori della telecamera produrrebbe, di giorno, colori strani, non corrispondenti a quelli che siamo abituati a vedere.

La telecamera PLM-ZOOM include la funzione ICR (Infrared Cutfilter Removable) che consiste in un dispositivo meccanico in grado di rimuovere fisicamente il filtro IR al calare dell’oscurità. Il dispositivo ICR rende la telecamera più sensibe alla luce infrarossa e determina una miglior visione notturna rispetto alle telecamere giorno / notte dove il filtro IR non viene rimosso. Inoltre la rimozione del filtro permette di utilizzare filtri IR totalmente schermanti in modo da fornire nelle condizioni di poca luce naturale, come in ambienti chiusi poco illuminati, una maggior fedeltà dei colori rispetto alle telecamere giorno / notte convenzionali.

Il Digital Slow Shutter (DSS) della Telecamera Zoom Giorno/Notte

Questa funzione permette eccezionali prestazioni nella ripresa con minima illuminazione. La telecamera è in grado di condensare più fotogrammi in un unico fotogramma sommando elettronicamente il segnale luminoso dei frames e permettendo la visione praticamente al buio. E’ possibile impostare il livello di integrazione da 0 a 36 frames.

Compensazione avanzata del controluce (BLC) della Telecamera Zoom

La funzione BLC (Back light compensation) serve a migliorare la visione di un soggetto scuro su sfondo luminoso. La telecamera PLM-ZOOM è munita di BLC di ultima generazione con area e livello di compensazione configurabile. Suddivisione in 48 quadranti.

Maschere di protezione privacy

Questa funzione permette di impostare aree di mascheramento per rendere non visibili zone che si desiderano escludere dalla sorveglianza per esigenze di tutela della privacy. Si possono impostare fino a 4 maschere privacy che vengono proporzionalmente ridimensionate al variare dello zoom in modo da preservare il mascheramento in ogni condizione.

Audio Telecamera Zoom Giorno / Notte

La telecamera PLM-ZOOM non ha un microfono a bordo. Per la rilevazione dell’audio, è possibile collegare il microfono esterno che si collega semplicemente fra la telecamera ed il cavo di collegamento Audio/Video.

Cablaggio ed installazione della Telecamera Zoom

Queste telecamere si possono collegare direttamente alla TV o al monitor tramite un cavo. E’ possibile utilizzare il cavo già pronto PLM-CT1 da 20 metri (video+audio+alimentazione) (optional) oppure, per distanze maggiore, del cavo coassiale in matasse da 100 m (optional).

L’alimentazione è a 12VDC. Per ottenere il 12V dal 220V di norma disponibile, si fa uso di un alimentatore 220VAC / 12VDC da 500 mA come il tipo PLM-AL4 (optional).

Sono disponibili staffe di montaggio a muro e custodie protettive. I moderni videoregistratori digitali non richiedono dispositivi di gestione ed accettano il collegamento diretto delle telecamere ai loro ingressi video.

Collegando la telecamera ad un trasmettitore esterno è possibile integrarla in un sistema senza fili.

Vai alla Telecamera Zoom per Giorno e Notte ad alta risoluzione

Venti di guerra Turchia-Siria, in campo Nato e Ue

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Venti di guerra tra Turchia e Siria dopo l’abbattimento del jet militare turco, con Damasco che cerca di smussare i toni, ma denuncia le infiltrazioni di “gruppi terroristici” che arrivano dal confine nord, e Ankara che tuona: “E’ stato un atto ostile”. Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia condannano l’accaduto, e la vicenda sarà sul tavolo dei ministri degli esteri dell’Ue, domani a Lussemburgo, e martedì su quello della Nato, a Bruxelles. Intanto, la missione Onu in Siria denuncia il massiccio bombardamento di Dayr az Zor, il centro petrolifero strategico nella regione orientale del Paese, conferma che ieri anche Homs è tornata sotto le bombe e parla di “sparatorie” a Hama, a est di Damasco. “Si tratta di un’ulteriore gravissima ed inaccettabile azione da parte del regime di Assad”, ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi, una posizione condivisa dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, mentre per Londra si tratta di un episodio scandaloso, con William Hague che preannuncia una azione energica all’Onu.

La Turchia, che ieri sembrava voler gettare acqua sul fuoco, ha parlato di “atto ostile”, volendo tuttavia precisare che la sua risposta avverrà nei limiti del diritto internazionale. La Siria ha “esercitato il proprio diritto alla difesa della sua sovranità”, l’abbattimento è stato “un incidente e non una aggressione”, il velivolo è stato colpito mentre “volava nella spazio aereo siriano”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Damasco. Ma la situazione sta chiaramente peggiorando: oggi l’agenzia di Stato Sana ha annunciato che a Lattakia le autorità avevano intercettato un “gruppo di terroristi” che cercava di infiltrarsi. I militari siriani hanno aperto il fuoco, “molti i morti e i feriti” tra gli avversari. Che attraverso il confine turco passino armi e militanti anti-regime è oramai accertato da mesi, le ultime conferme non arrivano da Damasco, o da Mosca e Pechino, ma dal New York Times piuttosto che dal Guardian.

L’escalation è progressiva, con una scia di vittime tra militari e civili che si sussegue ogni giorno. Oggi Dayr az Zor é stata interessata da un “massiccio bombardamento di artiglieria”, con i colpi che cadevano “ogni minuto”, hanno verificato i team degli Osservatori Onu presenti sul posto. Gli stessi hanno confermato che lo stesso è accaduto ieri a Homs, mentre a Hama c’é una recrudescenza degli scontri, anche se i caschi blu non sono stati in grado di precisarne la natura. A Dayr az Zor i combattimenti sono intensi da giorni, hanno ulteriormente confermato all’ANSA alcuni imprenditori occidentali: a circa cinque km dalla città “é appena iniziata la costruzione di una centrale elettrica”, patrocinata da una joint venture tra la greca Metka e l’italiana Ansaldo. A Damasco scende la notte, che oramai è contrassegnata dai colpi di armi automatiche che si susseguono con sempre maggiore frequenza. Tutti pregano per la pace, musulmani e cristiani, civili di tutte le etnie.

Fonte ANSA

 

Come si intercetta una telefonata

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Quando l’intercettazione è ufficiale, per catturare il segnale l’investigatore si aggancia alla rete telefonica, sfruttando cavi e appositi apparecchi. Gli appassionati di vecchi telefilm polizieschi ricorderanno il classico camioncino con un filo che partiva dal tettuccio e lo collegava ai cavi telefonici. Al suo interno, tecnici dotati di cuffie ascoltavano tutto l’ascoltabile. Adesso le cose sono leggermente diverse, anche perché le telefonate si fanno quasi esclusivamente tramite telefonino, ma il principio è più o meno lo stesso. Anzi, per certi versi smascherare l’intercettazione di dispositivi mobili è ancora più difficile, perché si possono usare potenti antenne in grado di catturare le telefonate senza nemmeno muoversi dall’ufficio.

Una volta registrato il segnale, questo viene decodificato, sfruttando software speciali che individuano la relativa chiave e, quindi, la usano per ottenere una conversazione comprensibile. Dunque, la parte più complessa dell’intercettazione è trovare la chiave di decodifica. Ma è pur vero che, per le investigazioni ufficiali, l’operatore telefonico collabora con le autorità rendendo tutto molto più semplice. Diverso il discorso, ovviamente, per le intercettazioni non ufficiali, e dunque in genere illegali.

In questo caso ci si arrangia da sé, sfruttando apparecchi che ci si costruisce oppure molto costosi. Si tratta di centraline pronte a convogliare il segnale telefonico e registrarlo su un disco fisso interno, o trasferirlo direttamente in un computer. A questo punto, si utilizzano dei software per la decodifica. Non si tratta di programmi difficili da reperire: per esempio, se il segnale è di tipo GSM, esiste il software open source Kraken, che tra l’altro richiede un PC di modesta potenza per decriptare la telefonata in tempi ragionevoli. C’è poi AirProbe, che accoppiato a un telefonino modificato, è uno strumento d’intercettazione con pochi rivali. Di più semplice utilizzo sono i programmi da installare su smartphone-spia che, se utilizzati dalla vittima, consentono di spiarne messaggi, e-mail, spostamenti e, in alcuni casi, chiamate. Sono programmi da installare, appunto, sul telefonino che si vuole tenere sotto controllo, quindi farsi beccare è molto più facile (e pericoloso). Trovarli, però, è facilissimo: uno dei migliori è Mobile Spy e si acquista online.

Fonte GQItalia

Facebook, chi gestisce le segnalazioni in blu?

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Le squadre predisposte da Facebook sono quattro, ognuna con un raggio d’azione ben delineato. Quella che si occupa di pornografia e spam. Poi c’è il team della sicurezza, che si concentra su episodi di vandalismo, violenza grafica, stupefacenti, minacce ritenute credibili. Terza squadra, quella dedicata alle molestie e all’incitamento all’odio. Infine l’Access Team, la squadra che si occupa di hacker, cracker e account fasulli.Le quattro divisioni in blu devono accertarsi che che i contenuti segnalati siano in effettiva violazione delle policy interne, ma anche dello Statement of Rights and Responsibilities o degli standard adottati dalla comunità social. Il Support Team di Facebook deve così avvisare i singoli soggetti, che possono rivolgersi ad una seconda squadra di tecnici per presentare eventuale ricorso.

Questo per quanto concerne quelle violazioni delle policy o comunque delle condizioni d’uso del sito. Può però capitare che i contenuti in blu siano in contrasto con la legge. In tal caso, la squadra di supporto di Facebook andrà a condividere le informazioni utili per la prevenzione di crimini con i vari dipartimenti di polizia. O consegnando i dati personali di un determinato account su specifico ordine firmato da un giudice.

Fonte Punto Informatico

Intercettazioni, appalti senza gara nel mirino della Ue

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Nel 2008, una prima procedura era stata chiusa dopo che il parlamento aveva votato una legge alla fine del 2007, prevedendo la nascita di un organismo unico per l’intero sistema giudiziario italiano che sarebbe stato incaricato di organizzare gare d’appalto. La legge è rimasta inapplicata, tanto che la Commissione ha deciso di tornare all’attacco con una lettera di messa in mora, la prima fase di una procedura d’infrazione.

 

In un incontro del marzo scorso con i funzionari della Commissione, gli stessi rappresentanti del governo italiano hanno ammesso che la legge non ha mai trovato applicazione concreta. Secondo l’esecutivo comunitario, l’attribuzione dei contatti «in via diretta, senza alcuna pubblicità e messa in concorrenza», è contraria al diritto europeo degli appalti, mancando la dovuta trasparenza nell’assegnazione di contratti.
Gli esperti giuridici considerano quindi che la legislazione italiana viola il principio della libera circolazione delle merci, dei servizi e di stabilimento. In Italia la questione delle intercettazioni telefoniche – e della loro frequente pubblicazione sulla stampa – è tema politicamente controverso. È stato presentato in parlamento un progetto di legge con il quale si vuole restringere l’utilizzo di queste registrazioni.

L’Italia è tra i paesi in cui la magistratura fa più uso di questo strumento. Secondo un recente rapporto del ministero della Giustizia, al giugno 2010, l’ultimo mese per cui sono disponibili dati ufficiali, erano centomila le persone sottoposte a intercettazioni, 10mila in più rispetto all’anno precedente. La procura che più utilizza le registrazioni è quella di Napoli che, nell’ultimo anno per cui sono disponibili statistiche pubbliche, ha ascoltato 12mila persone.
Dietro ai costi elevati e anche alla scelta dell’assegnazione diretta dei contratti anziché attraverso gara d’appalto si nascondono probabilmente varie ragioni, tra cui anche l’assenza di materiale tecnico idoneo in alcuni regioni meridionali del paese e la necessità di attivare rapidamente l’intercettazione telefonica o ambientale (si veda il Sole 24 Ore del 7 marzo scorso). Il numero di registrazioni in Italia è salito costantemente in questi anni, da 93.431 nel 2004 a 129.081 nel 2007, per poi balzare a 143.500 tra il luglio 2009 e il giugno 2010.

Fonte Il Sole 24 Ore

Facebook, le cose da non fare mai

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Essere rispettosi – Nessun argomento è tabù in Rete, ma quando si tratta di lutti e disgrazie meglio evitare di pubblicare sulla propria bacheca messaggi contriti e foto strappalacrime. Sarebbe indelicato affiancare un evento tragico alla foto scattata la sera precedente mentre balliamo scatenati in discoteca o mentre il nostro gatto fa le capriole in giardino.

Un occhio di riguardo alla reputazione – Online siamo spiati dal mondo intero: amici, fidanzati, parenti e anche datori di lavoro. Quindi meglio evitare qualsiasi informazione che possa creare problemi. D’altronde sono già numerosi i casi di persone che hanno perso il lavoro per qualche post galeotto sul portale di Zuckerberg… E se siamo reduci da una sbornia meglio non aprire Facebook per qualche ora, il guaio potrebbe essere irreparabile oppure (nella migliore delle ipotesi) qualche amico scocciato dai nostri messaggi sconnessi potrebbe dirci addio.

Quanto sono bello e bravo! – Chi si vanta online fa poca strada. Che si tratti di successi intellettuali (come l’ammissione a una prestigiosa università) o di attività fisiche, meglio evitare di auto incensarsi. A nessuno dei nostri amici importa sapere quanti chilometri di corsa abbiamo percorso o a quanti quiz dell’esame di scuola guida abbiamo risposto correttamente.

Che barba, che noia
– Le lamentele non pagano, neanche su Facebook. Se vogliamo continuare a collezionare commenti e “mi piace” meglio diffondere buon umore. Ma anche quello con la giusta parsimonia.

Evitare l’elemosina – Chi vanta l’animo imprenditoriale e si sta impegnando in qualche nuovo progetto può usare la Rete come canale di promozione, ma non per chiedere di essere finanziati. Nessuno si iscrive a un social network gratuito per vedersi scucire quattrini.

Comunicazioni di servizio
– Facebook può essere uno strumento utile per comunicare informazioni di pubblica utilità, ma anche qui ci sono delle regole da rispettare. Immaginiamo, per esempio, di avere smarrito il cellulare: va bene comunicare che per questo motivo non siamo raggiungibili, ma attenzione che altri utenti non rispondano postando il loro numero di telefono (che avete smarrito col telefonino). In questo caso la nostra bacheca si trasformerà in un elenco telefonico (la privacy ringrazia!) e i nostri amici, annoiati, scapperanno a gambe levate.

Fonte Sky

Tutto quello che avreste voluto sapere sui servizi segreti

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‘Il ‘linguaggio degli organismi informativi – Glossario intelligence’ si prefigge, dunque, di definire i vocaboli principali utilizzati dalla comunita’ intelligence italiana,in un’elencazione, certamente non esaustiva, intesa a fornire un contributo ad un piu’ corretto inquadramento del quotidiano operare delle strutture chiamate a garantire la sicurezza nazionale’.

LA PRESENTAZIONE – Un contributo che vuole chiarire come gli ‘organismi informativi possono riconoscersi nell’espressione ‘servizi segreti’ solo in quanto di essa si colga e venga valorizzata la funzione di ‘servizio’ a favore del Paese’. Il volume sara’ presentato a Roma il 27 giugno a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanni De Gennaro, dal neo direttore del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza(Dis) Giampiero Massolo e, tra gli altri, dal presidente della Fondazione Icsa Marco Minniti.

Fonte Giornalettismo

Ecco perché l’Arabia Saudita rischia grosso schierando i jihadisti in Siria

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Come se non bastasse, il Presidente siriano continua a godere dell’indiscusso sostegno di esercito e potenti alleati stranieri (primi tra tutti Iran e Russia). Il che lo rende certamente più sicuro – e intimidatorio – di quanto non fossero in passato Mubarak, Ben Ali o Gheddafi. Strenuamente difesa da un esercito di mezzo milione di soldati e da servizi di sicurezza infallibili, Damasco, nonostante tutto, rimane forte. E Riad lo sa bene.

Pur consapevole dei rischi insiti in una sua dichiarata e (più o meno) diretta partecipazione alla ribellione siriana, l’Arabia Saudita sembra, tuttavia, non voler rinunciare all’opportunità di veder scomparire uno dei suoi peggiori incubi. La caduta di Al Assad si risolverebbe invero in un risultato mediato ma sufficiente a riequilibrare l’influenza di Riad sulla penisola arabica. Basterebbe, infatti, a frenare l’ascesa di quello che è il suo vero nemico, l’Iran.

E a questo scopo, ogni mezzo è lecito. I sauditi hanno già letteralmente inondato di capitali l’opposizione armata siriana e non è affatto escluso che, con l’aiuto del Mit – i servizi di intelligence turchi -, abbiano materialmente fornito e consegnato armi ai ribelli. Ad ogni modo, è facendo ricorso al concetto di jihad, che l’ultra conservatore principato saudita riesce a mobilitare la più accanita e tenace resistenza al regime alawita.

L’avversione contro questa minoranza sciita che tiene in pugno un paese per il 75% sunnita pare invero uno strumento molto persuasivo. E’ in nome dell’islam che, dallo scorso febbraio, Riad ha irrigidito la sua posizione contro il governo siriano, rappresentato come una dittatura atea, o meglio, retta da una minoranza eretica che opprime i musulmani sunniti. Dietro la missione di affermare un modello statale realmente islamico, e non meramente arabo, l’Arabia Saudita si fa pertanto promotrice (e finanziatrice) di una battaglia ideologico-religiosa diretta non solo contro la Siria, ma anche, e soprattutto, contro l’Iran e i suoi alleati sciiti.

Del resto, il contesto socio-politico siriano prospetta ampi margini di manovra all’infiltrazione della jihad e la presenza, in prossimità dell’immediato confine iracheno, di un’importante cellula jihadista rende le operazioni ancora più facili, specialmente se lautamente sovvenzionate dai sauditi. Sfruttando una linea di transito già ben collaudata dal 2004 al 2007, allora in direzione Iraq, la propaganda salafita di matrice saudita è stata già capace di iniettare in Siria, via Libano o Turchia, un flusso continuo (sebbene ancora relativamente contenuto – si parla al momento di un numero tra le 700 e le 1400 unità -) di combattenti jihadisti diversi ma uniti al comune grido di battaglia contro Al Assad. Alcuni di questi vengono affiliati all’Esercito siriano libero, altri costituiscono loro brigate autonome.

Ma se fino ad ora si è rivelato piuttosto agevole per Riad schierare una larga fascia di combattenti – infervorati altresì dalla notizia dell’uccisione di circa 10.000 civili sunniti per mano di Al Assad -, altrettanto potrebbe non accadere per il controllo degli stessi una volta scesi in campo. La jihad è infatti una forza multiforme, imprevedibile e difficile da contenere, a maggior ragione per un paese che, come l’Arabia Saudita, non può neppure fare affidamento su un confine comune con il territorio in cui si svolgono le operazioni. Priva di efficienti meccanismi istituzionali che le garantiscano l’effettiva supervisione e gestione dell’iniziativa jihadista, Riad rischia di trovarsi isolata più di quanto già non sia. D’altronde, i sauditi non dispongono di servizi segreti paragonabili a quelli iraniani.

La General Intelligence Presidency è una struttura più modesta e certamente meno esperta del complesso apparato di sicurezza a disposizione di Teheran. Con un’influenza politica limitata nella regione e un blocco rivale compatto e logisticamente facilitato (non a caso, l’Iran può contare dell’appoggio diretto del libanese Hezbollah), la manovra saudita in Siria potrebbe ritorcersi contro proprio gli interessi di Riad. A repentaglio è innanzitutto quel precario e difficile equilibrio da sempre perseguito dall’Arabia Saudita tra la propria politica interna, fedele al ruolo di baluardo islamico nella regione, ed estera, caratterizzata invece da un longevo allineamento sulle posizioni degli Stati Uniti e dell’Occidente.

Fonte Loccidentale

La spending review degli 007. L’Aise risparmia sugli affitti

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Del resto, sorvegliare il personale diplomatico, è ancora oggi una delle deleghe affidate all’ex Sismi. Gli altri due appartamenti, abbandonati dagli obbiettivi del controspionaggio, sarebbero prossimi ad altrettante sedi diplomatiche ritenute “calde” fino a qualche anno fa, forse di paesi medio orientali. L’Aise, a quanto pare, oltre a tagliare le spese, ha ridimensionato il rischio derivante dalle possibili attività di spionaggio messe in campo, sul suolo italiano, dalle intelligence straniere accreditate a Roma. Le “barbe finte” del generale Santini pare preferiscano investire sul Sigint, l’intelligence fatta attraverso la sorveglianza elettronica, e non più spiando e fotografando dalle finestre i movimenti dei potenziali James Bond nemici.

Fonte Il Puntontc