Più attenti alla sicurezza in rete grazie alla campagna ‘Difendi il tuo Avatar’

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Sarà distribuita nelle oltre 300 sedi Adiconsum in tutta Italia, inviata agli oltre 122.000 associati e scaricabile gratuitamente dal sito. Sulla pagina Facebook gli utenti possono scambiarsi informazioni e opinioni sul tema della sicurezza in rete e sul corretto utilizzo della tecnologia. Sarà disponibile inoltre un indirizzo e-mail a cui inviare domande o segnalazioni sul tema (difendiiltuoavatar@adiconsum.it). ”E’ fondamentale che le aziende collaborino con le associazioni dei consumatori per stabilire un dialogo e uno scambio costruttivo che garantisca la diffusione di una cultura sulla sicurezza online – spiega Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum – Microsoft è la prima azienda a collaborare con un’associazione dei consumatori su un tema così attuale e prioritario per i cittadini. Auspichiamo che questo sia un primo passo che porti ad un impegno costante per la difesa dei consumatori sul web e per il miglioramento dei prodotti atti a tale difesa”. Secondo un’analisi condotta recentemente da Nss Labs in merito al grado di sicurezza presente nei browser più diffusi, Internet Explorer 9 è risultato essere il browser più affidabile contro il malware, riuscendo a bloccare il 98,2% delle minacce. “Grazie poi alla collaborazione con partner strategici come Adiconsum, che ci permettono di avvicinarci ulteriormente agli utenti e alle loro esigenze, e al continuo perfezionamento dei criteri di sicurezza dei nostri prodotti, continuiamo sulla strada di sensibilizzazione ed educazione di tutti i consumatori”, commenta Silvia Candiani, direttore Marketing & Operations di Microsoft Italia. A partire da luglio, lo stand Adiconsum sarà a Roma in occasione dell’estate romana, presso Technotown a Villa Torlonia.

Fonte ADNKronos

Ecco come opera la «polizia di Facebook»: in 300 per la sicurezza di 900 milioni di utenti

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Per difendere gli iscritti da spammer e hacker gli investigatori del colosso californiano ricorrono a metodi estremamente sofisticati e mirati. Il portale The Verge ha parlato in questi giorni con Fred Wolens, uno dei collaboratori del team di sicurezza di Facebook: in concorso con diversi produttori di software anti-virus lo staff analizza più due miliardi di link postati o condivisi ogni giorno sulle bacheche. Secondo Facebook solo una percentuale bassa di utenti, circa lo 0,5 per cento, viene disturbata quotidianamente da spam. Gli agenti di FB cancellano tutti quei messaggi spazzatura che invitano l’utente a cliccarci sopra. Spesso sono link a siti non protetti che promettono «video virali» o «forti emozioni»; immagini di star senza veli. C’è poi il cosidetto fenomeno chiamato «Likejacking», cioè il moltiplicarsi dei pulsanti «mi piace» fasulli (quando l’utente diventa fan di una pagina a sua insaputa). Il team di Palo Alto va inoltre alla ricerca di password o username rubate e pubblicate sulle piattaforme degli hacker. Una volta trovati dei riscontri, allertano gli utenti derubati dei dati personali.

«SAPPIAMO CHI VOLETE COME AMICO» – Facebook Security mette sotto la sua lente d’ingrandimento pure le richieste d’amicizia. «Sappiamo con una certa sicurezza con chi volete essere amico», spiega Wolens. Se, per esempio, l’iscritto non ha nessun amico in comune con l’utente di nome «David» – che vive in Brasile ed ha aggiunto 50 amici solo nell’ultima ora – allora scatta all’istante un filtro. I criteri per i quali vengono cancellati contenuti e foto erano stati svelati a febbraio da un dipendente che aveva spedito la «bibbia del moderatore del social network» ad un blog statunitense. Nel manualetto erano presenti alcuni documenti riservati che confermavano come il social network riccorresse a società esterne per la gestione dei commenti inappropriati. In ogni caso, quella attuata dal colosso Facebook è una forma di controllo a 360 gradi che, oltretutto, ogni utente accetta al momento dell’iscrizione.

Fonte Corriere

Facebook, prove di democrazia “Votate le regole sulla privacy”

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Su questa e altre questioni riguardanti la privacy, gli utenti esprimeranno la loro opinione

Si vota online. E’ la seconda volta che Facebook chiede agli utenti di esprimersi, ma la prima volta l’utenza del sito era molto più contenuta, circa 200 milioni di utenti. La consultazione durerà una settimana, a partire dal primo giugno. Perché il voto sia valido e abbia effetto sulle decisioni dell’azienda, ad esprimersi dovrà essere almeno terzo dell’utenza, quindi circa 270 milioni di utenti. Se la consultazione non dovesse raggiungere il quorum, Facebook considererà il voto “indicativo”, mentre a pieno quorum le decisioni dei votanti saranno rispettate. Se la tanto discussa “Timeline” resterà o meno insomma lo decideranno gli utenti. Uno scenario inedito: più che una ricerca di marketing in tempo reale, questa mossa di Facebook sembra una prova tecnica di espressione pubblica online. E’ un referendum dai grandi numeri, che può rendere chiaro al mondo il potere di movimentazione di masse umane in Rete. Un’iniziativa che capita proprio nel momento in cui le azioni di Facebook non brillano, e che potrebbe riaccendere l’interesse del mercato.

Forse l’ultima volta.
L’azienda si dice interessata a “un responso popolare di alta qualità più che di massa”, come spiega Erin Dogan, Chief Privacy Officer of Policy di Facebook. Il social network conferma l’interesse dell’azienda a valutare l’opinione degli utenti ma sta lavorando sui modi migliori per ottenerla. E non è detto che lo strumento utilizzato questa volta sia quello definitivo: “Potranno cambiare i modi in cui gli utenti parteciperanno, ma il nostro impegno per una maggiore trasparenza e connessione con chi usa Facebook non è in discussione”, scrive il vice presidente del social network Elliot Schrage in un blog: “Esploreremo le modalità migliori per portare le proposte e i suggerimenti dei nostri utenti all’attezione degli amministratori del social network”, conclude.

Fonte Repubblica

Cina, arrestato funzionario dell’intelligence “Passava informazioni segrete agli Usa”

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Tuttora non è chiaro fino a che livello di informazioni avesse accesso il funzionario, di cui il Ministero non ha voluto fornire il nome. Anonimato anche per il vice-ministro per cui lavorava, che è stato sospeso e la cui responsabilità nella vicenda è al vaglio.

La vicenda potrebbe rappresentare il più grave caso di spionaggio tra i due Stati degli ultimi vent’anni. L’ultimo in ordine di tempo si era verificato nel 1985, quando Yu Qiangsheng, un funzionario dell’intelligence cinese, aveva rivelato agli americani che un analista della CIA ormai in congedo aveva messo in atto un sistema di spionaggio a favore del governo cinese. Il funzionario americano si era ucciso nel 1986 in una prigione

negli Stati Uniti, pochi giorni prima di essere condannato a una pena detentiva di lunga durata.

Fonte Repubblica

Microspia in Comune, imputati tutti assolti

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”Siamo soddisfatti che sia stata dimostrata l’estraneità degli imputati” ha dichiarato l’avvocato difensore Luigi Liguori. Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Stefano Civardi, incaricati di bonificare gli uffici comunali da eventuali cimici, il 7 settembre del 2009, ne avrebbero invece piazzata una per poi fingere di trovarla, così da poter ottenere ulteriori incarichi dal Comune. Il pm aveva contestato ai tre i reati di interferenza illecita nella vita privata e truffa e, nel corso della requisitoria, aveva chiesto la condanna a 1 anno e 8 mesi. Il Comune di Milano si era costituito parte civile nel processo.

Fonte Il Giorno