Il computer con la spia al suo interno

NEWS 61465

All’insaputa dei proprietari, il malware avrebbe controllato le macchine per attività di criminalità comune, spionaggio e cyber-guerra.

L’inchiesta dell’intelligence di Microsoft è cominciata nell’agosto 2011, con l’esame di una ventina di notebook e desktop con sistema operativo Windows precaricato, acquistati in negozi di varie città cinesi. Il sistema operativo era stato modificato abilmente per nascondere malware, in particolare Nitol.A, un cavallo di Troia mutante, polimorfico, in grado di modificare la sua struttura.

Gli agenti di Microsoft trovano Nitol.A in quattro computer: tre sistemi sarebbero zombie, che però vengono risvegliati e iniziano a far danni quando l’utente del quarto computer si connette alla rete. Il Nitol.A modificato è un pifferaio magico in grado di controllare le altre macchine contagiate per commettere crimini informatici, cioè sottrazione di dati sensibili (identità, codici, password, conti bancari, eccetera) e veri e propri atti di cyber-guerra.

Chi utilizza una macchina infetta non si accorge di nulla, mentre il computer diventa parte di una Botnet, una rete occulta creata per delinquere.

Dice Microsoft, che ha presentato una denuncia dettagliata alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale della Virginia, che l’organizzazione criminale si nascondeva dietro il sito 3322.org, registrato a nome della società Bei Te Kang Mu Software Technlogy, il cui proprietario Peng Yong nega qualsiasi coinvolgimento. Sostiene invece Richard Domingues Boscovich, Assistant General Counsel della Microsoft Digital Crimes Unit, che quel sito è noto per aver condotto attività illegali fin dal 2008. Il 10 settembre la magistratura permette a Microsoft di prendere il controllo del sito 3322.org, che conteneva “l’incredibile cifra di 500 diversi ceppi di malware ospitati su più di 70.000 sottodomini”.

Pericolo sventato, stavolta, ma quanti computer sono stati infettati? Microsoft fa questo appello agli utenti di tutto il mondo:

“Se ritieni che il tuo computer possa essere stato infettato, ti invitiamo a visitare http://support.microsoft.com/botnets che offre informazioni gratuite e strumenti per analizzare e pulire il computer”.

Fonte Globalist

Giallo sulla morte dell’ambasciatore Stevens, era un uomo della Cia?

stevens

Su diversi blog americani si legge che Chris Stevens era in realtà un uomo della CIA, inviato dall’intelligence a Bengasi “per ritirare dal territorio libico le armi date ai ribelli dall’amministrazione Obama” durante la guerra contro il Colonnello Gheddafi.

Su un altro forum di “complottisti”, invece, si legge che secondo l’opinione di “molte persone” Chris Stevens sarebbe arrivato in Libia a bordo di un cargo durante la guerra civile per incontrare i ribelli, proprio quando la compagine anti-Gheddafi aveva urgente bisogno di armi.

Ad avallare quets’ipotesi ci sarebbero le rivelazioni di un ex marines, che era a conoscenza di “dettagli di sicurezza” sull’ambasciatore Stevens e che la scorsa settimana ha dichiarato alla ABC che l’uomo assassinato l’11 settembre si trovava a Bengasi per “cercare armi cadute nelle mani sbagliate“.

Un’operazione da 007 insomma, più che da diplomatico, come afferma un blogger, Porwolf, sullo stesso sito per cospiratori: “La Libia oggi è molto lontana dall’essere un paese stabile e organizzato, dotato di una struttura realmente democratica”, scrive il forumista-complottista e aggiunge “Qualunque cosa stesse facendo Stevens a Bengasi non mi sembra proprio si trattasse di una normale missione diplomatica”.

Ma il mistero non finisce qui e, anzi, si infittisce dopo la trasmissione di Glenn Beck per The Blaze (sito di informazione conservatore). Beck riconstruisce cronologicamente i tragici momenti dell’assalto al consolato di Bengasi l’11 settembre.

L’ambasciatore aveva finitio la sua visita in Europa e si era recato nel consolato di Bengasi, dice Glenn Beck. Qui – secondo fonti ufficiali – scoppia un’improvvisa rivolta a causa del film anti-islamico. La gente inferocita attacca la sede diplomatica di Bengasi che, “doveva essere protetta da 30 soldati che inspiegabilmente scappano“, dice sempre il giornalista di The Blaze, e così Chris Stevens “viene assaltato, trascinato prima per la strada e poi portato in ospedale”.

Ma per Glenn Beck c’è qualcosa che non torna. Alle 22.15 dell11 settembre la maggior parte delle persone nel consolato Usa di Bengasi scappano per raggiungere “un luogo più sicuro“. Ma non l’ambasciatore Stevens, che resta nell’edificio. Tra le 22:45 e le 23:00 esplodono gli scontri, con colpi di arma da fuoco e lancio di granate. L’attacco da parte della folla viene descritto come “intenso, fatale e accurato”. Tre ex marines muoiono.

Al’1.15 del mattino il corpo di Chris Stevens viene trasportato in ospedale, dove i medici non riescono a rianimarlo. Poco prima dell’attacco uno degli uomini di sicurezza della’mbasciatore che poi morirà durante l’assalto, Sean Smith, posta il seguente messaggio su una bacheca online: “Presupponiamo di non morire stanotte. Abbiamo visto uno dei nostri poliziotti a guardia del compound fare fotografie”.

E ad avallare la teoria che la morte di Chris Stevens sia un “omicidio premeditato” e non colposo ci si mette anche il quotidiano britannico The Independent, che scrive che “i diplomatici americani erano stati avvertiti di possibili proteste a Bengasi tre giorni prima dell’uccisione dell’ambasciatore Usa”. Testimonianze fatte trapelare dal presidente ad interim libico, Mohammed al-Megarif, che ha dichiarato che l’attacco al consolato Usa è stato pinaificato da un gruppo islamico legato ad al Qaeda.

Nonostante tutte queste informazioni e il fatto che “le testimonianze dal campo smentiscono le posizioni ufficiali” (si legge su un blog molto seguito negli Usa), l’ambasciatore americano presso le Nazioni Unite, Susan Rice, “ha insistito sul fatto che le uccisioni sono state il frutto di una dimostrazione violenta contro il film Inncence of Muslims, sulla vita di Maometto” e che queste proteste “sono andate fuori controllo”.

In tutto questo, la CNN qualche giorno fa ha pubblicato stralci di un diario scritto a mano da Chris Stevens e ritrovato 3 giorni dopo l’assalto di Bengasi. Le pagine vengono subito inviate alla famiglia del diplomatico, ma prima i giornalisti della CNN le leggono e ne danno notizia, senza però scendere nei particolari.

Curioso che un semplice diplomatico, per quanto ambasciatore, avesse così tanti segreti da nascondere. Direbbero (anzi dicono) i complottisti. 

Fonte Panorama

Un baco travolge Facebook “Messaggi privati visibili a tutti”

fbmess

Ma conferme ufficiali non ne arrivano: ci sono solo le denunce degli utenti che fioccano sul web, in particolare dalla Francia. Per la community fondata da Mark Zuckerberg non c’è nulla di che preoccuparsi, si tratta, secondo fonti interpellate dalla Bbc online-  “di vecchi messaggi di bacheca sempre stati visibili sulla pagina dell’utente”.

Ma non solo, Facebook si dice siddisfatta che non c’è stata alcuna crepa nel sistema di privacy dell’utente. E aggiunge che non c’è “alcun messaniscmo” che possa esser stato creato in grado di far accadere questo. “Non c’è alcuna possibilità che due aree di dati possano mescolarsi”.

Timori e ironia, i commenti sul social 2

Nonostante la smentita – quantunque ufficiosa – di Facebook, molti utenti continuano a denunciare che loro messaggi privati adesso sono in chiaro. Non si tratterebbe solamente di conversazioni pubbliche ma questa disfuzione riguarderebbe anche quelle private della mail, o di un gruppo ristretto di membri o addirittura ‘intercettate’ dalla chat interna del social network. La spiegazione che si danno molti utenti è che si siano mischiati i messaggi realmente pubblici a quelli privati che non dovevano essere pubblicati sul diario, il tutto senza che si sia modificato impostazioni di account e privacy.

Dalle reazioni sembra che il bug non abbia colpito tutti gli account anche se sono in tanti, soprattutto in Francia ma anche in Italia a confermare che sì, alcuni messaggi privati sono ora visibili a tutti. Per chi non si fida delle rassicurazioni della casa californiana, una soluzione c’è: andare sul box dei messaggi, cliccare sulla matita nera ‘nascondi dal diario’ oppure cancellarli uno a uno anche se sembra veramente un’impresa titanica. C’è chi è pessimista: infatti queste operazioni sono inutili perché messaggi che in origine erano privati sono visibili sulla bacheca del nostro amico.

Intanto è su Twitter che i francesi commentano le loro paure tra ironia e terrore. C’è chi per prima cosa ha controllato il profilo del fidanzato senza trovare nulla, chi ammette di non avere niente da nascondere e quindi di non essere preoccupato, chi invece potrebbe adottare la soluzione più drastica: eliminarsi dal social network creato da Mark Zuckerberg. Tutti hanno una gran voglia di tirare un sospiro di sollievo.

Fonte Repubblica

Internet ci guarda: ecco come inviare file al sicuro

inviare-file-al-sicuro h partb

Prima di tutto non si dovrebbe mai, per nessuna ragione, inviare email con numeri di carte di credito, password o informazioni strettamente personali. Non potete immaginare per quanti server passi il messaggio e quanti occhi, potenzialmente, potrebbero leggerlo.

A complicare ulteriormente la situazione c’è l’ipotesi che il destinatario possa non essere il tipo che bada molto alla propria privacy; una lettura della in ufficio o in un Internet Point sarebbe la migliore occasione per regalare informazioni importanti a passanti e sconosciuti.

Inviare il messaggio con un file zip crittografato
Con questo metodo si possono inviare informazioni riservate in un file qualsiasi (doc, jpg, anche audio volendo) e comprimerlo con un gestore di file come WinZip o WinRar. L’accortezza sarà inserire una password di protezione da condividere in maniera sicura con il destinatario. Il metodo funziona bene ma ha due avvertenze:

– Il metodo di crittografia standard più utilizzato è nel formato ZipCrypto che potrebbe essere hackerato anche da un utente alle prime armi. Mentre i programmi specifici di crittografia sono costantemente aggiornati, così da includere metodi più difficili da violare, molti utilizzano le soluzioni più popolari o addirittura la funzione nativa di Windows che non supporta chiavi di crittografia più forti come l’AES a 256-bit. Per questo sia il mittente che il destinatario dovrebbero avere un software che consenta di crittografare ed aprire file con chiave AES; alcuni dei più famosi sono WinZip e 7-zip.

– il secondo punto riguarda proprio la necessità di condividere la password con la quale è stato crittografato il file. Le migliori sono il risultato della combinazione di più informazioni. Potreste usare la vostra data di nascita e quella del destinatario, oppure il numero di pratica che dovete inviare al commercialista o ancora la targa della macchina o le ultime cifre del numero di cellulare. Va bene tutto, tranne le sequenze numeriche (1, 2, 3) e una serie di numeri uguali (tutti 0 o tutti 1), sono i primi tentativi che si fanno per cercare di accedere a contenuti protetti da password.

Dimentica le email, usa la cloud
Questa soluzione è ottima se non si vuole installare software aggiuntivo sul computer oppure evitare di diventare pazzi con lo scegliere una password da condividere. Una delle migliori piattaforme è sicuramente Sendinc. Per utilizzare questo servizio sia il mittente che il destinatario devono disporre di un account, che per la versione Basic è gratuito con una grandezza massima per ogni email di 10 MB e al massimo 20 invii al giorno. I caricamenti e i download sono protetti con una crittografia di tipo SSL, la stessa utilizzata da siti postali e di home banking. I messaggi rimangono per sette giorni sui server di Sendinc, cifrati con una password univoca per ogni email.

Il tema della sicurezza informatica è importante anche se l’attenzione è ancora bassa tra gli utenti. Oltre ai rischi di un invio senza barriere via email, si pensi che negli ultimi giorni sul web sta sorgendo il dubbio (in realtà già esistente) che gli stessi operatori Internet (ISP) potrebbero spiare i movimenti sul web degli utenti.

Secondo Dan Auerback, un esperto dell’Electronic Frontier Foundation ascoltato dal sito PC World, le informazioni raccolte dai provider potrebbero rivelare con chi ogni utente ha comunicato su internet e formulare ipotesi sulle visite di pagine web e l’invio di email. Anche se pare che gli ISP non possano leggere il contenuto di conversazioni via email, Auerback afferma che: “potrebbero farlo se solo lo volessero”. Anche dalla Electronic Frontier arriva l’invito ad utilizzare il più possibile strumenti di crittografia sia per la navigazione via web che per l’invio di dati sensibili e privati tramite messaggi di posta elettronica.

Fonte Panorama

Da Oriente a Occidente, cresce l’intolleranza religiosa nel mondo

religioni-300x291

Tra i paesi occidentali, a preoccupare maggiormente per il livello di discriminazione e per l’aumento delle tensioni sociali legate all’intolleranza religiosa sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, mentre nel mondo arabo spiccano l’Egitto, l’Afghanistan, l’Iraq e la Siria. Non scherzano neppure l’Indonesia, il Pakistan, la Somalia, la Nigeria e la Russia. In tutti questi paesi, la crescente ondata di restrizioni imposte in questi ultimi anni è attribuibile a una serie di fattori, tra cui l’aumento di reati, aggressioni e atti di violenza motivati da odio religioso o pregiudizi, così come da un’eccessiva ingerenza dei governi nella pratica del culto.

Se fino al 2007 il 68% della popolazione mondiale non godeva della libertà di professare il proprio credo, se non a rischio di gravi ritorsioni da parte di gruppi estremisti o azioni governative repressive, oggi quella soglia è aumentata di sette punti e ha raggiunto il 75%. Leggendo i dati, si evince che più aumentano i disordini sociali più si impongono restrizioni governative, ma senza alcun effetto deterrente. La politica diventa più invasiva in Africa sub-sahariana, dove negli ultimi anni le tensioni sociali sono aumentate, mentre i livelli più bassi di interferenza stato-chiesa e tensioni sociali si registrano in Europa e America Latina.

L’intolleranza prende di mira usi e costumi, tra cui l’abbigliamento inadeguato, spesso si traduce in violenza settaria, talvolta in abusi o intimidazioni. I paesi che hanno vissuto la Primavera Araba: Tunisia, Egitto e anche lo Yemen, a dispetto dell’ispirazione democratica delle rivolte stanno attuando una politica governativa sempre più dura nei confronti della libertà di culto, anche se nel complesso il continente che si dimostra più intollerante è l’Asia, dove in almeno nove paesi su diciotto le politiche governative limitano fortemente la libertà religiosa: Indonesia, Maldive, Afghanistan, Iran, Uzbekistan, Cina, Myanmar, Vietnam e Azerbaigian.

Fonte Atlasweb

Servizi segreti militari: il Parlamento slovacco approva la loro fusione

vos-servizio-intelligence-difesa

L’iniziativa, che era stata prevista nel programma del nuovo governo, è stato approvata ieri con una maggioranza di 84 deputati, vale a dire con l’intero gruppo Smer-SD. Il governo si è anche impegnato ad evitare eventuali fuoriuscite di documenti segreti e a ripristinare l’affidabilità dei servizi di intelligence. Il riferimento è alle Intercettazioni telefoniche non autorizzate effettuate dai servizi segreti militari durante la precedente amministrazione, che ha comportato il licenziamento dell’allora Ministro Galko nel 2011. Tra gli intercettati erano alcuni giornalisti di note testate (Pravda, TA3) e forse – ma non è stato confermato – lo stesso Primo Ministro Iveta Radicova, per il quale sarebbe stato intestato un dossier con il nome in codice “Dama” (Signora).

Secondo l’opposizione la concentrazione dei due servizi è solo una “facciata ridipinta”, come ha commentato il deputato ed ex Ministro della Difesa Martin Fedor (SDKU-DS), e la fiducia dei cittadini nei servizi di intelligence militare non si otterrà con cos’ poco. Anche l’ultimo Ministro della Difesa (2010-2011) Lubomir Galko (SaS) ha definito la mossa come “PR a buon mercato”.

L’attuale gestione del ministero respinge le critiche, sostenendo che una serie di modifiche sostanziali sui servizi segreti seguiranno con una riforma completa che è in fase di preparazione.

Fonte Buongiornoslovacchia

Privacy Agent

small gio PrivacyAgent

. In alternativa alle opzioni del browser, ecco un software del tutto gratuito e semplice da utilizzare, capace di cancellare in pochi clic tutti i dati registrati dai software di navigazione sul PC in uso. Privacy Agent, dunque, garantisce la privacy ed elimina definitivamente ogni traccia dei clic effettuati. Attualmente supporta i browser IE, Safari, Chrome e Firefox.

Per testare immediatamente il software basterà scaricare l’eseguibile dal link indicato. Con un doppio clic sul file, avrà inizio l’installazione che richiede soltanto tre passi, al termine dei quali il software è pronto all’uso.

Per iniziare la ricerca dei file da rimuovere è semplicemente necessario fare clic sul pulsante Start Scan. Qualora i browser non siano stati precedentemente chiusi dall’utente, il software avverte che verranno chiusi automaticamente all’avvio della scansione. Per procedere basta fare clic su Start the Scan.

Non appena la scansione ha inizio, Privacy Agent va a caccia di tutti i file che potrebbero contenere informazioni riguardanti l’utente. Questa operazione potrebbe durare alcuni minuti.

Al termine Privacy Agent dà la possibilità di visionare un report dei file individuati.

Per procedere con l’eliminazione definitiva basterà cliccare su Delete Privacy Traces, e così ogni traccia sarà scomparsa.

(G. Barbieri)

Fonte Punto Informatico

Ecco Coniglio Bianco, il «vero» 007

DALLA RUSSIA CON AMORE – Durante una delle sue missioni, lo 007 si paracaduta in Francia ma una pattuglia di soldati tedeschi lo cattura e lo consegna alla Gestapo. I nazisti lo torturano usando tecniche che ritroviamo nel romanzo di Fleming Casinò Royal. In un’altra occasione Yeo-Thomas sta viaggiando in treno e condivide il tavolo al vagone ristorante con il famigerato Klaus Barbie, il boia di Lione. In Dalla Russia con amore c’è una scena simile. Sophie Jackson elenca poi situazioni ritrovate nelle avventure di Bond: una fuga incredibile da un lager, avversari eliminati con pistole con il silenziatore o buttati giù da un ponte, “voli” da treni in corsa, trucchi, una grande faccia tosta per ingannare il nemico. E ovviamente molte donne. In passato i ricercatori hanno creduto di aver identificato in altri ufficiali la fonte di ispirazione per Fleming, ma «Coniglio bianco» sembra davvero quello più vicino. Yeo-Thomas, deceduto nel 1964 all’età di 62 anni, ha chiuso la sua vita tra mille problemi. Incubi, malanni, ferite psicologiche rimediate in guerra. E il suo carattere era molto più cupo di quello di Bond. Per forza, James non è mai esistito.

Fonte Corriere

Israele: ipotesi armi chimiche siriane, l’esercito si esercita nel Golan

israelegolan-300x200

Il piano sarebbe stato confermato da un generale siriano disertore, Adnan Sillu, in un’intervista pubblicata ieri sul quotidiano britannico Times. Sillu racconta di aver deciso di abbandonare Assad dopo aver partecipato tre mesi fa a una riunione ai massimi livelli militari nella quale si è deciso il ricorso alle armi chimiche contro i ribelli e contro la popolazione.

“Abbiamo avuto un’accesa discussione sull’uso delle armi chimiche, su come utilizzarle e in quali zone (…) Ne abbiamo parlato come ‘ultima chance’, come ad esempio nel caso della perdita di territori chiave come Aleppo”.

Sillu ha aggiunto che, “almeno per il momento”, Assad vorrebbe trasferire queste armi a , suo alleato. Il gruppo sciita libanese dovrebbe limitarsi a custodirle. L’esercitazione sulle alture Golan arriva una settimana dopo quella in Galilea, ancora più massiccia, al confine con il Libano.

Martedì il settimanale Der Spiegel riportava che l’esercito siriano ha già effettuato delle prove con armi chimiche a fine agosto nel centro di ricerca delle armi chimiche -ufficialmente “centro di ricerche scientifiche”- di Safira, a Diraiham, una località nel deserto nei pressi del villaggio di Khanasir, ad est di Aleppo. Per l’occasione, continua la testata tedesca, al fianco degli ufficiali siriani, vi sarebbero stati dei Guardiani della rivoluzione iraniani (o Pasdaran).

In più occasioni i funzionari israeliani hanno lasciato intendere di voler evitare “ad ogni costo” l’utilizzo di armi proibite. Lo stesso presidente degli , Barack , ha definito “linea rossa” l’ingresso delle armi chimiche nel conflitto siriano.

Fonte Atlasweb