Cassazione: «È giusto spiare il dipendente»

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RELAZIONE DETTAGLIATA. Tuttavia, la relazione dei ‘sorveglianti’ privati, per essere attendibile, deve essere molto puntigliosa.
Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, invece, i detective ai quali si era affidato il salumificio ‘Cesare Fiorucci spa’, per controllare che una dipendente facesse il ciclo di cure per il quale aveva il permesso, avevano lavorato in modo approssimativo, perchè non erano andati alle terme tutti i giorni, non erano in possesso del numero di targa della macchina della lavoratrice e non la avevano nemmeno mai vista di persona.

CONDANNATA IN PRIMO GRADO. Si erano semplicemente appostati all’ingresso dello stabilimento termale, un giorno sì e uno no, dopo aver visto una foto della donna e avevano compilato un report nel quale sostenevano di non aver mai visto la lavoratrice nel luogo di cura.
Nonostante in primo grado la signora fosse stata licenziata, successivamente la Corte di Appello di Roma, con decisione del 2009, ne ordinò il reintegro, affermando che «le testimonianze dei due investigatori non erano sufficienti a corroborare l’assunto datoriale della ingiustificata assenza assenza della lavoratrice dal luogo di lavoro per mancata fruizione delle cure termali, per le quali aveva ottenuto il permesso retribuito».

LE TESTIMONIANZE DEI LAVORATORI DELLE TERME. Per la Cassazione, ha maggiore credibilità la dichiarazione del direttore dello stabilimento termale, che aveva certificato le cure somministrate all’imputata e le testimonianze dei dipendenti delle terme, che affermavano di averla vista nei giorni del ciclo di bagni e fanghi.

Fonte Lettera43

MUOS, IN SICILIA SUPER RADIAZIONI. L’ARTICOLO DENUNCIA DI FIORELLO

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Ma di cosa si tratta? Documentandomi ho scoperto che è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, dotato di cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri.

Sarà utilizzato per coordinare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel mondo. Fin qui nulla di strano. Quello che però mi ha fatto sobbalzare è la relazione del professor Massimo Zucchetti, Ordinario di Impianti Nucleari e docente di “Protezione dalle Radiazioni” al Politecnico di Torino: lo studio evidenzia come le emissioni del Muos possono essere dannose per gli uomini e l’ambiente circostante per un raggio di 140 km. Un fenomeno di elettrosmog a livelli altissimi.

Il governatore siciliano ha dichiarato guerra all’impianto che dovrebbe sorgere a Niscemi, mentre il ministro Di Paola difende il megatrasmettitore definendolo come “un asset strategico per l’alleanza Atlantica”. Non essendo un tecnico o uno scienziato non posso far altro che attenermi agli studi che ho trovato in rete, senza nascondere la preoccupazione per qualcosa che sta passando tristemente sotto silenzio. Nel mio piccolo, con Edicolafiore, spero di aver portato alla luce un problema, senza che questo resti relegato soltanto nelle cronache dei giornali siciliani.

Fonte Leggo

Rilevatore Autovelox Falco Royaltek. Segnalatore di postazioni Autovelox

royaltek

Il Falco non interferisce con gli strumenti delle Forze dell’Ordine come le pistole Laser e funziona analogamente a tutti gli altri dispositivi GPS.

Il dispositivo è dotato di un processore SiRF Star III e da un’antenna GPS che coglie velocemente i segnali e indica preventivamente con dei LED, o con un suono, la possibile presenza di sistemi di controllo della velocità. Un database come quello del Falco va aggiornato spesso e lo si può fare gratuitamente sul sito Web MySmartphone.it.

Ma le funzioni del Falco non finiscono qui: è anche possibile impostare una velocità di crociera e se questa viene superata il dispositivo emette un segnale acustico, funzione molto utile soprattutto nelle strade dove viene effettuato un controllo delle velocità media di percorrenza.

Falco non ha una batteria interna, ma si collega alla presa accendisigari e si posiziona sul cruscotto grazie alla superficie antiscivolo in dotazione. Fra le altre funzioni, è presente la possibilità di creare e condividere itinerari tramite servizi Web come Google Maps o Locr.com.

CONTENUTO CONFEZIONE :

  • Antenna GPS Bluetooth con avvisatore rilevatore di velocità RCD 1100
  • cavetto di collegamento PC
  • adattatore alimentazione da auto
  • Supporto antiscivolo
  • Manuale uso italiano

Il software di gestione ed aggiornamenti sono scaricabili on-line gratuitamente 
 

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Primo organismo di intelligence della storia italiana

cenni storici

Già nel 1919 venne creata la Divisione affari generali e riservati (DAGR) nell’ambito di una profonda riorganizzazione degli uffici informativi del Ministero dell’interno che aveva portato, tra le altre cose, allo scioglimento del cosiddetto Ufficio centrale di investigazione (UCI) nato durante la prima guerra mondiale per scoprire i disertori e le associazioni che li appoggiavano.

La DAGR era suddivisa in due branche specifiche: la Sezione Ordine Pubblico – con competenze in materia di difesa della sicurezza dello Stato e controllo delle attività sovversive – e la Divisione Stranieri, che aveva il compito di raccogliere informazioni sulle attività degli stranieri presenti nel nostro Paese. Nel maggio del 1925, all’interno della DAGR venne aggiunta una nuova sezione denominata Ufficio Speciale Movimento Sovversivo, creata appositamente per il controllo e la repressione delle attività sovversive.

In quegli anni furono progressivamente perfezionate le tecniche di spionaggio e istituiti il Casellario Politico Centrale e gli Ispettorati Speciali di Polizia in numerose zone d’Italia.

Sul versante militare, con il Regio Decreto n. 70 del 6 febbraio 1927, che stabiliva l’ordinamento del Comando di Stato Maggiore dell’Esercito, venne istituito un Ufficio denominato Servizio informazioni militare (SIM) alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore.

Il SIM era articolato in due branche: una offensiva, di ricerca informativa, e una difensiva, di controspionaggio. Questa struttura rimase invariata fino all’8 settembre 1943, tranne una breve parentesi in cui la sezione difensiva del SIM fu organizzata in Servizio autonomo di controspionaggio. Analoghi Servizi furono istituiti in Marina e in Aeronautica.

Nel 1944, a seguito di una prima embrionale riforma della pubblica sicurezza attuata dal Governo, fu istituita una nuova struttura chiamata Servizio informazioni speciali (SIS) a vennero provvisoriamente assegnate tutte quelle competenze in materia di investigazione politica in precedenza attribuite alla DAGR.

Il SIS rimase attivo per circa quattro anni, fino a quando, alla fine del 1948, venne sostituito dall’Ufficio affari riservati del Ministero dell’Interno.

Sempre nel dopoguerra il SIM – dal canto suo – andò gradualmente ricostituendosi quale struttura dello Stato Maggiore generale. Con l’unificazione nel Ministero della difesa dei tre Ministeri della Guerra, della Marina e dell’Aeronautica, il 30 marzo 1949 si giunse al riordino definitivo dei Servizi informativi delle tre Forze armate e alla costituzione di un servizio centrale unico: il Servizio informazioni Forze armate (SIFAR), alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Fu contemporaneamente costituita, presso ciascuna forza armata, una Sezione informazioni operative e situazione (SIOS) alle dirette dipendenze del rispettivo Capo di Stato Maggiore, con particolari compiti di informazione tecnico-militare e di polizia militare. I SIOS costituivano anche organi di collaborazione e di collegamento col SIFAR.

Quest’ultimo subì una graduale evoluzione sulla base delle disposizioni interne dello Stato Maggiore della Difesa finché il decreto del Presidente della Repubblica 18 novembre 1965, n. 1477 – relativo all’ordinamento dello Stato Maggiore della Difesa e degli Stati Maggiori dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica – istituì il nuovo Servizio informazioni Difesa (SID) dipendente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa. Al SID furono affidati compiti informativi, di prevenzione, di tutela del segreto militare e di ogni altra attività di interesse nazionale per la sicurezza e la difesa del Paese.

Nel 1977 la legge n. 801 riformò organicamente il settore istituendo il Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) e il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE). I due servizi rimanevano alle dipendenze rispettivamente dei Ministri della difesa e dell’interno, ma la nuova legge attribuiva l’alta direzione, la responsabilità politica generale e il coordinamento della politica informativa e di sicurezza al Presidente del Consiglio dei ministri, che coordinava i due organismi di intelligence tramite il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza (CESIS).

Da ultimo la legge 124/2007 ha riformato l’intero apparato dell’intelligence italiana istituendo il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. Al suo interno –  sotto l’alta direzione e la responsabilità generale del Presidente del Consiglio dei ministri e con il coordinamento del Dipartimento informazioni per la sicurezza (DIS) – operano l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) e l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI), non più dipendenti dai Ministri della difesa e dell’interno.

L’AISE ha sostituito il SISMI assumendo la configurazione di Servizio a ordinamento civile; all’Agenzia sono affidate le attività di informazione sulle minacce alla sicurezza della Repubblica provenienti dall’estero, il controspionaggio fuori dai confini nazionali e le attività di controproliferazione.

All’AISI, che ha sostituito il SISDE, spettano le attività di informazione per la difesa della sicurezza interna della Repubblica e delle istituzioni democratiche, nonché quelle per la protezione degli interessi nazionali e il controspionaggio in territorio italiano.

Fonte Sicurezzanazionale

Le nuove spie della Cia: forni e televisori

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A suggerirlo è lo stesso direttore dell’agenzia di intelligence, David Petraeus, come riporta Wired.com, intervenuto a una conferenza della In-Q-Tel, una società che si occupa di sviluppare nuove tecnologie da applicare nel campo dell’intelligence, sostenuta dalla stessa Cia.

“Gli oggetti di interesse potranno essere localizzati, identificati, monitorati e controllati in remoto 
attraverso tecnologie come identificazione in radio frequenze, network di sensori, piccoli server embedded e raccoglitori di energia – tutti connessi a sistemi informatici di nuova generazione che usano Internet a basso costo e con alte capacità”, ha spiegato Petraeus, sottolineando come i dispositivi casalinghi controllati in remoto stiano rivoluzionando il concetto di segretezza e di identità. E di spionaggio: non sono più gli agenti a piantare le cimici in casa delle persone o a intrufolarsi nella loro vita, sono gli stessi osservati speciali a farlo, collegando i loro oggetti alle apps, ai loro smartphone.

Per la Cia spiare cittadini privati senza mandato o autorizzazione non è un gioco da ragazzi, in questo caso però la questione potrebbe essere meno complicata. Se infatti l’agenzia di intelligence statunitense non è autorizzata a spiare le persone, le restrizioni per quel che riguarda gli oggetti sarebbero meno chiare al riguardo, soprattutto dopo i cambiamenti del Foreign Intelligence Surveillance Act del 2008.

La possibilità o meno di raccogliere i dati ambientali, come quelli provenienti da servizi di geolocalizzazione, infatti, rappresenta una zona grigia dell’attuale normativa. Una indeterminazione che da una parte potrebbe significare la possibilità per la Cia di ottenere informazioni sui privati cittadini attraverso la memorizzazione dei dati ambientali. Ma che dall’altra potrebbe spingere a una maggiore regolamentazione riguardo le attività delle agenzie di intelligence e la violazione della privacy dei cittadini americani.

Fonte Wired

La felpa anti-spionaggio: «Rende invisibili»

Questi capi d’abbigliamento funzionano grazie a speciali leghe metalliche che i due hanno sviluppato e integrato nei vestiti. Il metallo nella mantellina «maschera» chi la indossa dai droni e dai sistemi di sorveglianza elettronica. Insomma, «si diventa di colpo invisibili ai sensori termici dei veicoli senza pilota che girano sopra le nostre teste», spiega Harvey, che ha testato il vestito con una termocamera a infrarossi. «Non è perfetto – ammette l’artista – ma funziona». La sua collezione denominata Stealth Wear (dai famosi velivoli invisibili al radar), comprende inoltre una sciarpa anti-drone; una maglietta che blocca i raggi X e il cosiddetto «off pocket», taschini dei pantaloni che assorbono il segnale del cellulare e rendono perciò impossibile una localizzazione del possessore.

CACCIA AI TERRORISTI – I vestiti sono stati «realizzati per essere venduti nei negozi», sottolinea il newyorkese. Il prezzo: circa 100 dollari per i taschini anti-localizzazione, più o meno 300 dollari per gli altri capi. Certo, qualcuno sorriderà di fronte a questa fantasiosa moda. L’intento dell’artista è però tutt’altro che frivolo: i veicoli senza pilota sono usati da solo dieci anni. Ciò nonostante, hanno una vasta applicazione in ambito militare e civile. Il loro uso – e spesso anche abuso – è oggetto di controversia, soprattutto negli Stati Uniti. Da qualche tempo, infatti, una legge permette l’uso domestico di droni senza armi. Col presidente Barack Obama il numero di questi veicoli comandati a distanza è salito rapidamente, soprattutto per le missioni all’estero, per dare la caccia ai terroristi.

DAL CIELO E DA TERRA – I droni si sono nel frattempo sviluppati in una grande varietà di utilizzi e modelli. Entro il 2020 – la stima dell’autorità che sovrintende alla navigazione aerea americana (Faa) – circa 30.000 droni potrebbero volteggiare sulle teste degli americani, e monitorare la loro vita quotidiana. Attualmente sono poco meno di 300 i droni con un permesso ufficiale a volare nei cieli Usa. Ma gli statunitensi non vengono solo osservati dall’alto: 30 milioni sono ad oggi le telecamere di sorveglianza installate qua e là nel Paese. Raccolgono quattro miliardi di ore di riprese, alla settimana. Harvey ha trovato un modo per aggirare anche questo tipo di controllo: qualche tempo fa aveva infatti suscitato grande interesse il suo progetto CV Dazzle che consiste nell’usare il make-up per eludere il riconoscimento facciale degli scanner.

Fonte Corriere.it

Patenti: le nuove regole dal 19 gennaio 2013

patente

Le novità più importanti riguardano i veicoli a motore di cilindrata entro i 50 cc. Il vecchio Cigc (Certificato d’idoneità guida ciclomotore) verrà sostituito da una vera e propria patente di guida denominata “AM”. I guidatori di ciclomotori o microcar dovranno dunque conseguire la patente AM (a cui si applica anche la decurtazione dei punti), dopo aver sostenuto un esame teorico e pratico. L’età minima è sempre 14 anni, mentre i corsi non saranno più organizzati dalle scuole, ma dalle autoscuole.

La patente A1 resta conseguibile a 16 anni per guidare veicoli di cilindrata massima di 125 cc, mentre per la patente A bisognerà aspettare i 20 anni (ma solo se si ha già la A2 da almeno due anni) e superare il relativo esame. Introdotta anche la nuova sottocategoria B1 (16 anni per conseguirla) per guidare i quadricicli (le cosiddette minicar) con massa a vuoto inferiore o pari a 400 kg. Inoltre, sul fronte dei mezzi pesanti debuttano le patenti C1 e D1. Hanno lo stesso valore delle patenti C e D di adesso (che si possono conseguire a 18 e 21 anni), ma si potranno conseguire previo esame solo a 21 e 24 anni.

Per chi viene beccato a guidare senza idonea autorizzazione scatterà la sospensione e una sanzione amministrativa che va dai 1.000 ai 4.000 euro. In caso di violazione con patente estera c’è l’interdizione o la revoca del diritto di guidare.

Infine, addio anche al bollino adesivo da attaccare alla patente in caso di cambio di residenza. Se si cambia indirizzo, verrà fatta solo la comunicazione della variazione, ma sulle nuove patenti europee la residenza non sarà riportata. In caso di patente scaduta o rinnovo del documento, la patente sarà comunque ristampata e sostituita con un’altra, come previsto dal nuovo Codice della Strada.

Fonte Spiare Blog

Kaspersky scopre network di spionaggio verso i governi Nel mirino c’è anche l’Italia

cybercrime

Il sistema d’attacco è di altissimo livello, in grado di rubare informazione anche da smartphone, compresi quelli basati su ios,Windows, ma anche di sottrarre dati da quello che viene inserito nella porta usb. I criminali avrebbero dei target ben precisi, verso alti funzionari e o dirigenti ai quali inviano e-mail ben architettate, frutto di una ottima ingegneria sociale. L’attacco generalmente inizia con una email. Nel messaggio di posta elettronica gli attacker allegano dei documenti word o excel e probabilmente pdf malevoli. Una volta che la vittima apre l’allegato, la macchina viene infettata e automaticamente dei moduli aggiuntivi per lo spionaggio vengono attivati. I moduli si dividono in due categorie quelli online e quelli offline.

Che sia una organizzazione criminale di alto profilo non c’è dubbio, infatti i dati rubati non vengono semplicemente raccolti, ma prima di essere inviati ad un server vengono cryptati e poi trasferiti verso server localizzati in Germania ed in Russia.

Lo scopo di questi attacchi non sarebbe chiaro, si ipotizza la vendita dei dati raccolti al migliore offerente oppure si ipotizza che dietro ci sia lo zampino di qualche governo compreso quello cinese.

Il team di Kaspersky crede che gli autori di questa complessa botnet siano di origine russa, per il particolare slang individuato nelle ricerche. Nel mirino degli attacchi ci sarebbe anche l’Italia, nello specifico la nostra diplomazia.

Fonte La Stampa

Cos’è una microspia GSM

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Per il controllo di abitazioni ed uffici sono disponibili delle microspie gsm con batteria interna, e quelle alimentate da rete domestica a 220V. Per il controllo audio di autovetture ed imbarcazioni disponiamo di microspie ambientali alimentate con pacco batteria o con adattatore a 12V.

Le microspie GSM più sofisticate del nostro assortimento offrono la possibilità di modificare le impostazioni, a secondo le proprie esigenze, attraverso l’invio di SMS. Per esempio è possibile impostare l’attivazione vocale, il livello di sensibilità del microfono, la funzione antibonifica, attivazione su vibrazione. Inoltre il firmware permette la gestione completa del suono in tempo reale sui filtri e sul processore stesso per un ascolto ambientale con qualità audio cristallina.

Per tutte le nostre microspie gsm è disponibile il sistema di registrazione audio “Spiare Uno” che permette di registrare su PC, in modo completamente autonomo, tutte le chiamate provenienti dalle stesse microspie ambientali GSM.

Vai alla pagina delle microspie Gsm

Con le nuove regole privacy dell’Ue addio Facebook gratis?

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Che c’è di vero? In effetti, il progetto di riforma in materia di trattamento dei dati, presentato il 25 gennaio 2012 e presto al vaglio dei parlamentari europei, potrebbe limitare la possibilità di raccolta, analisi o vendita di dati personali degli utenti. Il nuovo regime normativo, che dovrebbe essere attivo (novità!) in tutti i 27 Paesi membri senza bisogno di recepimento (come avviene per le direttive Ue), renderà più complicato per i servizi affermare di avere ottenuto il consenso per il trattamento dei dati da un iscritto, anche se questi si è registrato accettando i termini e le condizioni di un sito.

In particolare, si legge nel documento redatto dalla Commissione Europea, “Il consenso non deve fornire un valido motivo giuridico per il trattamento dei dati personali, quando vi è un chiaro squilibrio tra la persona interessata e il controller”.

Concetto che merita una precisazione, puntualmente fornita in altro paragrafo del regolamento, dove si individua uno squilibrio “quando l’incaricato del trattamento o il responsabile del trattamento occupa una posizione dominante sul mercato rispetto ai prodotti o servizi offerti all’interessato o quando una modifica unilaterale e non essenziale in termini di servizio non lascia all’interessato altra scelta che accettare la modifica o rinunciare a una risorsa on line in cui ha investito parecchio tempo”.

E quanto importante siano le condizioni in cui l’utente aderisce alle condizioni di un servizio online è ribadito e da un altro emendamento al vecchio regolamento: perché sia lecito, il trattamento dati deve fondarsi non su semplice consenso, bensì su “consenso specifico, informato ed esplicito dell’interessato”. Consenso esplicito, dunque, ma anche libero, e la normativa precisa che “l’uso di opzioni predefinite che l’interessato deve modificare per opporsi al trattamento dei dati, come le caselle preselezionate, non esprime il consenso libero”.

Ce n’è a sufficienza per suscitare un po’ di ansia nei colossi del web come Facebook. Ansia timidamente espressa da Erika Mann, responsabile per le politiche europee di Facebook, preoccupata che alcuni aspetti “del progetto non supportino un progresso del mercato unico digitale e la realtà dell’innovazione su internet, che è inevitabilmente di natura globale e comprende partner importanti come gli Stati Uniti”.

Molte altre, in ogni caso, saranno le novità proposte dalla normativa: maggiore tutela dei minori, diritto di recuperare facilmente e in tempi ragionevoli i propri dati quando ci si sposta da un servizio cloud a un altro, massima trasparenza sulla destinazione dei nostri dati. Non resta che aspettare per vedere il nuovo volto della privacy europea, e misurarne le conseguenze.

Fonte La Stampa