La versione del software Skype utilizzabile in Cina sarebbe sfruttata dal governo per spiare skype le conversazioni degli utenti e monitorare costantemente il flusso delle informazioni. È quanto sostiene Jeffrey Knockel, un accademico dell’Università del New Mexico che ha posto sotto la lente il comportamento del client Skype sul territorio cinese.
La release di Skype che viene puntualmente aggiornata ed arricchita da parte della società ora di proprietà di Microsoft non può essere impiegata in Cina per via dell’atteggiamento censorio delle autorità. Così, l’unica possibilità per utilizzare Skype è installare ed impiegare la versione modificata da “TOM Online”, un provider Internet wireless con cui Microsoft ha stretto un accordo.
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Governi spia, spie e aziende monitorano gli utenti tutto il giorno. Possiamo chiamarla ancora libertà della rete?
Quello stesso Facebook che pensiamo ci aiuti a rimanere in contatto con amici e parenti potrebbe essere la nostra condanna. Uno degli hacker spia cinesi che ha violato le strutture statunitensi di Wall Street Journal, New York Times e Apple (ma non solo) è stato identificato perché prima di terminare il suo hack ha effettuato l’accesso a Facebook dalla stessa rete utilizzata per entrare nei computer dei giornalisti del Journal. In precedenza uno dei leader del gruppo di hacker spia LulzSac era stato identificato e arrestato lo scorso anno dall’FBI anche se aveva adottato più di una pratica di sicurezza per proteggere la propria identità online.
Spiare, occultare o nascondere in casa un micro registratore audio o delle microspie per registrare quello che il partner dice al telefono può comportare una condanna penale per interferenze illecite nella vita privata.
Non interessa se si tratta di un coniuge o di un convivente che non abita stabilmente in casa: registrare di nascosto, le conversazioni di quest’ultimo è vietato e comporta una condanna per il reato di interferenze nella vita privata. Lo ha stabilito la Cassazione in una recente pronuncia Cass. Pen. 9235/2012
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Sull’enfasi non hanno risparmiato di sicuro. E più ansiogeni di così non potevano essere. Michael McCaul, congressista repubblicano del Texas presidente dell’Homeland Security Committee della Camera dei rappresentanti, ha paragonato le vulnerabilità tecnologiche a livello informatico (foto Ansa) delle infrastrutture degli Stati Uniti a quelle del sistema generale della sicurezza prima dell’11 settembre. Gli Stati Uniti sarebbero attualmente esposti ai pericoli del “jihad elettronico” annunciato l’anno scorso da Al Qaeda tanto quanto erano esposti alle aggressioni nei loro cieli e sul loro territorio che si materializzarono nel 2001.
Un kit di pronto soccorso per siti web colpiti dai pirati informatici: quello lanciato da Google è un corso in video (http://www.google.com/webmasters/hacked) per indicare ai neofiti che gestiscono siti web cosa fare nel caso in cui scoprano di essere caduti nella rete dei cybercriminali. Ricostruisce un itinerario in otto tappe e attraverso brevi filmati mostra le strade da percorrere per difendersi.
Il corso anti-pirati
La prima lezione di Webmasters help for hacked sites è in lingua inglese, con sottotitoli attivabili: ricorda che quando gli hacker entrano in un sito web non protetto in modo adeguato possono aggiungere testi o link. E in questo modo indirizzano gli eventuali visitatori verso altri spazi online adoperati per truffe. Oppure, i pirati informatici possono infettare altri utenti mediante un software malevolo (chiamato anche malware) che è in grado, ad esempio, di rubare le credenziali di accesso, come nome utente e password.
Leggi tutto: Google lancia un video-manuale per proteggere i siti web dagli attacchi degli hacker
Conclave . Corvi e fughe di notizie. Sospetti di microspie e gole profonde. Il Conclave inizia così come se l’elezione del Pontefice fosse qualcosa che sta a metà tra gli esercizi spirituali e il congresso di un partito diviso tra troppe correnti ma alla ricerca di un leader. Sullo sfondo lo scandalo del maggiordomo infedele, le vicende dello Ior, ma soprattutto le controverse dimissioni di Joseph Ratzinger, si fondono con la sfida a quattro per il nuovo pontificato che vede protagonisti l’arcivescovo di Milano Scola, l’arcivescovo di New York Dolan, quello di San Paolo del Brasile Scherer e il canadese Ouellet.