Skype, falla nella sicurezza: tutti possono rubare un account

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Una volta informati i tecnici Skype dell’accaduto, il gruppo si è immediatamente messo al lavoro per interrompere il percorso attraverso cui il sistema può essere violato.

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Skype spiega di voler risolvere in proprio il problema senza dover costringere gli utenti a cambiare password o email di riferimento sul proprio account, così da garantire la piena sicurezza delle varie identità senza attendere l’intervento di alcuno. La vulnerabilità non è stata però identificata nello specifico del codice del sistema, quanto piuttosto nel meccanismo di recupero delle password previsto. Sulla base delle evidenze trapelate, chiunque sarebbe facilmente in grado di far proprio lo username altrui riuscendo anche a modificarne la password e quindi agendo in seguito con estrema semplicità sottraendone di fatto l’identità sul network.

Il problema è stato grossolanamente risolto in pochi minuti con un intervento tale da impedire qualsivoglia attacco: il meccanismo di recupero delle password (l’elemento debole identificato nel meccanismo) è stato rimosso, così che nessuno possa approfittare del problema al diffondersi della notizia. Prima di ripristinare il servizio, i tecnici Skype dovranno ora adottare i filtri giusti per impedire che un semplice aggiramento del processo possa minare la sicurezza di milioni di account.

Fonte Webnews

Facebook: un bug permette di bypassare l’inserimento della password

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Il link ottenibile con la ricerca era quello contenuto nelle email inviate da Facebook agli utenti in caso di aggiornamenti e notifiche, dove infatti si offre la possibilità di rispondere velocemente cliccando per effettuare il login. Il security engineer di Facebook, Matt Jones, ha spiegato che questo tipo di link vengono tipicamente inviati solo via email e possono essere inoltre usati un’unica volta:

Per far sì che un motore di ricerca arrivi a questi link, il contenuto delle email deve essere stato postato online. In ogni caso, a causa della pubblicazione di questi link, abbiamo disattivato la funzionalità fino a quanto non potremo assicurare la sua sicurezza per gli utenti le cui email sono pubblicamente visibili.

Fonte Cadoinpiedi

Un baco travolge Facebook “Messaggi privati visibili a tutti”

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Ma conferme ufficiali non ne arrivano: ci sono solo le denunce degli utenti che fioccano sul web, in particolare dalla Francia. Per la community fondata da Mark Zuckerberg non c’è nulla di che preoccuparsi, si tratta, secondo fonti interpellate dalla Bbc online-  “di vecchi messaggi di bacheca sempre stati visibili sulla pagina dell’utente”.

Ma non solo, Facebook si dice siddisfatta che non c’è stata alcuna crepa nel sistema di privacy dell’utente. E aggiunge che non c’è “alcun messaniscmo” che possa esser stato creato in grado di far accadere questo. “Non c’è alcuna possibilità che due aree di dati possano mescolarsi”.

Timori e ironia, i commenti sul social 2

Nonostante la smentita – quantunque ufficiosa – di Facebook, molti utenti continuano a denunciare che loro messaggi privati adesso sono in chiaro. Non si tratterebbe solamente di conversazioni pubbliche ma questa disfuzione riguarderebbe anche quelle private della mail, o di un gruppo ristretto di membri o addirittura ‘intercettate’ dalla chat interna del social network. La spiegazione che si danno molti utenti è che si siano mischiati i messaggi realmente pubblici a quelli privati che non dovevano essere pubblicati sul diario, il tutto senza che si sia modificato impostazioni di account e privacy.

Dalle reazioni sembra che il bug non abbia colpito tutti gli account anche se sono in tanti, soprattutto in Francia ma anche in Italia a confermare che sì, alcuni messaggi privati sono ora visibili a tutti. Per chi non si fida delle rassicurazioni della casa californiana, una soluzione c’è: andare sul box dei messaggi, cliccare sulla matita nera ‘nascondi dal diario’ oppure cancellarli uno a uno anche se sembra veramente un’impresa titanica. C’è chi è pessimista: infatti queste operazioni sono inutili perché messaggi che in origine erano privati sono visibili sulla bacheca del nostro amico.

Intanto è su Twitter che i francesi commentano le loro paure tra ironia e terrore. C’è chi per prima cosa ha controllato il profilo del fidanzato senza trovare nulla, chi ammette di non avere niente da nascondere e quindi di non essere preoccupato, chi invece potrebbe adottare la soluzione più drastica: eliminarsi dal social network creato da Mark Zuckerberg. Tutti hanno una gran voglia di tirare un sospiro di sollievo.

Fonte Repubblica

Privacy Agent

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. In alternativa alle opzioni del browser, ecco un software del tutto gratuito e semplice da utilizzare, capace di cancellare in pochi clic tutti i dati registrati dai software di navigazione sul PC in uso. Privacy Agent, dunque, garantisce la privacy ed elimina definitivamente ogni traccia dei clic effettuati. Attualmente supporta i browser IE, Safari, Chrome e Firefox.

Per testare immediatamente il software basterà scaricare l’eseguibile dal link indicato. Con un doppio clic sul file, avrà inizio l’installazione che richiede soltanto tre passi, al termine dei quali il software è pronto all’uso.

Per iniziare la ricerca dei file da rimuovere è semplicemente necessario fare clic sul pulsante Start Scan. Qualora i browser non siano stati precedentemente chiusi dall’utente, il software avverte che verranno chiusi automaticamente all’avvio della scansione. Per procedere basta fare clic su Start the Scan.

Non appena la scansione ha inizio, Privacy Agent va a caccia di tutti i file che potrebbero contenere informazioni riguardanti l’utente. Questa operazione potrebbe durare alcuni minuti.

Al termine Privacy Agent dà la possibilità di visionare un report dei file individuati.

Per procedere con l’eliminazione definitiva basterà cliccare su Delete Privacy Traces, e così ogni traccia sarà scomparsa.

(G. Barbieri)

Fonte Punto Informatico

Amalfi, esperti da tutto il mondo: parte la battaglia agli imbroglioni online

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La conferenza Scn (Security and cryptography for networks), giunta all’ottava edizione, ha lo scopo di riunire esperti internazionali di crittografia e sicurezza delle reti per facilitare lo scambio di idee, rafforzare collaborazioni già esistenti e promuovere nuove sinergie, al fine di produrre soluzioni innovative.

Il programma della conferenza prevede 31 interventi su molti aspetti della crittografia e della sicurezza nelle reti di comunicazione. Inoltre ci saranno di due interventi su invito, uno del prof. Yuval Hishai (Technion, Israele) e l’altro del prof. Giuseppe Persiano (Università di Salerno), entrambi esperti internazionali nel campo della crittografia.

La conferenza si terrà ad Amalfi presso la sala Ibsen dal 5 al 7 settembre ed è sponsorizzata dal Dipartimento di Informatica dell’Università degli studi di Salerno. Ivan Visconti e Roberto De Prisco, entrambi afferenti al dipartimento di Informatica, sono, rispettivamente, i presidenti del comitato scientifico e del comitato organizzativo.

Alla conferenza parteciperanno studiosi provenienti da tutto il mondo. I partecipanti già iscritti provongono da Italia, Francia, Stati Uniti, Finlandia, Regno Unito, Svizzera, Giappone, Germania, Singapore, Corea, Estonia, Polonia, Svezia, Israele, Cina, Taiwan.

Fonte Il Mattino

Cinque consigli per proteggere il tuo smartphone

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Probabilmente ciò che ho raccontato non succederà mai a uno come te, sei troppo geloso del tuo smartphone. E poi non sei mica il tipo che si lascia inebetire dalle bionde fino a questo punto . Ma visto che la prudenza non è mai troppa ti consiglio di dare un’occhiata e queste cinque pratiche regole per proteggere il tuo smartphone. Mal che vada avrai perso solo 5 minuti del tuo tempo.

Tratta lo smartphone come fosse il tuo portafogli

La prima (e più importante) regola salva-smartphone è così banale da essere spesso sottovalutata. Prima ancora di chiederti quali sono gli strumenti tecnologici che possono essere utilizzati per proteggere il tuo cellulare cerca di comprendere qual è il valore di ciò potresti perdere. Ricordati che hai fra le mani qualcosa di molto più complesso e prezioso del tuo primo cellulare, qualcosa che nel bene e nel male racchiude tutta o buona parte della tua vita (digitale e non): numeri di telefono, indirizzi, messaggi, pagine internet, password, documenti personali, applicazioni che sanno tutto di te…insomma tutta roba che scotta, soprattutto dovesse finire nelle mani sbagliate. Come direbbe Marzullo, fatti una domanda e datti pure una risposta: lasceresti mai il tuo portafogli incustodito sul bancone di un bar o in qualsiasi altro luogo pubblico? Certamente no. Ecco, fai lo stesso per il tuo smartphone.

Inserisci un password robusta se ci riesci

Non l’hai mai fatto, d’accordo, ma forse è il caso di cominciare ad adottare qualche buona abitudine. La prima è quasi scontata: inserisci una password di blocco sul tuo cellulare, robusta se possibile. Il team di Mozilla suggerisce un semplice escamotage per creare una combinazione affidabile e facile da ricordare: pensa a una frase o a una filastrocca che contiene un numero (ad esempio Ambarabà cicci coccò tre civette sul comò), condensalo nelle sue iniziali (Acc3csc) infine aggiungi due caratteri speciali (#Acc3csc!). Per craccare una password di questo tipo – ci dice il sito howsecureismypassword – ci vogliono 809 mila anni. Se non sei in una botte di ferro poco ci manca.

Proteggi le password che utilizzi sul Web

Il browser del tuo telefonino è un’autentica miniera d’oro per i lestofanti del Web. Se puoi evita quindi di effettuare sessioni di navigazione a rischio (accesso a servizi bancari e/o finanziari, transazioni con carta di credito) ma nel caso non potessi proprio farne a meno cerca almeno di utilizzare qualche strumento per la gestione delle password [leggi il nostro approfondimento]. LastPass è, forse, il più celebre ed autorevole fra questi: un servizio gratuito che permette di salvare le password in uno unico spazio bliandato e di ripescarle in modo automatico da qualsiasi dispositivo (smartphone compreso).

Fai attenzione a ciò che carichi sul cloud

Il bello dei cellulari di nuova generazione è che puoi salvare qualsiasi cosa sicuro di poterla ritrovare sul pc o qualsiasi altra supporto digitale. Merito dei servizi cloud come Dropbox, Google Drive, SkyDrive, iCloud, che di fatto sincronizzano tutto il tuo mondo digitale in uno spazio Web accessibile da qualsiasi postazione. Non dimenticarti, però, che in caso di furto o smarrimento dello smartphone, tutto ció che hai archiviato sulle “nuvole” potrebbe finire nella mani di un malintenzionato. Evita perciò di salvare informazioni troppo confidenziali (numeri di carta di credito, combinazioni segrete e via dicendo) e in ogni caso proteggi il tuo account con una password o un codice di sicurezza.

Utilizza il “remote wipe”

Gli strumenti di remote wipe fanno proprio quello che dicono: cancellano i dati salvati sul telefonino riportandolo alle condizioni di fabbrica. Ma non solo. Grazie alle risorse di connettività (come il Gps e il Wi-Fi) permettono anche di rintracciare dove si trova fisicamente lo smartphone e di visualizzare e modificare le impostazioni hardware e software. Se hai un iPhone puoi fare tutto ciò utilizzando l’applicazione Find my iPhone, se invece utilizzi uno smartphone Android puoi ricorrere ad altre applicazioni dedicate, come Mobile Defense, Wave Secure o Prey. Quest’ultimo per dire, permette addirittura identificare il ladro attraverso uno scatto della fotocamera o della webcam effettuato in remoto. 

Fonte Panorama

Chattare lontani dagli spioni, col gatto criptato

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Qui, nel caso di cryptocat, non ci sono programmi da lanciare, non ci sono procedure che solo un hacker è in grado di padroneggiare. Né occorre accedere tramite Tor, la rete gestita da volontari, che consente di restare completamente anonimi on line (anche se quelli del gatto criptato nel consigliano l’uso). No, nulla di tutto questo. Con Cryptocat basta aprire il browser all’indirizzo del progetto. Lì vi accoglie un simpatico filmato animato, realizzato a mo’ di videogioco. Dove un ragazzo ed una ragazza si scambiano messaggi d’amore che un “cattivo” prova ad intercettare. Finché non arriva il gatto e mette la posta in assoluta segretezza.

Più o meno, il tutto funziona proprio come descritto nel filmato: basta ionventarsi il nome della chat che si vuole aprire e dotarsi di un nickname. Basta, è tutto. E non c’è neanche bisogno che il vostro, o i vostri contatti facciano alcunché. Basterà comunicare ai vostri interlocutori l’indirizzo della chat e anche i loro testi saranno criptati. Insomma, le chat che avvierete da Cryptocat non saranno più intercettabili, non potranno più essere monitorate.

Il sistema – che in realtà implementa molte tecnologie già esistenti – non garantisce comunque l’anonimato. Voi resterete sempre identificabili col vostro Ip, quella sorta di targa che vi segue nelle peregrinazioni on line. Nessuno però saprà di cosa state parlando coi vostri amici. Resta da dire che CryptoCat funziona al meglio con GoogleChrome ma si adatta a qualsiasi browser. E soprattutto funziona anche su Android per i dispositivi mobili. Comunicazioni lontane dagli “spioni”, insomma. E non è poco, visto che appena una settimana fa Skype, il più diffuso strumento di chat, ha dovuto ammettere che sì, sta collaborando con varie autorità per consentire il monitoraggio dello scambio di messaggi.

Fonte Globalist

Social network e mondo VoIP i più e i meno della privacy

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Facebook. Se fosse uno Stato, sarebbe il terzo più grande al mondo dietro la Cina e l’India. Basterebbe questa considerazione a far capire quanto il social network di Mark Zuckerberg sia diventato un bersaglio appetibile per gli hacker. Ne sa qualcosa proprio “Zuck” che recentemente ha visto violata la propria privacy a causa di una vulnerabilità di sicurezza che ha rivelato al mondo le sue foto private.

La falla è durata il battito d’ali di una farfalla, in poche ore tutto è stato sistemato. Non è un caso la prontezza con cui Facebook affronta e risolve problemi di sicurezza complessi: da circa un anno infatti è attivo un programma che offre a chiunque segnali un bug una ricompensa in denaro. Ad oggi, la società di Zuckerberg avrebbe pagato la bellezza di 300.000 dollari a 131 ricercatori di sicurezza, i cosiddetti hacker whitehat, che costantemente segnalano vulnerabilità.

Consigli. Come difendere la propria privacy su Facebook? Il furto del proprio profilo è sempre dietro l’angolo, così come l’accesso illecito ai dati personali. Il modo migliore per evitare brutte sorprese consiste nell’attuare una serie di misure che limitino i rischi: il primo passo è quello di verificare le impostazioni sulla privacy del proprio account. Da questo punto di vista Facebook mette a disposizione moltissime opzioni che sono diventate sempre più dettagliate.

Il secondo passo è più che altro un atteggiamento mentale da adottare: evitare di aggiungere sconosciuti, fare attenzione a quali applicazioni vogliono accedere al nostro profilo, riflettere sempre sulle informazioni condivise. Informazioni come numero di telefono, data di nascita o l’indirizzo di casa possono rivelarsi merce preziosa per un eventuale malintenzionato.   

Twitter. Ne parlano e lo usano star di Hollywood, registi, politici, giornalisti e chi più ne ha più ne metta. Twitter è uno dei social network, o meglio “news network”, più noti e usati. Sono pochi i problemi di sicurezza rilevati nella sua storia ma decisamente rilevanti. Ne sa qualcosa anche Barack Obama che si è visto “scippare” il proprio profilo ad opera di ignoti; stessa sorte è toccata all’account Twitter di Fox News, con tanto di tweet sull’assassinio del presidente Usa che ha gettato nel panico i follower della rete televisiva.

Al di là di compromissioni di account ‘eccellenti’, probabilmente violati a causa di password non proprio irresistibili, è uno in particolare il bug che tutti ricordano per gravità e portata: il cosiddetto ‘onmouseover worm’. Il semplice passaggio del mouse su un cinguettio ‘infetto’ ha permesso, nel 2010, il contagio di migliaia di profili Twitter. Da allora non si sono più viste vulnerabilità di sicurezza simili.

Consigli. Non cliccare mai su link postati da utenti sconosciuti, soprattutto se il mittente utilizza l’immagine di una donna di bell’aspetto, un’esca che troppo spesso viene usata da spammer in cerca di nuove vittime. A differenza di Facebook, Twitter non mette a disposizione delle impostazioni di privacy avanzate, è possibile però condividere i nostri cinguettii solo con alcuni contatti impostando l’opzione “Proteggi i miei Tweet”: in questo modo i propri aggiornamenti saranno visibili solo a utenti che abbiamo approvato.

Google+. Il social network di Google ha dimostrato finora di essere il meno vulnerabile. Google+ non è stato colpito da alcun serio problema di sicurezza e oggi si presenta come uno tra i migliori nel garantire privacy e un controllo approfondito sui contenuti condivisi con le nostre “cerchie” di contatti. I maligni dicono che lo scarso interesse degli hacker verso Google+, certamente meno appetibile di Facebook come numero di utenti, sia il vero motivo alla base della sua momentanea inviolabilità.

Consigli. Dalle impostazioni di Google+ è sempre opportuno scegliere chi può condividere contenuti con noi e chi può interagire con i nostri post, due consigli che spesso “salvano la vita” contro pubblicità indesiderata. Può rivelarsi molto utile anche la possibilità di impedire che chiunque possa scaricare le foto inviate su Google+, basterà togliere il segno di spunta da “Consenti ai visitatori di scaricare le mie foto”.

Linkedin. Un social network per professionisti che ha fatto la figura di uno “stagista alle prime armi”. Lo scivolone di Linkedin passerà alla storia: solo qualche settimana fa milioni di password sono state pubblicate su Internet da ignoti hacker che hanno violato i database di Linkedin.

La differenza sostanziale con gli altri social network è stata l’estrema lentezza dimostrata dall’azienda sia nell’ammettere la falla che nel ripararla. In tutto sono state sei milioni le password pubblicate su un totale di 161 milioni utenti iscritti al social.

Consigli. Nel caso di Linkedin non esistono norme di comportamento o impostazioni consigliate per evitare di essere il bersaglio di hacker e malintenzionati. La vulnerabilità sfruttata per rubare le password a milioni di utenti risiedeva nel codice di Linkedin. L’unica regola aurea da seguire è utilizzare una password complessa, di almeno otto caratteri, che contenga lettere e numeri combinati in modo arbitrario e non riconducibili in alcun modo alle nostre informazioni personali.   

Skype. Usato da 663 milioni di utenti (dati del settembre 2011) Skype è sicuramente il software VoIP più noto e diffuso al mondo. Dal 2003 ad oggi sono stati diversi i bug di sicurezza che hanno afflitto il programma, alcuni peraltro mai corretti, come la possibilità per chiunque acceda al nostro sistema di leggere in chiaro la cronologia delle chat aprendo un file. Di recente però si è presentato uno dei bachi più “fastidiosi”: l’invio di messaggi in chat arrivava a destinatari errati, creando, come si può immaginare, più di qualche problema agli utenti.

La correzione è arrivata a tempo di record, come sempre è accaduto con Skype, anche prima dell’acquisto da parte di Microsoft. Stare sotto l’alveo di Steve Ballmer e soci dovrebbe dare garanzie dal punto di vista della tempestività negli aggiornamenti di sicurezza ma non sono tutte “rose e fiori”. Proprio Microsoft infatti è finita sotto osservazione da parte degli esperti di sicurezza. Si ipotizza che passando sotto il controllo di Redmond siano state introdotte delle modifiche “nascoste” a Skype che consentirebbero a governi e polizie mondiali di intercettare chat e chiamate. Alcuni cambiamenti nella privacy policy 1 del software farebbero pensare che questi timori siano giustificati.

Consigli. Skype offre diverse opzioni per tutelarsi da contatti indesiderati, sotto la voce “Privacy” del programma si possono applicare delle impostazioni che ad esempio impediscano a sconosciuti di chiamarci o chattare con noi. Nel caso un contatto si riveli molesto è anche possibile bloccarlo, in questo modo si avrà la certezza di non ricevere più alcuna richiesta di chat o chiamata.

Whatsapp. Probabilmente una tra le app di instant messaging su iOS e Android più diffuse e amate dagli utenti, Whatsapp non ha mai brillato per quanto riguarda la sicurezza. Messaggi inviati in chiaro senza alcuna protezione dei dati, cambiamento di stato (disponibile, occupato etc.) di qualsiasi utente registrato da parte di malintenzionati, messaggi fraudolenti e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente il peggiore dei bachi riscontrati è stata l’intercettazioni di messaggi, foto e video, una vulnerabilità semplicissima da sfruttare (anche per non “addetti ai lavori”) grazie a un software gratuito scaricabile da Internet. Il record negativo in termini di sicurezza sembrerebbe essere stato alla base anche della rimozione dallo store di Apple tempo fa. A tutti i problemi già menzionati si aggiunge il fatto che per usare l’app si deve concedere l’accesso completo alla propria rubrica telefonica.
Consigli. Sbagliando si impara, ma Whatsapp ha inanellato una serie di brutte figure che farebbero propendere per un unico consiglio: se non avete assoluto bisogno di usarla, statene alla larga.

Viber. Uno dei rivali più temibili di Skype su iPhone e Android è certamente Viber. Semplice da usare, gratuito, veloce e con una buona qualità delle telefonate. E, a quanto pare, anche piuttosto sicuro. Non ci sono state vulnerabilità che ne abbiano “sporcato la reputazione”. Unico grosso neo, in comune con altre app per cellulari come Whattsapp, è l’obbligo per gli utenti di dare libero accesso alla propria rubrica dei contatti telefonici. Nomi e numeri di telefono vengono salvati direttamente sui server di Viber, sono escluse le email dei contattu ed altre informazioni.
Consigli. La cifratura dei dati delle conversazioni dovrebbe garantire una discreta sicurezza delle “telefonate” fatte con Viber. Resta il grosso neo dell’affidamento della propria rubrica alla società israeliana creatrice del software: prendere o lasciare.

Fonte Repubblica

Virus su Facebook: occhio alle email

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Ma per individuare l’email truffa basta semplicemente un po’ di attenzione: solitamente il mittente viene identificato con notification@faceboook.com (si notino le tre “o” nella parola Facebook), oppure basta semplicemente passare il mouse sopra il link incriminato (senza cliccare) e attendere che un messaggio in pop-up mostri l’indirizzo di destinazione così da scoprire che in realtà non porta affatto al social network di Zuckerberg.

Il malware è stato identificato con la tipologia Troj/JSRedir-HW, quindi con una scansione del sistema dovreste essere in grado di riconoscerlo nel caso temiate di essere stati infettati dal virus. Insomma, non è niente di particolarmente grave ma è un ulteriore invito a fare attenzione quando si ricevono email sospetto che si nascondono dietro un innocuo specchio. Un po’ di accortezza in più per evitare guai, e occhio a cosa ricevete e su cosa cliccate.

Fonte Oneweb20

Facebook controlla chat per sicurezza. I pareri degli esperti

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Queste misure, si aggiungerebbero ad altre già attive su Facebook che si occupano di non far comparire i profili di minorenni nei risultati di ricerca, e che permettono di ricevere messaggi solo dagli amici di secondo livello, e di attivare chat solo con amici confermati.

L’eventuale segnalazione automatica verrebbe immediatamente sottoposta al vaglio di un dipendente Facebook, in grado di inoltrare il contenuto dei messaggi alle forze dell’ordine. Il sistema non sarebbe tuttavia attivo in Italia.

La Dott.ssa Sabrina Castelluzzo, Vice Questore Aggiunto del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, spiega ad Alground: “Non siamo a conoscenza di questo metodo di segnalazione. Per normativa vigente è necessaria una denuncia proveniente dalla parte lesa.

In questo caso l’autorità giudiziaria, con suo provvedimento, valutata la sussistenza del reato lamentato, chiede al social di fornire i dati indispensabili per identificare gli utenti responsabili dei crimini per cui si indaga, ricorrendo alla rogatoria internazionale qualora sia indispensabile, nei casi più gravi, acquisire contenuti. In entrambi i casi, il social network evade le richieste solo  quando siano compatibili con  la legislazione vigente nello Stato in cui risiedono i suoi server.”

I pareri contrari – L’iniziativa di Facebook ha diviso l’opinione pubblica e degli esperti, tra la volontà di proteggere i minori e quella di preservare la privacy degli utenti. La criminologa Roberta Bruzzone, che già aveva rilasciato una intervista sulla difesa dei minori sul web, spiega ad Alground: “Premesso che non ho visto nello specifico la funzione e non posso dare un giudizio circostanziato, a livello generale mi sembra francamente un’azione fatta tanto per dimostrare che si è presa qualche contromisura. Il rischio è che si generi un alto numero di falsi positivi che potrebbero addirittura intralciare il lavoro delle forze dell’ordine.

I molestatori – conclude la criminologa – sono molto abili nell dissimulare i loro atti, e per comprendere comportamenti di questo genere sarebbero necessari dei controlli talmente invasivi della privacy che non credo si possa attuare qualcosa del genere con le leggi attualmente in vigore.”

Via libera sulla privacy? – “Direi innanzitutto che su questa storia ci sono poche informazioni tecniche, e troppo generiche per poter esprimere una opinione nello specifico – osserva invece il noto esperto di sicurezza e privacy Corrado Giustozzi ad Alground – Non entro quindi nel merito della questione ma faccio un ragionamento generale. Direi innanzitutto che se Facebook scrive chiaramente nel contratto i modi e i termini con cui gestisce le informazioni, e gli utenti si iscrivono volontariamente accettando il contratto, non vedo come si potrebbe criticare il social network.

In più, dico che un controllo sul potenziale adescamento potrebbe anche essere un plus. La pedofilia è un crimine particolarmente insidioso e come genitore, anche perchè molto spesso i bambini si iscrivono a nostra insaputa e dichiarano un’età maggiore di quella che hanno effettivamente, preferisco che ci sia un minimo di controllo sulle azioni compiute verso di essi da parte degli altri utenti.

E’ meglio, insomma, portare i bambini a dei giardinetti pubblici o comunque in luoghi dove ci sia un certo controllo sociale piuttosto che lasciarli liberi per la strada alla mercé di qualunque malintenzionato. E’ chiaro che il primo controllo su di essi deve farlo la famiglia, ma se anche il gestore di un social network prende alcune misure attive per evitare spiacevoli esperienze ai minori che usano il sistema non credo che possa essere criticato.

Facebook, e il suo fondatore che è un idealista molto attento ai diritti umani, molto spesso ha preso posizione contro paesi e regimi totalitari, e da esperto devo dire che il social si comporta bene con gli utenti e la loro privacy, e mi sento sostanzialmente di promuoverlo da questo punto di vista”.

Gli episodi precedenti – I casi di molestie sul web e sulle piattaforme social sono all’ordine del giorno. Nel giugno scorso due predatori aveva molestato delle vittime minorenni su Habbo Hotel, un luogo di incontro virtuale, e un giornalista che si era finto una bambina di 11 anni era stato tempestato da richieste allusive. Allo stesso modo, l’azienda produttrice della nota app per smartphone Skout è stata costretta ad ammettere che degli adulti avevano molestato tre minorenni tramite l’applicazione.

Più in generale, restringere l’età minima di iscrizione diminuisce il numero degli iscritti e quindi il traffico sui portali, così come l’aggiunta di filtri e moderatori è un costo economico che non conviene alle piattaforme. La Aristotle International Inc, azienda che eroga anche servizi per la tutela e il controllo del comportamento dei minori sul web, conferma per bocca del suo CEO John Phillips, che i pacchetti per il controllo e il monitoraggio dei minori vengono assai raramente richiesti dai loro attuali clienti.

Fonte Alground