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Da Oriente a Occidente, cresce l’intolleranza religiosa nel mondo

religioni-300x291Dagli Stati Uniti all’Australia cresce l’intolleranza nel mondo, e con essa le misure restrittive attuate dai governi nei confronti delle minoranze.

Non è confortante il quadro delineato dal rapporto del Pew Forum Research Center, un’organizzazione americana che studia le interazioni tra politica e nei cinque continenti. Peter Beaumount, autore del rapporto, sottolinea che tre quarti del mondo vivono in condizione di elevati livelli di restrizione, dove all’odio motivato da contrasti religiosi si associano interventi governativi tendenti alla repressione.

Tra i paesi occidentali, a preoccupare maggiormente per il livello di discriminazione e per l’aumento delle tensioni sociali legate all’intolleranza religiosa sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, mentre nel mondo arabo spiccano l’Egitto, l’Afghanistan, l’Iraq e la Siria. Non scherzano neppure l’Indonesia, il Pakistan, la Somalia, la Nigeria e la Russia. In tutti questi paesi, la crescente ondata di restrizioni imposte in questi ultimi anni è attribuibile a una serie di fattori, tra cui l’aumento di reati, aggressioni e atti di violenza motivati da odio religioso o pregiudizi, così come da un’eccessiva ingerenza dei governi nella pratica del culto.

Se fino al 2007 il 68% della popolazione mondiale non godeva della libertà di professare il proprio credo, se non a rischio di gravi ritorsioni da parte di gruppi estremisti o azioni governative repressive, oggi quella soglia è aumentata di sette punti e ha raggiunto il 75%. Leggendo i dati, si evince che più aumentano i disordini sociali più si impongono restrizioni governative, ma senza alcun effetto deterrente. La politica diventa più invasiva in Africa sub-sahariana, dove negli ultimi anni le tensioni sociali sono aumentate, mentre i livelli più bassi di interferenza stato-chiesa e tensioni sociali si registrano in Europa e America Latina.

L’intolleranza prende di mira usi e costumi, tra cui l’abbigliamento inadeguato, spesso si traduce in violenza settaria, talvolta in abusi o intimidazioni. I paesi che hanno vissuto la Primavera Araba: Tunisia, Egitto e anche lo Yemen, a dispetto dell’ispirazione democratica delle rivolte stanno attuando una politica governativa sempre più dura nei confronti della libertà di culto, anche se nel complesso il continente che si dimostra più intollerante è l’Asia, dove in almeno nove paesi su diciotto le politiche governative limitano fortemente la libertà religiosa: Indonesia, Maldive, Afghanistan, Iran, Uzbekistan, Cina, Myanmar, Vietnam e Azerbaigian.

Fonte Atlasweb

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