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Così Facebook spia Internet

Cosi-Facebook-spia-Internet h partbI cookie sono l’invenzione più amata e odiata dell'era internet.
Se da un lato consentono di accedere velocemente ai siti più visitati, immettere con pochi click dati di accesso ed effettuare comodamente acquisti online, dall’altro rappresentano un serio problema di privacy. Visto che ogni sito contiene tanti moduli diversi, è normale che sul computer di ogni utente siano salvati centinaia di cookie, che si aggiornano ogni volta che si visita lo stesso sito. In termini tecnici il “biscotto” contiene delle stringhe di testo che partono da un server (quello del sito che si visita) e arrivano a un utente che poi li rimanda al mittente, con nuove informazioni sulla navigazione.

Oggetto di discussione da anni, i cookie possono anche essere utilizzati per tracciare la navigazione su altri siti non direttamente navigati da un utente. Questo può succedere quando su siti “terzi” sono presenti porzioni di codici provenienti dal sito che visitiamo di solito, al quale si è concesso il permesso di tracciare i nostri movimenti. Un esempio è la pubblicità sul web: spesso i banner pubblicitari vengono gestiti direttamente dalla agenzie che li producono e non dagli amministratori del sito vero e proprio. Grazie ai cookie ricevuti sui navigatori del portale, le agenzie possono costruire campagna pubblicitarie ad hoc, personalizzate per i singoli utenti divisi per categorie, interessi, hobby.

PIÙ DI 200 MODULI TRACKER
Ma cosa succede se un sito web tra i più popolari del pianeta utilizza questa tecnica “forzatamente” per monitorare quello che i propri utenti fanno quando non sono tra le sue pagine? E’ l’inchiesta avviata da Business Insider che ha scoperto come Facebook guarda ogni mossa online dei suoi iscritti. Nel testare il software diagnostico “Do Not Track Plus” dell’azienda Abine, il team di Business Insider ha scoperto che Facebook ha più di 200 moduli “tracker” che spiano l’attività degli utenti, qui è possibile leggerne i risultati.

Questi spioni sono principalmente bottoni e pulsanti che, presenti su altri siti, permettono di analizzare cosa fa e dove va l’iscritto al social network. Abine definisce l’attività dei trackers come “una richiesta che una pagina web tenta di fare al browser con l’obiettivo di registrare le informazioni e condividere l’attività online”. I trackers sono stati riconosciuti sotto forma di cookie, Javascript o moduli iFrame e già qualcuno ha definito il loro lavoro come “targetting”; il resto del mondo lo considera spionaggio.

Il fatto è che oltre ad invadere la privacy di tutti, queste richieste di tracciamento possono consumare grandi quantità di dati, operazione che richiede tempo e banda, ecco perché la velocità di caricamento di un sito senza richiesta di cookie è maggiore di uno che traccia i movimenti degli utenti. Tuttavia non tutti i cookie hanno lo sporco compito di rendere l’attività online oggetto di marketing. Molti sono messi lì per memorizzare le informazioni per un utilizzo successivo e un rapido accesso alle attività più frequenti. Il problema è che nemmeno Facebook può rispondere facilmente ad un’accusa di monitoraggio estremo visto che il sito è pieno zeppo di moduli che rimandano all’esterno e il web stesso è ricolmo di rimandi al social network. Certo Zuckerberg non ha mai nascosto la sua particolare disaffezione ai problemi di privacy, cerca in tutti i modi di venirne a capo ma sembra ancora lontano dal riuscirci.

Fonte Panorama

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