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Siria, “un fedelissimo di Assad collabora con gli americani”

assad-guerra-siriaSul fronte siriano, la notizia politica di maggiore rilievo è stata diffusa questa mattina dal Guardian, secondo cui Jihad Makdissi, l’ex portavoce del ministero degli Esteri siriano uscito dal Paese un mese fa, «collabora con l’intelligence Usa, che lo ha aiutato a espatriare». Makdissi, di religione cristiana, è uno dei principali responsabili del regime ad aver defezionato. Ora si troverebbe a Washington e stando alle rivelazioni del Guardian starebbe fornendo informazioni importanti sul regime di Bashar al Assad e la stretta cerchia al potere in Siria. Nel frattempo si registra un’avanzata dei jihadisti nella provincia di Hama, teatro di grandi manifestazioni anti-regime nell’estate 2011. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo (Sohr) un gruppo di jihadisti avrebbe conquistato

la grande parte della località alauita, la minoranza religiosa a cui appartiene anche il presidente siriano Bashar al-Assad, nel centro della Siria. I jihadisti hanno recentemente moltiplicato gli attacchi in questa regione, dove coesistono numerose comunità, ma finora non avevano registrato particolari successi. Oggi, sempre secondo il Sohr, un altro battaglione islamista ha minacciato di attaccare due villaggi cristiani a una ventina di chilometri da Maan, se i loro residenti non cacceranno l’esercito e i miliziani pro-regime.  

Grande preoccupazione in Israele, dove tutti gli occhi sono puntati su Damasco: «Se il presidente siriano Bashar al Assad farà ricorso alle armi chimiche segnerà il proprio destino firmando la sua condanna a morte», ha detto oggi alla radio militare l’ex capo dell’intelligence militare, il generale Amos Yadlin. Il ricorso alle armi chimiche, a suo avviso, rappresenta «una linea rossa» che né la Russia né gli Stati Uniti potrebbero ignorare. Dunque è «molto improbabile» che Assad ricorra a quella carta. Per Israele, secondo Yadlin, il crollo definitivo del regime di Assad sarebbe una buona notizia, perché contribuirebbe a scardinare «l’asse Iran-Siria-Hezbollah». 

Fonte La Stampa

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