Il detective assoldato dal marito non ha la possibilità di spiare la moglie nell’abitazione dell’amante, anche se quest’ultimo gli abbia consentito, volontariamente, di entrare. La moglie, infatti, deve essere informata, deve cioè essere a conoscenza delle persone che si trovano in una casa altrui; nascondere la presenza di terzi è lesivo, in questo caso, della sua privacy e il detective di scuola santommasiana rischia la condanna per interferenze illecite nella vita privata.
Questo è quanto stabilisce la sentenza n. 9235/2012, emessa dalla Corte di Cassazione; nella fattispecie un marito, non proprio convinto della fedeltà della moglie, aveva foraggiato un detective privato per verificare la veridicità delle sue preoccupazioni.
Che cosa si sono detti il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e Nicola Mancino? Sulle conversazioni segrete intercettate dalla Procura di Palermo si sta scrivendo una pagina di storia repubblicana assai tormentata, con inedite coalizioni di commentatori e politici le une contro l’altre armate. Ma è una storia che, se avesse un titolo, potrebbe essere molto semplice: la grande ipocrisia.
Lo scandalo delle (indebite) intercettazioni del capo dello Stato, le cui conversazioni con Nicola Mancino sono state registrate dalla Procura di Palermo, tiene banco da alcune settimane. Ma è da molto tempo che garantisti e “giustizialisti” si combattono: i primi sostengono che l’Italia è l’unico Paese occidentale nel quale si divulgano senza alcun limite le intercettazioni, e che questa è una grave lesione dei diritti civili, soprattutto nei confronti di chi viene ascoltato e non è nemmeno indagato, ma viene danneggiato dai mass media; i secondi obiettano che il diritto all’informazione è prevalente, e pertanto non deve avere limiti.
L’intervento militare internazionale, come quello che l’anno scorso vide la Nato e alcuni Paesi arabi contribuire con aerei, truppe e armi alla caduta del regime libico di Muammar Gheddafi, ancora non c’è ma non per questo mancano gli elementi che indicano le crescenti ingerenze straniere nella guerra civile siriana. A sconsigliare un’azione militare diretta contro il regime di Bashar Assad contribuiscono gli aiuti che Mosca, Pechino e Iran forniscono a Damasco e soprattutto la consapevolezza che un attacco al regime, anche se condotto con mezzi aerei, non sarebbe certo a costo zero come fu quello libico poiché le difese aeree siriane dispongono dei migliori sistemi di difesa aerea russi e farebbero pagare un prezzo elevato agli aggressori.
Il Micro registratore audio ambientale e telefonico con le sue dimensioni di soltanto 65mm×19mm×15mm è più piccolo di un accendino e facilmente da occultare ovunque.
Un giallo internazionale in piena regola. E il sospetto che quattro italiani (contractor? spie ingaggiate da qualcuno dei contendenti?) abbiano preso parte ai combattimenti in Siria, anche se ancora non si sa da quale parte. Anzi c’è molto più di un sospetto.
Anche l’era Facebook sta volgendo al termine? Da alcuni sondaggi sembrerebbe proprio che la creatura di Zuckerberg sia impopolare in America, almeno come lo era MySpace due anni fa.
Se pensavate che basta settare per bene le impostazioni di privacy per proteggere messaggi e contenuti postati su Facebook vi sbagliate. Un giudice federale di New York ha infatti stabilito che gli organi di polizia possono controllare il profilo degli utenti se uno degli amici da loro il permesso di farlo. La decisione diventa un precedente importante nell’era del diritto applicato ai social media. Con un ordine emesso lo scorso venerdì, il giudice distrettuale William Pauley III ha respinto l’accusa di Melvin Colon di violazione della privacy da parte degli investigatori dell’FBI, che si erano avvalsi del “permesso” di uno degli amici per prendere informazioni all’interno di un’indagine più ampia sul traffico di droga e su un caso di omicidio nel Bronx.
Sono considerate “la Gestapo del 21esimo secolo”. Come una polizia segreta, intercettano, spiano e censurano qualsiasi comunicazione. Sono le tecnologie per il controllo della Rete, che permettono di entrare in ogni email e conversazione via Skype o anche di imbavagliare Internet, filtrando la navigazione. Facili da ottenere e più che abbordabili. Qualsiasi dittatore può permettersele: basta acquistarle dalle aziende occidentali che le producono e, con pochi milioni di euro, anche il regime più povero e arretrato può mettere in piedi un sistema repressivo in stile Kgb. Ora i “Syria Files”, i 2 milioni e mezzo di documenti sulla Siria ottenuti da WikiLeaks che “l’Espresso” pubblica in esclusiva, gettano luce su come la tecnologia dell’americana Blue Coat sia finita alla corte di Assad, nonostante le rigidissime sanzioni Usa.
Non tutte le privacy hanno lo stesso valore. Per le centinaia di dipendenti di Telecom, «dossierati» uno ad uno dall’ufficio Sicurezza dell’azienda ai tempi di Marco Tronchetti Provera e del suo segugio Giuliano Tavaroli, il risarcimento è stato di poche migliaio di euro. Per Christian Vieri detto «Bobo», già centravanti dell’Inter e della Nazionale nonchè fidanzato seriale di veline e starlette, il risarcimento sancito da una sentenza del tribunale di Milano ammonta a un milione tondo tondo, più rivalutazione e interessi. Poca cosa, rispetto ai venti milioni che il vecchio bomber aveva chiesto all’Inter e a Telecom.