Internet. Il più grande attacco su internet della storia, ecco che cosa è successo
Un vasto attacco informatico colpisce Spamhaus: è un’organizzazione internazionale che compila gli elenchi dei filtri per bloccare i mittenti di email spazzatura. L’offensiva sta causando effetti a catena. E potrebbe aver rallentato la navigazione su internet in alcune regioni
Le dimensioni
Secondo le prime ricostruzioni l’ondata di dati ha raggiunto picchi di 300 Gigabit per secondo, equivalenti a 300 miliardi di bit al secondo. Per la Bbc è il più grande attacco informatico mai avvenuto di cui si sia a conoscenza. Potrebbe aver reso difficili le connessioni degli utenti a piattaforme online. Al momento in cui viene scritto questo articolo il sito web di Spamhaus risulta di nuovo raggiungibile. I sospetti sull’origine dell’offensiva digitale sono indirizzati verso il gruppo di web hosting CyberBunker.

In tempi di accuse incrociate di intrusioni e attacchi informatici, l’ultimo presunto caso di spie tra Stati Uniti e Cina in ordine di tempo è invece legato al fattore umano. Certo memorie esterne e pc sono stati gli oggetti cui l’Fbi si è interessata durante l’interrogatorio di Bo Jiang, scienziato cinese al Langley Research Center della Nasa, fermato all’aeroporto Dulles a Washington mentre era in procinto di imbarcarsi su un volo di sola andata per Pechino.
La versione del software Skype utilizzabile in Cina sarebbe sfruttata dal governo per
Governi
Spiare
Sull’enfasi non hanno risparmiato di sicuro. E più ansiogeni di così non potevano essere. Michael McCaul, congressista repubblicano del Texas presidente dell’Homeland Security Committee della Camera dei rappresentanti, ha paragonato le vulnerabilità tecnologiche a livello informatico (foto Ansa) delle infrastrutture degli Stati Uniti a quelle del sistema generale della sicurezza prima dell’11 settembre. Gli Stati Uniti sarebbero attualmente esposti ai pericoli del “jihad elettronico” annunciato l’anno scorso da Al Qaeda tanto quanto erano esposti alle aggressioni nei loro cieli e sul loro territorio che si materializzarono nel 2001.
Un kit di pronto soccorso per siti web colpiti dai pirati informatici: quello lanciato da Google è un corso in video (
Conclave . Corvi e fughe di notizie. Sospetti di
SONO 58000 gli utenti di Facebook coinvolti nell’ultimo studio dell’Università di Cambridge. Un campione significativo a supporto di un risultato in grado di sollevare interrogativi importanti. Il controllo della privacy online è un parametro reale e in grado di incidere davvero su quanto il web sa di noi, oppure si tratta di un effetto placebo? Secondo lo studio, dalla semplice pressione del tasto “Mi piace” su Facebook, è possibile delineare i profili personali degli utenti con una precisione quasi chirurgica. L’informazione contenuta in un “mi piace” appare come una vera e propria sequenza di Dna digitale, e poco importa se l’utente lascia chiuso il profilo o mantiene i suoi dati sensibili lontano dai “non amici”.