Il controspionaggio hi-tech ora si studia all’università

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«Stiamo realizzando progetti con istituzioni italiane pubbliche e private, banche e infrastrutture per creare sistemi di protezione da attacchi esterni. Le minacce sono innumerevoli a partire dalla nuova frontiera degli hacker. I pirati informatici sfruttano le reti wi-fi e i dispositivi mobili per centrare i propri obiettivi senza lasciare tracce». Gli hacker si appoggiano agli smartphone come ponti di trasmissione attraverso cui sferrare l’attacco, entrare nei database, manipolare siti o bloccarli. I cybercriminali possono depredare le rubriche dei cittadini, acquisire informazioni

come le password per accedere a una banca o rubare dati su Facebook per fare delle analisi e capire in che modo sfruttare queste informazioni. «La cyberwar è il tema del momento. Le reti informatiche sono prese di mira da criminali, terroristi o servizi di intelligence avversari. Le tecniche offensive arrivano alle arene competitive politiche ed economiche. Noi insegniamo ai nostri studenti quali sono le contromisure più efficaci per prevenire, contrastare e contenere queste minacce dal punto di vista tecnologico e di analisi di intelligence». Il braccio operativo dell’università è il Consortium for intelligence e security services al quale collaborano piccole imprese e altri centri di ricerca privati, che ha elaborato teorie e discipline per evitare che «quando si cripta un’informazione, una comunicazione o una password, si venga subito decriptati dai pirati». (c.bar.) Gli studenti della Link University durante una lezione di cybersecurity: i corsi insegnano come difendere sia la sicurezza online che quella fisica.

Fonte Repubblica

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