Hacker, cosa sanno della tua vita?
Nessuno è esente dagli hacker. Giovani, esperti, businessman, operatori pubblici. Le informazioni della vita digitale di ognuno fanno gola perché nascondono chiavi di accesso che potrebbero aprire porte ben più remunerative del semplice account Facebook e Twitter. Se ne è accorto anche il giornalista di Wired USA Mat Honan che una mattina si è svegliato scoprendo che molti dei suoi dati digitali erano passati nelle mani degli hacker che avevano sfruttato tecniche di ingegneria sociale per scovare le sue password. Grazie all’incrocio di informazioni provenienti dagli account Amazon e Apple e dati personali (come il giorno e il mese di nascita), gli hacker sono riusciti a bloccare il suo conto Google, controllare Twitter e prosciugare il credito della carta associata ad iTunes.
Ieri, a Roma, i funerali di Pino Rauti, funerali passati alla cronaca per saluti romani, sputi e slogan che sembravano dettati da pagine di cronaca di tempi lontani, quando il neofascismo era lugubre protagonista di trame eversive. Oggi, lontano da Roma, un altro funerale che chiude un’altra vita che ha segnato quel tempo triste, inquietante e luttuoso per la nostra democrazia passato alla storia come “strategia della tensione”. In quel triangolo nero del Veneto oggi si svolgono i funerali del generale Amos Spiazzi di Corte Regia, 78 anni, morto domenica a Verona dopo una lunga malattia.
Un suicidio, si era detto. Uno dei tanti liquidati in poche righe sui giornali. La morte di uno sconosciuto sotto le ruote di un treno. Ma le notizie che stanno trapelando aprono uno scenario inquietante e, forse, dai risvolti più oscuri. Il suicidio fu davvero un suicidio? Si indaga. Perché a morire non fu un semplice cittadino ma un agente segreto dell’Aise (ex Sismi), impegnato, fino alla vigilia della morte, in attività operative.
A mezzanotte del 2 novembre scorso, una nuova, inquietante falla ha colpito Facebook. Il social network è stato infatti irraggiungibile per più di un’ora.
Shamiur Rahman ha 19 anni ed è un cittadino americano di origini bengalesi. Vive a New York e, fino a pochi giorni fa, conduceva una doppia vita: giovane musulmano modello per gli amici, informatore e spia nella comunità islamica cittadina per la polizia di New York. Rahman ha raccontato la sua storia ad Adam Goldman e Matt Apuzzo di Associated Press (AP), facendo cadere la propria copertura e deciso a tornare a riconquistare la fiducia della gente che ha “usato per fare soldi”. E negli Stati Uniti si riapre la polemica sui mezzi non convenzionali che il New York Police Department (NYPD) ha utilizzato dall’11 settembre 2001 in poi per contrastare il terrorismo islamico in patria.