Cina, gli 007 americani scovano il palazzo degli hacker anti-Usa.
UN PALAZZONE anonimo nell’area di Pudong, a Shanghai. E’ da là che nel normale quotidiano di un quartiere come tanti, operava APT1, la Advanced Persistent Threat, il gruppo hacker capace di penetrare nelle reti delle amministrazioni e delle aziende statunitensi, denominato Comment Crew. Recentemente, grandi giornali statunitensi come il New York Times, Washington Post e Wall Street Journal hanno subito attacchi informatici importanti. A rivelarlo è un rapporto della società di cybersicurezza Mandiant, che ha monitorato le attività hacker sul territorio riconducendole poi al palazzo di Shanghai.
La notizia era stata raccolta dai servizi segreti. Francesco Nangano era in rotta con i vertici del clan di Brancaccio. Adesso gli investigatori sono al lavoro per scoprire se si sia trattato di una macabra coincidenza oppure se la sua condanna a morte fosse scritta da tempo. È la rivelazione di una fonte confidenziale ad aprire una pista investigativa per l’omicidio di sabato sera in via Messina Marine. Si parlava di contrasti con Nino Sacco. Sacco è in carcere da un anno e mezzo. La sezione Criminalità organizzata della Squadra mobile lo piazza nel triunvirato – Nino Sacco, Giuseppe Faraone e Cesare Lupo – alle dipendenze di Giuseppe Arduino che gestiva il clan sotto l’egida dei fratelli Graviano.
Si infittisce il mistero sul “
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Della questione si dibatteva da tempo. Perché in Italia i gestori dei locali pubblici non lasciano il Wi-Fi aperto a tutti e nel resto del mondo invece ci si può connettere senza problemi? Il motivo era semplice: i proprietari di ristoranti, bar e pub avevano paura di finire nei guai, se ritenuti responsabili di eventuali illeciti commessi dagli avventori. Ora, in risposta a un quesito posto da Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio, il Garante Privacy ha confermato quanto già stabilito dal decreto Milleproroghe del 2010, ossia che «i gestori dei locali che vogliono offrire ai loro clienti la connessione Wi-Fi gratuita ed eventualmente mettere a disposizione anche Pc e terminali di vario genere, sono sollevati da qualsiasi responsabilità rispetto alla navigazione dei loro clienti e, nel caso volessero entrare in possesso di informazioni più dettagliate, devono richiedere al consumatore di firmare l’autorizzazione al trattamento dei dati personali».
Io tifo per la Nazionale. Capita nella vita di non potersi sempre scegliere le frequentazioni. Soprattutto sul lavoro. Da vecchio reporter ho frequentato più “banditi” -nel significato esteso del termine- che belle donne. Più magistrati che avvocati o medici. Più probabili spie che miti diplomatici in servizio nelle molte sedi di corrispondenza estera in cui ho lavorato per la Rai. Quindi capisco i termini tecnici della partita aperta tra pezzi dello Stato con la sentenza di Milano e non riesco a fare il tifoso, ad avere “una squadra” per cui parteggiare. Per la verità, sarei tifoso della Nazionale, ma i giocatori in campo in questa partita mi sembrano tutti prigionieri dei diversi Club di appartenenza. E ciò mi irrita, anzi, mi indigna come cittadino.
Localizzare un Computer. Lo shopping online interessa molti milioni di italiani, lo dicono i dati degli studi preposti a misurare la diffusione dell’e-commerce. Sono quindi tanti gli utenti che navigano in siti come Amazon che “scoprono” presto come il merchant in questione conosca perfettamente le singole abitudini di acquisto due suoi clienti: i prodotti comprati più spesso, il sistema di pagamento utilizzato (i dati della carta di credito sono memorizzati e non occorre inserirli ogni volta), le modalità di spedizione e altro ancora. Il sito preferito per acquistare in Rete, in altre parole, sa tutto di noi, indirizzo e-mail (e numero di cellulare) ovviamente compreso e sa da chi viene visitato. Come è possibile tutto questo? Attraverso software molto complessi ed algoritmi che analizzano milioni e milioni di pagine Web consultate.
