Vatileaks, parla una spia: noi vogliamo solo difendere il Papa
L’obiettivo del “corvo2 è solo quello di difendere il papa. A dirlo è uno dei protagonisti della fuoriuscita di documenti riservati dal Vaticano che, in un’intervista a “Repubblica”,spiega che “la mente dell’operazione non è una sola ma sono più persone”. “Chi lo fa agisce in favore del Papa – ha dichiarato – Perchè lo scopo del ‘corvo’ o meglio dei ‘corvi’ è quello di far emergere il marcio che c’è dentro la Chiesa in questi ultimi anni”.
Ma chi sono? “Ci sono i cardinali, i loro segretari personali, i monsignori e i pesci piccoli. Tra i ‘corvi’ ci sono anche le eminenze ma la Segreteria di Stato non può dirlo e fa arrestare la manovalanza – racconta la fonte del quotidiano romano – , ‘Paoletto’ appunto, il maggiordomo del Papa.
In gioco, come è di tutta evidenza, ci sono gli equilibri più delicati del Vaticano. E lo scontro che si va consumando dietro il Portone di Bronzo riguarda la posta più alta che ci possa essere: la scelta del prossimo Papa. Così la leggono, almeno, gli analisti più fini. Secondo una lettura condivisa anche dall’«intelligence» italiana, è in corso una guerra di posizione tra almeno due schieramenti l’un contro l’altro armati. Da una parte la vecchia guardia, la diplomazia della prestigiosa scuola di piazza della Minerva (Sodano, Sandri). Dall’altra il nuovo che avanza: Bertone e i suoi fedelissimi (Versaldi, Calcagno, Coccopalmerio, Bertello). Che le munizioni siano documenti segreti che finiscono ai media, poco conta. Resta il fatto che i vertici della Santa Sede stanno smottando, una casella alla volta. Tutti gli «infedeli» debbono essere cacciati, nessuno deve rimanere in sella. Prima il segretario generale del Governatorato, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Poi il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi.
Tra Cina e Usa riesplode la guerra delle spie e le due superpotenze sono scosse da una nuova e sotterranea guerra diplomatica. Un alto funzionario del ministero della sicurezza di Pechino è stato arrestato con l’accusa di essere stato per anni al soldo della Cia. L’agente segreto, braccio destro di uno dei vice-ministri, avrebbe passato ai servizi americani notizie riservate di carattere politico, economico e strategico. Per il governo cinese, secondo fonti riservate, “il danno è stato devastante”.
Scandalo nell’intelligence cinese. Un alto funzionario del Ministero della Sicurezza è stato arrestato dalle autorità con l’accusa di spionaggio a vantaggio degli Stati Uniti. Fonti ufficiali dicono che il caso era a conoscenza delle autorità cinesi già da diversi mesi e che era stato taciuto per pervenire una crisi nelle relazioni fra i due Stati.
Forse il Papa ha deciso di prendere in mano la situazione e di non fare governare il Vaticano al cardinale Bertone. «Ratzinger vuole un tedesco allo Ior. L’uscita di scena di Gotti non è stata formalizzata, ma Benedetto XVI punta su Tietmeyer», ha scritto La Stampa. Che ha anche aggiunto con sprezzo del pericolo: «Sembrano tramontate le opzioni di una guida italiana all’istituto con Geronzi o Antonio Fazio (entrambi condannati, ndr)». E sempre il quotidiano torinese ci ha informato che la pratica di far spiare i papi non è nuova. «I preti spia incaricati di spiare Karol Woityla dovevano rispondere a 98 domande sulla sua vita quotidiana. Dall’ora in cui si alza ogni giorno, alle attività compiute ogni mattina e in quale ordine; dalla frequenza con cui si rasava ai “cosmetici” usati, di che cosa parlava dopo il pranzo, se gradiva “giocare a bridge o altri giochi di carte, o a scacchi” ed eventualmente con chi, se fumava e se gli piacevano gli alcolici».
Il fondatore di Wikileaks, l’australiano Julian Assange, rimane l’obiettivo di un’indagine penale del governo Usa e anche l’oggetto di scambi di intelligence fra Usa e Australia. Lo hanno rivelato, lunedì 28 maggio, cablogrammi diplomatici australiani ottenuti dal Sydney Morning Herald, grazie alla legge sulla libertà di informazione.
Paolo Gabriele (“Paoletto” in Vaticano), l’aiutante di Camera di Benedetto XVI su cui pesa la grave accusa di furto aggravato sembra esser profondamente provato. Chi lo ha visto dice esser in silenzio e assorto da giorni in una preghiera di penitenza. Oltre che l’onta di essere ritenuto nientemeno che “il corvo”, o almeno, uno dei “corvi” che hanno trafugato documenti riservatissimi dagli archivi vaticani, molti dei quali finiti persino sulle pagine dei giornali o in libri ad alta diffusione mediatica.Le indagini vanno avanti – E infatti successivamente al suo fermo, in Vaticano le indagini della commissione cardinalizia nominata ad hoc da Benedetto XVI e capeggiata dal cardinale Julian Herranz, vanno avanti, con possibili nuovi colpi di scena. I sospetti potrebbero addensarsi anche su prelati molto in alto. Altrimenti, fanno notare in più d’uno, perché nominare membri della commissione dei cardinali, gli unici autorizzati a fare indagini su altri cardinali, e non dei semplici vescovi o presbiteri?E tra i possibili “corvi” spunta anche una donna – Si tratterebbe di una laica, che lavora nel palazzo apostolico e che, secondo diverse indiscrezioni, avrebbe tentato di ottenere informazioni da alcuni cardinali. La misteriosa donna è giovane e sposata, ma non teme una possibile incriminazione perché è cittadina italiana.
Il 46enne “maggiordomo” di Benedetto XVI, arrestato mercoledì scorso dagli uomini della Gendarmeria vaticana perché trovato in possesso illecito di un’ingente quantità di carte riservate, ha trascorso un’altra notte in cella di sicurezza, in attesa che inizi domani la fase della “istruttoria formale” condotta dal giudice istruttore del Tribunale vaticano, Piero Antonio Bonnet, dopo quella “sommaria” diretta dal promotore di giustizia Nicola Picardi. L’uomo, cui finora è stato solo contestato il reato di furto aggravato, ha potuto intanto incontrare gli avvocati di fiducia e dopo una prima fase di chiusura nel silenzio più totale – spiegano operatori dell’ambiente giudiziario attivi in Vaticano – starebbe “parlando”. Anche questo, oltre agli ulteriori accertamenti svolti dagli inquirenti, potrebbe portare presto a nuovi sviluppi nelle indagini.
La
“La DGI, la Direzione generale dell’Intelligence cubana – spiega Latell – si trova nella stessa categoria dei servizi segreti statunitensi, russi, francesi, britannici e israeliani. Nell’universo dell’intelligence, la qualità delle prestazioni fornite dagli agenti cubani è nota e rispettata. Cuba si situa ai livelli massimi.