Siria, le armi ai ribelli «fornite da Arabia Saudita e Qatar»

armi-300x200

In particolare Mosca avrebbe inviato elicotteri di attacco per colpire le roccaforti dei ribelli, causando la morte di decine di civili, ignorando in questo modo la condanna della comunità internazionale nei confronti di Damasco. La Russia rispedisce al mittente le accuse, e lo fa attraverso la sua agenzia per l’export di armi, la Rosoboronexport, la quale sostiene, secondo quanto riporta la Ria Novotsi, agenzia di stampa russa, che “non fornisce armi e tecnologia militare in contraddizione con le norme definite dal Consiglio di Sicurezza Onu e da altri accordi internazionali”.

“GUERRA CIVILE” – Nel frattempo ieri il capo delle operazioni di peacekeeping dell’Onu, Hervé Ladsous, ha constatato che in Siria ormai si sta combattendo una vera e propria guerra civile, affermazione che non è piaciuta al ministero degli Esteri siriano, il quale ha diramato un comunicato in cui sostiene che quello che sta accadendo in Siria è una “lotta per sradicare il terrorismo e fronteggiare gli omicidi, i rapimenti e le esplosioni”.

Anche la Nato rifiuta la definizione formale di guerra civile. Il segretario generale Anders Fogh Rasmussen, pur condannando fermamente le atrocità commesse dal regime di Assad e dalle forze lealiste, ha definito un “grave errore” il fallimento dell’accordo sulle pressioni nei confronti di Damasco, e giudica che un intervento militare straniero non sarebbe “la via migliore” per risolvere la crisi siriana. Tanto che la Nato pare non abbia in programma alcun intervento in Siria. Anche l’Italia, nel corso di una conferenza con il segretario della Lega araba Nabil el-Araby, per bocca del ministro degli Esteri Giulio Terzi, giudica negativamente un’eventuale azione militare: «Al centro delle discussioni della comunità internazionale vi è esclusivamente lo studio di come rafforzare la missione degli osservatori Onu», ha detto il ministro, aggiungendo che si sta lavorando per una concreta applicazione del Piano Annan, finora fallito.

Intanto i bombardamenti dell’artiglieria governativa non si fermano e la carneficina continua. Le vittime sono per lo più civili: a nord di Aleppo sarebbe stata sterminata una famiglia con cinque bambini. Ormai la zona di Homs è martoriata e solo ieri si sono contati 60 morti.

Fonte Ilvostro

Related posts