Dall’A alla Zeta: 007 senza misteri
Un’operazione «trasparenza» che vede i servizi segreti italiani impegnati nel dissipare sospetti e faciltare la comunicazione con la società civile. Un piccolo passo rappresentato da un volumetto presentato ieri pomeriggio a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni De Gennaro, dal neo direttore del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza (Dis) Giampiero Massolo, e dall’ex direttore dell’Aise ammiraglio Bruno Branciforte. Si tratta di un glossario con 259 termini che si riferiscono a vocaboli specifici del linguaggio di intelligence. Una neccesità per diffondere quella cultura della sicurezza invocata dalla stessa legge di Riforma dei servizi segreti. «I servizi segreti devono superare la sindrome da separatezza – ha affermato Gianni De Gennaro – Finché resiste questa sindrome c’è il rischio di devianze perché è nell’ombra che si possono alimentare in un modo o nell’altro comportamenti, diciamo così, non corretti».
Tonnellate e tonnellate di carta, piene di minuziose delazioni, redatte allo scopo di sorvegliare tutti quei religiosi che avrebbero potuto mantenere in vita lo spirito nazionale polacco e la coscienza religiosa di un Paese occupato, sfruttato e sottomesso sotto l’apparenza di una dottrina egualitaria. Migliaia di fascicoli che avrebbero dovuto essere tutti distrutti, una volta caduto il regime del generale Wojciech Jaruzelski.
Sapete quanto costano i servizi segreti italiani? Il bilancio economico della nostra intelligence è forse uno dei misteri meglio custoditi dell’intero dopoguerra. Adesso un libro può aiutare a capire quanto spendiamo per gli 007: almeno 565 milioni di euro l’anno. E’ l’unico dato ufficiale, risalente al 2010, che non comprende però altri fondi top secret dirottati dalla presidenza del Consiglio per finanziare operazioni classificate, come il supporto alle missioni militari estere o i voli della compagnia di copertura spesso usata come taxi dai politici. Ma lo stanziamento è destinato a lievitare: per il 2013 si prevede di arrivare a 645 milioni di euro.
Svyatoslav Bobyshev e Yevgeny Afanasyev – i due presunti traditori – lavoravano nel complesso militare-affiliato all’Università Statale Baltic Tecnologica a San Pietroburgo. Erano stati arrestati nel marzo 2010 con l’accusa di spionaggio a favore di un governo straniero. I due, giudicati colpevoli di tradimento, sono stati condannati dalla Corte di San Pietroburgo a 12 anni e mezzo di carcere. Secondo i documenti del tribunale, Bobyshev e Afanasyev, nel corso di un viaggio in Cina nel 2009, avrebbero passato ai cinesi dettagli tecnici altamente segreti sul missile balistico R-30 Bulava.
Forse è un po’ maleducato farsi sentire solo dopo 35 anni, ma finalmente il famoso ‘segnale Wow!’, l’ipotetico messaggio arrivato dallo spazio nel 1977 e ancora da decifrare, sta per avere una risposta. A organizzare il tweet collettivo che verrà spedito nell’etere dal radiotelescopio di Arecibo sono gli esperti del National Geographic, in occasione del lancio della nuova trasmissione ‘Chasing Ufos’: da mezzanotte di venerdì alle sette del mattino di sabato chiunque potrà mandare il proprio tweet a tutti gli Et eventualmente in ascolto.
Prima si sono sorpresi. Poi si sono arrabbiati. Facebook cambia di nuovo all’insaputa degli utenti. O meglio le email indicate nelle informazioni del proprio profilo. Il dominio della posta elettronica è stato sostituito di «default» con il nuovo account facebook.com. L’utente deve, se vuole, reimpostare la vecchia mail sulle proprie info manualmente. I vertici del colosso di Mark Zuckerberg fanno sapere di avere avvisato tutti con «consistenti» dettagli sul sito di social network.
Inizia dalla security la ristrutturazione del gruppo Finmeccanica. È stata affidata a Paolo Campobasso, da pochi mesi ai vertici della sicurezza (il suo profilo su Linke-Din recita: “Senior Vice President and Chief Security Officer), la profonda revisione del sistema security di tutto il gruppo di piazza Monte Grappa. Un incarico ricevuto dall’ad Orsi, che suscita sospetti e preoccupazioni ai piani alti di tutte le consociate, abituate a gestire la propria sicurezza in modo autonomo e, dicono, coerente con i differenti settori di operatività. Da quel poco che è emerso fino ad ora, l’idea è quella di creare una nuova società destinata ad assorbire la Digint (fondata da Fabio Ghioni, finito nei guai col suo “tiger team” per le vicende Telecom-Tavaroli su un asserito sistema di intercettazioni illegali).