Più attenti alla sicurezza in rete grazie alla campagna ‘Difendi il tuo Avatar’
Tutela della privacy, sicurezza dell’identità e dei dati personali: contro i rischi informatici parte oggi ”Difendi il tuo Avatar”, la campagna informativa sulla sicurezza in rete promossa da Adiconsum in collaborazione con Microsoft che prevede la realizzazione di una guida, iniziative sul territorio, il filo diretto con gli utenti sul sito www.difendiiltuoavatar.com e una pagina Facebook dedicata al progetto. Il lancio della campagna rappresenta la prima di numerose iniziative che vedranno Adiconsum e Microsoft insieme per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della tutela della privacy online. La guida ”Difendi il tuo Avatar” analizza i rischi che corrono gli utenti nella realtà virtuale e fornisce indicazioni pratiche su come tutelarsi e rendere la navigazione in rete più sicura.
Controllano ogni singolo link, ogni foto e tutte le richieste d’amicizia: il piccolo esercito formato da 300 uomini in difesa della sicurezza su Facebook sa più cose degli utenti di quanto finora immaginato. Ciò che all’«ufficio security» di Zuckerberg appare sospetto viene immediatamente filtrato. Un dipendente svela per la prima volta i dettagli sulla «polizia» del social network più grande del mondo.
NUOVE FUNZIONALITA‘ per le pagine, la timeline, gli strumenti per gli amministratori. E trasparenza su come il social network più frequentato del mondo, quasi un miliardo di utenti, utilizza i dati personali di ognuno. Argomenti delicati come le informazioni che contengono, su cui Facebook chiede che gli utenti si esprimano direttamente, attraverso una procedura di voto. Anche perché nelle regole della piattaforma c’è la possibilità di pubblicare annunci con dentro informazioni relative agli utenti anche al di fuori del social network. Una fonte di reddito, in cui gli utenti diventano sponsor senza pagare nulla ma anche senza guadagno.
Scandalo nell’intelligence cinese. Un alto funzionario del Ministero della Sicurezza è stato arrestato dalle autorità con l’accusa di spionaggio a vantaggio degli Stati Uniti. Fonti ufficiali dicono che il caso era a conoscenza delle autorità cinesi già da diversi mesi e che era stato taciuto per pervenire una crisi nelle relazioni fra i due Stati.
Tutti assolti, perchè Il fatto non sussiste. Questa la sentenza emessa dal giudice della IV sezione di Milano Orsola De Cristofaro che oggi ha assolto i due dipendenti e l’ex collaboratore dell’azienda comasca che erano stati accusati di aver piazzato, nell’estate dello scorso anno, una cimice sotto la scrivania dell’ex direttore generale di Palazzo Marino Giuseppe Sala, durante dei lavori di bonifica negli uffici del Comune.