Chat e social network: ecco come ci spiano
Facebook, Windows Messenger, Skype, Yahoo!, WhatsApp, sono solo alcune delle maggiori piattaforme di comunicazione digitale molto in voga sia da computer sia da smartphone e tablet.
Ma quanto sono sicure le conversazioni?
Seppur esistano basi di crittografia e di autenticazione, può capitare che un messaggio esca dalla finestra di chat per entrare in un’altra; le conseguenze di chat troppo “private” e delicate potrebbero essere disastrose se non irreparabili. Il problema è che più la tecnologia esce fuori di casa e più i nostri dati (così come le conversazioni di chat) sono ipoteticamente in pericolo, con hacker pronti a scavalcare le reti di protezione delle app, intrufolandosi nelle conversazioni.
Facebook controlla post e chat dei propri utenti effettuando una scansione dei contenuti grazie a un softwaread hoc. A dirlo è lo stesso social network, affidandosi alle parole di Joe Sullivan, a capo dell’ufficio di sicurezza, in un’intervista a
Cisco ti spia. Cisco ti obbliga ad essere spiato. Se vuoi connetterti. Suona un po’ grottesco a poche ore dalla solenne bocciatura da parte dell’Europa di Acta, l’accordo che avrebbe sancito il “diritto dei governi” a monitorare le attività online, eppure succede. All’inizio se n’è accorto qualche utente, poi la notizia è rimbalzata sui siti che denunciano gli abusi in rete (primo fra tutti Boing Boing).
Per ordine dei giudici statunitensi e per limitare i problemi è stato istituito un apposito servizio online, il DNS Changer Working Group (DCWG), con cui controllare se il proprio computer è stato infettato. Per scoprirlo, basta cliccare su un link. Ecco come fare.
Uno spettro si aggira per la Rete. Il comunismo non c’entra, lo spettro in questione ha un nome in codice: dwdm, è un hacker ed è salito alla ribalta dopo aver inanellato nel giro di un paio di giorni due colpi da maestro, la sottrazione di 6,5 milioni di password da LinkedIn e 1,5 milioni da eHarmony. Mentre migliaia di utenti si adoperano a cambiare password, diverse aziende corrono ai ripari per evitare di vedere i propri servizi scassinati in modo altrettanto imbarazzante. A Menlo Park, ad esempio, da una settimana a questa parte l’intero entourage di Facebook Security sta facendo le ore piccole per trovare nuovi modi per blindare il più possibile gli account dei suoi 900 milioni di utenti.
Dopo i recenti allarmi di phishing e intrusioni sui social network – l’ultimo caso è il furto di sei milioni di password su LinkedIn – GFI Lab, società specializzata in sicurezza informatica, pubblica le “regole base” per non diventare vittime di furti di identità e truffe online tutelando i propri dati personali. La prima? Cambiare spesso le password, perdendo l’abitudine di creare e usare la stessa password per tutto quello che facciamo online.
Da quando sono state inventate le reti Wi –Fi privacy e sicurezza sono state messe a dura prova dalla facilità con cui malintenzionati, anche non dei veri e propri hacker, riescono a carpire il segnale e ad entrare nelle reti all’interno degli edifici anche se criptate, con le conseguenze del caso in termini di sottrazione di dati o semplicemente per utilizzare la connessione internet altrui a iosa.Al di là della qualificazione giuridica e delle ovvie sanzioni penali previste per chi sottrae dati da altri o naviga in rete sfruttando l’altrui connessione, vale la pena di ricordare, che per far fronte a tali problemi è stato realizzato in Francia un tipo di rivestimento ad un prezzo accessibile che scherma il segnale wireless salvaguardando la ricezione e la trasmissione di altri tipi di onde tipo quella del cellulare.
Negli Stati Uniti è allarme per la mancanza di esperti di sicurezza sia in azienda sia in ambito governativo. Le agenzie di intelligence e l’esercito stanno cercando di promuovere corsi di formazione nelle università più prestigiose, ma sembra che il problema sia destinato a continuare.