Qual è il miglior telefono per i servizi segreti? Il BlackBerry
Qual è il sistema più sicuro e quindi il più adatto ad essere usato per lo scambio e la condivisione di materiale riservato tra agenti segreti? Non l’iPhone, non Android, ma il canadese BlackBerry, promosso dalla Federal Information Processing Standard come il miglior telefono per le spie.
Research In Motion (RIM) ha annunciato in questi giorni che la piattaforma BlackBerry 10 ha ricevuto la certificazione FIPS 140-2, un attestato che permetterà alle agenzie governative internazionali di adottare gli smartphone BlackBerry 10 e la nuova soluzione enterprise di RIM per trattare informazioni riservate.
Lo hanno scoperto i sensori circa un mese fa. Un sottomarino nucleare russo classe Sierra 2 «avvistato» a circa 200 miglia dalla costa orientale degli Stati Uniti. L’unità – che secondo alcuni esperti sarebbe il «Pskov» – avrebbe manovrato per tenere d’occhio l’attività della base di Kings Bay (Georgia), installazione che ospita almeno 6 sommergibili atomici statunitensi. Attualmente il battello si troverebbe in acque internazionali ben lontano dal territorio statunitense.
In un periodo di crisi economica globale della quale non si intravede ancora la fine, una nuova piaga affligge il mondo dell’imprenditoria: l’aumento esponenziale dell’attività di spionaggio informatico. Secondo l’Osservatorio per la sicurezza informatica istituito da Yarix, infatti, la sottrazione di informazioni strategiche alle sole aziende del produttivo nordest italiano, dallo scorso anno ad oggi è aumentata di oltre l’800%.
Un suicidio, si era detto. Uno dei tanti liquidati in poche righe sui giornali. La morte di uno sconosciuto sotto le ruote di un treno. Ma le notizie che stanno trapelando aprono uno scenario inquietante e, forse, dai risvolti più oscuri. Il suicidio fu davvero un suicidio? Si indaga. Perché a morire non fu un semplice cittadino ma un agente segreto dell’Aise (ex Sismi), impegnato, fino alla vigilia della morte, in attività operative.
Shamiur Rahman ha 19 anni ed è un cittadino americano di origini bengalesi. Vive a New York e, fino a pochi giorni fa, conduceva una doppia vita: giovane musulmano modello per gli amici, informatore e spia nella comunità islamica cittadina per la polizia di New York. Rahman ha raccontato la sua storia ad Adam Goldman e Matt Apuzzo di Associated Press (AP), facendo cadere la propria copertura e deciso a tornare a riconquistare la fiducia della gente che ha “usato per fare soldi”. E negli Stati Uniti si riapre la polemica sui mezzi non convenzionali che il New York Police Department (NYPD) ha utilizzato dall’11 settembre 2001 in poi per contrastare il terrorismo islamico in patria.
Il Corvo per eccellenza è Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa che trafugava documenti riservati per girarli alla stampa. Che poi fosse solo lui non ci credono in molti. Ma questo è un altro discorso. Fatto sta che, a quanto pare, Corvi o divulgatori di anonimi sono all’opera anche dentro i nostri servizi segreti, che fanno trapelare storie di ordinaria malagestione, di amici, raccomandati, ruberie. E ora un’alta istituzione dello Stato ha recentemente chiesto spiegazioni in ordine ad una serie di trasferimenti avvenuti da poco all’interno dell’antiproliferazione, l’unità dell’Aise che si occupa di questioni legate ai traffici nucleari e alla guerra atomica.
Quando, nell’ottobre 2011, la polizia tedesca fa irruzione nell’abitazione di Heidrun Anschlag non pensa di beccarla in flagrante. Invece accade. In quel momento la donna, una spia russa di 46 anni, è impegnata a trasmettere con una radio a onde corte collegata ad un computer. Sorpresa, cade per terra tirandosi dietro i fili nascosti dietro una parete. Qualche ora dopo gli agenti catturano anche il marito, Andrea, 52 anni. Una coppia tranquilla che in realtà conduce una seconda vita avventurosa: sono i responsabili di una rete di 007 infiltrati dall’SVR russo (Russian foreign intelligence, ndr) in Occidente. I due sono arrivati nella parte occidentale della Germania alla fine degli anni ’80.
Solo nell’ultimo anno i casi di spionaggio si sono moltiplicati. L’ultimo è di pochi giorni fa, in Texas, dove
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Il comandante supremo dell’Esercito nazionale di liberazione libico in passato è stato rapito, torturato dalla Cia e poi consegnato a Muhammar Gheddafi. Sei anni di carcere, sottoposto a continui atti di sadismo e vessazioni. Lo ha rivelato lo stesso Abdel Hakim Belhaj a “IntelNews”. «Pretendo le scuse da parte di America e Inghilterra». Ha poi aggiunto: «Non sono stato il solo. La Cia ci ha consegnato a centinaia al Raìs».