L’Italia, albergo a ore per servizi segreti di mezzo mondo

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Fantasie? Questa mancanza di verità, denunciata da Sciascia, secondo Vertone, era inevitabile “per un Paese schierato senza convinzione a ridosso di una delle grandi faglie del mondo contemporaneo, privo inoltre di una solida cultura…, forse incapace di resistere alle seduzioni della più forte quinta colonna nemica accampata in Occidente”.

La Ragion di Stato, dunque, si sarebbe servita del messianesimo rivoluzionario, al tempo del terorismo,  “giocando sul rosso e sul nero” nel nord e sulla inesauribile riserva criminale delle mafie “per mantenere il Paese urlante e scalpitante sulla giusta carreggiata”.

Tutto finto e tutto terribilmente vero, osservo oggi, alla luce di tanti fatti nuovi, rispetto agli anni settanta e ottanta.

Scovare il filo d’Arianna che tiene insieme i crimini della mafia e la storia politico-istituzionale del Paese è stato finora come cercare il Santo Graal.

Se si deve cominciare da qualcosa, è il 1979, l’anno solare. Per quale motivo? Il 1979 mafia e massoneria scendono sul terreno per tentare il golpe, quando Michele Sindona, con il nome di Joseph Bonamico, arriva a Palermo, e da qui a Catania, a Caltanissetta.

Il progetto separatista era vecchio, vecchio di molti anni. Semmai, a credere nelle parole di Messina, avrebbe subito una evoluzione, degli aggiustamenti. Non più la sola Sicilia, ma anche la Campania, la Calabria, la Puglia si sarebbero separate. Follia, pura follia? La questione, dice Messina, fu trattata in marzo a Enna dopo l’assassinio dell’eurodeputato Salvo Lima, alla vigilia delle stragi di Capaci e via D’Amelio, nelle quali avevano perduto la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Perché a marzo?

“In Sicilia si stanno cercando alleati politici favorevoli al progetto” – spiega Messina, “… ora la manovra non viene dal Sud … Cosa nostra appoggerà una forza politica nuova, con un nome nuovo”.

Che cosa vuol far capire, Messina? Sospetta, magari senza prove, che il progetto separatista siciliano si leghi agli obiettivi del separatismo lombardo, quello della Lega. Milano diventa la capitale dei roghi degli uomini politici corrotti, Palermo quella dei collusi con la mafia. Ogni tassello al suo posto.

Scarto l‘ipotesi che si volesse balcanizzare l’Italia, facendone una nuova Jugoslavia, e che la Sicilia potesse divenire una specie di Colombia del Mediterraneo. Considero la probabilità che questo si volesse fare credere, usando gli strumenti della disinformazione, con l’obiettivo di depistarci, di impedirci di seguire percorsi giusti. Un golpe bianco, una rivoluzione in punta di piedi, condotta con le regole della democrazia e con le leggi dello Stato: questa poteva essere la chiave di tutto. Un paese che tollera l’abuso, l’illegalità, la corruzione come eventi fisiologici, come mali minori, può essere messo in ginocchio, applicando semplicemente la legge. I ladri si sarebbero fatti trovare con le mani nel sacco sorpresi e stupiti, e gli altri avrebbero taciuto temendo la stessa sorte… Tutto plausibile. Ma anche il separatismo raccontato da Leonardo Messina lo era; ed i tentativi di colpo di Stato non erano certo invenzioni giornalistiche. In ogni caso, se di essi si aveva notizia, in qualche misura erano “accaduti”: la stessa possibilità che si potessero attuare, che se ne avesse conoscenza legittimava il fatto che si di essi si dovesse indagare. Che fossero veramente accaduti non è essenziale.leonardo messina,

L’idea che il Paese più conservatore d’Europa – lo stesso partito al potere per mezzo secolo, la Democrazia Cristiana  – fosse in realtà il luogo di mille agguati, intrighi e misteri, costituisce un paradosso con il quale misurarsi ancora oggi. Niente vieta di supporre che il potere abbia ereditato se stesso proprio grazie agli inganni orditi per decine di anni. E grazie alla ragion di Stato, un disegno lucido, coerente nel tempo, fino al 1992.

Per venirne a capo, è necessario scoprire gli elementi che tengono insieme le mafie, le buone ragioni del crimine, il vecchio potere e il nuovo.

E venendone a capo, forse, si possono dare risposte agli accadimenti dei nostri giorni. Inquietanti e senza verità.

Fonte Siciliainformazioni

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