Rifiuti tossici e radioattivi nel Mar Tirreno

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Dai primi rilievi effettuati anche dai Vigili del Fuoco, è emerso che la sostanza contenuta sia una soluzione a base di acido cloridrico. Si tratta dell’ennesimo ritrovamento in un’area marina “protetta” che come, tra l’altro, evidenziato da numerose interrogazioni parlamentari risulta concretamente minata da scorie letali. 

Resoconto ufficiale – Alba del 17 dicembre 2011: vento forza 9/10 e onde di 10 metri. “Eurocargo Venezia” della Grimaldi Lines partita dal porto di Catania e diretta a Genova con a bordo catalizzatori esausti utilizzati per la desolforazione del petrolio provenienti dal polo petrolchimico di Priolo Gargallo di Siracusa e appartenenti ad una ditta lussemburghese; perdita di due semirimorchi trasportati in coperta, contenenti (30)-(35)-38-(45) tonnellate di catalizzatore Co.Mo (cobalto-molibdeno), poi dichiarati di Cobalto-Nichel in 198 fusti metallici chiusi di 200 l ciascuno contenenti sacchi neri di plastica chiusi con nodi a mano; punto di sversamento non definito con esattezza approssimativamente in un’area di circa 45 miglia quadrate a sud dell’isola di Gorgona, a una ventina di miglia dalla costa labronica, profondità variabile tra i 120 e 600 metri. Dall’esame a posteriori del sistema Automatic Identification System i fusti sarebbero probabilmente in un punto ormai identificato al largo del banco di Santa Lucia, su un fondale che degrada – secondo le batimetriche delle carte ufficiali – da 400 a 500 metri.  Il carico sarebbe volato in mare per una spaventosa sbandata di 34° della nave. La sua posizione è registrata fuori dal banco di Santa Lucia, oltre la Gorgona, una zona ben nota a tutti i pescatori del Tirreno. Mentre la nave «cappeggia» a velocità minima, le arriva quasi su rotta diretta di collisione una seconda nave, identificata nel ro/ro «Cragside» di 193 metri (da Genova verso sud). Per il comandante Pietro Colotto, a travolgere la Cargo Venezia è però un’onda di dieci metri in grado di determinare una rollata di 37 gradi. Un’onda il cui impatto è stato fissato alle 5.20 del 17 dicembre. Un’onda che ha attraversato la nave e l’ha scossa, inghiottendo due carichi di rifiuti tossici. Secondo alcune, insistenti, voci, l’impatto era arrivato almeno due ore prima, e già nella notte si discuteva di due semirimorchi in mare. Inutile pensare che del contenuto nessuno sapesse: il trasporto di merci pericolose è caratterizzato da una procedura particolare che comporta la descrizione di carico e di rotta, nonché un preciso monitoraggio durante il viaggio. Ma la scoperta dei 198 barili mancanti non è immediata, e arriva soltanto quando la Cargo Venezia giunge a destinazione nel porto di Genova.   Il 3 gennaio, il comandante della Cargo Venezia, Pietro Colotto, è stato iscritto dal sostituto procuratore Masini nel registro degli indagati per violazione delle norme che regolano il carico e il trasporto di rifiuti speciali.

Versione governativa – Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha presentato una relazione della Direzione generale per la protezione della natura e del mare.  Ecco come si sarebbero svolti gli eventi: «Alle ore 07.20 del 17 dicembre 2011 la moto nave Eurocargo Venezia in rotta da Catania a Genova informava via radio la Capitaneria di Porto di Livorno che, in un intervallo di tempo ricompreso approssimativamente tra le ore 04.00 e le 07.20 del mattino, in zona di mare ricadente nella giurisdizione di quella Capitaneria, colpita da una violentissima mareggiata ha perduto parte del carico trasportato sul ponte di coperta. La rotta, con le esatte posizioni e gli orari della nave, è stata registrata dal sistema satellitare A.I.S. presso la sala operativa delle Capitanerie di Porto in Roma, ed il tracciato è già a disposizione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La zona di mare interessata. circa 15 miglia al largo dell’Isola della Gorgona, ricade nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ed è interna al Santuario Internazionale dei Cetacei (Pelagos)».Il documento chiarisce anche cosa è successo dopo: «La Guardia costiera di Livorno. una volta ottenuta conferma sulle caratteristiche di nocività del carico, lo stesso giorno 17 dicembre trasmetteva notizia agli Enti superiori (Ministero dell’ambiente, Comando generale delle Capitanerie), agli Uffici territoriali del Governo e ai Comuni di Pisa e Livorno. Nei giorni successivi fu inoltrata notizia di reato a carico del Comandante della nave alla competente Procura della Repubblica, e furono informate le associazioni, le cooperative di pesca ed i circoli nautici circa le precauzioni da adottare in caso di rinvenimento dei fusti galleggianti o spiaggiati. Dell’accaduto fu trasmessa anche formale comunicazione alle Autorità marittime francesi, in ottemperanza all’accordo Ramoge sulla protezione internazionale dell’alto Tirreno».

Ma cosa c’era davvero a bordo della Venezia? Spuntano anche «Il carico caduto in mare è costituito da due semirimorchi di fusti contenenti – secondo i documenti di trasporto – catalizzatore a base di ossidi di nichel, vanadio e molibdeno esausto (in una prima dichiarazione la Società armatrice aveva dichiarato ossidi di cobalto”). Secondo le prime ricostruzioni, ciascun fusto contiene circa 170/180 Kg di materiale racchiuso in sacchi di plastica. Dei 224 fusti imbarcati a Catania, 26 sono giunti a Genova, e pertanto la quantità di prodotto caduta in mare, pari a 198 contenitori, può stimarsi in un totale di circa 33 – 34 tonnellate». Il ministero conferma la tossicità dei fusti: «Le caratteristiche della sostanza sono parzialmente confermate dal referto che la Capitaneria ha richiesto al Chimico del porto di Livorno, il quale appunto, individua il nichel, invece del cobalto, tra gli elementi presenti nei catalizzatori. Una pronuncia dell’Ispra circa gli effetti del prodotto sull’ecosistema marino e sulla salute dell’uomo – basata sulla sola scheda di sicurezza del prodotto, e che quindi postula un approfondimento degli effetti eco-tossicologici sugli organismi acquatici – afferma che “Il prodotto può determinare effetti negativi agli organismi marini ed entrare nella catena trofica solamente attraverso gli organismi detritivorl”. La scheda dì sicurezza redatta dal produttoreISAB s.r.l. (Priolo Gargallo, Siracusa il 03/07/2009, ) dichiara il prodotto nocivo per gli organismi acquatici e in grado di provocare a lungo termine effetti negativi per l’ambiente marino. (R 51/53)».Poi si passa alla descrizione degli interventi amministrativi e tecnici: «Il 21 dicembre la Capitaneria di porto di Livorno ha diffidato il Comandante della Moto/nave “Eurocargo Venezia” e il rappresentante legale della Soc. Armatrice “Atlantica di Navigazione S.p.A.” di Palermo perché provvedessero ad adottare urgentemente ogni misura atta ad eliminare gli effetti dannosi già prodotti o potenziali e a prevenire il pericolo di ulteriore danno all’ambiente». Dopo aver fatto un rendiconto del tavolo tecnico del 10 gennaio «Per effettuare un esame congiunto della situazione ai fini dea minimizzazione del danno, nonché per valutare eventuali ricadute sulla salute pubblica» e della costituzione di due gruppi tecnici, «Uno in materia di rifiuti ed uno sulle valutazione del rischio sanitario-tossicologico e ambientale… ecotossicologico», ma anche della riunione del 16 gennaio a Livorno, il ministero descrive il progetto per l’individuazione ed il recupero del carico: «In data 30 gennaio 2012, su invito della Capitaneria di Porto di Livorno, presso i locali della Prefettura di Livorno si sono riuniti i rappresentanti” di Ministero dell’Ambiente: Regione Toscana Ispra, Arpat e Capitaneria di Porto di Livorno per valutare la proposta tecnica di Atlantica S.p.A. per l’individuazione, mappatura ed eventuale recupero dei relitti del carico perso in mare dalla nave Eurocargo Venezia (trailers e fusti). Nel corso della riunione sono stati approfonditi tutti gli aspetti tecnici della proposta ed in particolare è stato richiesto alla società armatrice: una integrazione della documentazione per la parte riguardante il recupero dei materiali e le modalità di smaltimento dello stesso; l’imbarco del personale tecnico (Ispra, Arpat, Iss, Ram etc.) nonché, militari della Capitaneria di Porto sulla nave individuata per la ricerca “Minerva Uno”». Le nuove ricerche in mare sono iniziate il 6 febbraio 2012, quando «la Capitaneria di porto di Livorno ha comunicato l’avvio della campagna di monitoraggio e ricerca dei fusti e dei semi-rimorchi finiti in mare da parte della nave oceanografica “MINERVA UNO”, per conto darla Società “Atlantica di NavigazioneS.p.a.” armatrice della Moto/Nave “Eurocargo Venezia”»

Il 17 febbraio «Sono stati individuati sui fondali, a quota circa 430 metri di profondità, dei fusti dispersi. Il giorno successivo, l’ispezione effettuata tramite il Rov ha confermato la presenza dei due semi-rimorchi e di circa 50 fusti contenenti il catalizzatore in questione. Una nuova ispezione effettuata con il Rov, nei giorni successivi ha quantificato la presenza nell’area di circa 100 fusti», quindi mancherebbero all’appello più di 90 fusti. Il 20 febbraio si è tenuta al ministero dell’Ambiente la riunione del tavolo tecnico, al quale hanno partecipato anche rappresentanti degli enti locali interessati e la regione Toscana e rappresentanti della Grimaldi e della Castalia e da personale del dipartimento di ecotossicologia dell’Università di Siena. L’Ammiraglio Ilarione Dell’Anna «Ha illustrato le varie fasi del monitoraggio effettuato ed ha tracciato, di concerto con Arpat e Ispra, le successive fasi di raccolta campioni (colonna d’acqua, sedimenti del fondale. pesci e organismi bentonici) in modo da poter monitorare sia la dispersione del materiale finito in acqua nonché l’eventuale presenza nella catena trofica».  

Fonte Articolotre

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