Anonimato in rete e privacy online con Linux Tails e Tor
Quando si parla di Linux, è facile accorgersi di come sia disponibile una distribuzione per ogni specifica esigenza. Oltre alle distribuzioni più note, come Linux Mint, Ubuntu, Fedora, Debian, openSUSE, CentOS vi sono anche prodotti meno conosciuti che sono stati pensati, però, per assolvere compiti molto precisi. È il caso di Tails, una distribuzione Linux nata per proteggere la privacy dell’utente quando utilizza sistemi diversi dai suoi.
Basta caricare Tails in una chiavetta USB (o masterizzare la distribuzione su un supporto CD) per avere a disposizione un sistema operativo completo contenente, già preinstallati, tutti gli strumenti per difendere la riservatezza dei propri dati.
Un grande cambiamento su chi controlla Internet? Un altro attacco malware per Mac? Le smart TV prese di mira per un attacco DDoS? Qualunque cosa porterà il 2013, di certo sarà un anno interessante. Ecco quello che i Laboratori di Ricerca di F-Secure ci dicono avremo in serbo per il nuovo anno, ormai alle porte.
L’anno appena iniziato porta poche buone e molte cattive notizie per i contribuenti italiani. Com’è noto, secondo le previsioni dell’esecutivo la pressione fiscale passerà dal 44,7% del 2012 al 45,3%. Ecco, di seguito, le novità introdotte dal governo Monti, partendo dalla manovra “salva-Italia” di fine 2011 per finire con la legge di stabilità recentemente approvata. Un primo gruppo di misure interessa le imprese, il secondo chiama in causa anche le famiglie e i singoli cittadini.
La Cina di
Mannaggia a Facebook. L’avesse messa a disposizione qualche mese prima – la sua applicazione Poke – e David Petraeus sarebbe ancora direttore della CIA. Come si sa, il focoso ex generale è stato incastrato anche dalle centinaia di messaggi erotici che aveva continuato a inviare all’ex amante Paula Broadwell dopo che lei lo aveva lasciato. Con Poke non sarebbe successo. L’app gratuita rilasciata
“ Qualunque cosa dirai potrà essere usata contro di te”. Negli Stati Uniti questa frase che viene di solito (per lo meno in film e telefilm) in caso di arresto da oggi in poi dovrebbe essere ben visibile su ogni autobus statunitense. Alcune città degli Usa infatti, secondo
Un bel pomeriggio senza impegni. Una passeggiata, un occhio ai negozi. Vedi un bel vestito. Entri, magari anche solo per fare un giro, per guardarti intorno, senza troppo impegno. Ma c’è qualcuno che ti osserva, ti spia, che ancora prima di entrare ti ha già classificato: età, sesso, gusti. Sa tutto di te. Probabilmente sapendolo in quel negozio non ci saresti mai entrata. Ma cosa vogliono? Mica sei una ladra? Tu vuoi solo farti un giro e non devi per forza comprare qualcosa. E poi chi è che spia?
Nessuno è esente dagli hacker. Giovani, esperti, businessman, operatori pubblici. Le informazioni della vita digitale di ognuno fanno gola perché nascondono chiavi di accesso che potrebbero aprire porte ben più remunerative del semplice account Facebook e Twitter. Se ne è accorto anche il giornalista di Wired USA Mat Honan che una mattina si è svegliato scoprendo che molti dei suoi dati digitali erano passati nelle mani degli hacker che avevano sfruttato tecniche di ingegneria sociale per scovare le sue password. Grazie all’incrocio di informazioni provenienti dagli account Amazon e Apple e dati personali (come il giorno e il mese di nascita), gli hacker sono riusciti a bloccare il suo conto Google, controllare Twitter e prosciugare il credito della carta associata ad iTunes.
Un milione di account acquistati per 5 dollari. E’ questa la figuraccia che Facebook (foto:infophoto) ha cercato inutilmente di nascondere, svelata al Web dal blogger ceco Bogomil Shopov e che promette di creare un altro terremoto in casa Zuckerberg.
Il Garante per la privacy ha vietato l’uso di un sistema di videosorveglianza in grado di captare anche le conversazioni dei dipendenti. Le telecamere installate presso un call center all’ingresso della sede e nei locali dove sono collocate le postazioni di lavoro sono state ‘spente’ dall’Autorita’ che ha dichiarato illecito il trattamento dei dati personali dei dipendenti. L’impianto composto da quattro telecamere orientabili e dotate di zoom, di cui tre in grado di captare anche l’audio all’interno del call center, era segnalato da cartelli, privi pero’ di alcune informazioni obbligatorie, affissi in prossimita’ dei luoghi ripresi. A seguito del divieto del Garante la societa’ non potra’ utilizzare i dati personali trattati in violazione di legge.