Il Kgb – il servizio segreto dell’Unione Sovietica – è stato smantellato nell’ottobre 1991. Da allora ogni pubblicazione di un nuovo documento – liste di riservisti o di dirigenti del Kgb, testimonianze sull’attività degli agenti sovietici – da parte del Centro di ricerca sul genocidio e sulla resistenza in Lituania (Lggrtc) provoca numerose reazioni e in poco tempo il sito internet del centro si blocca per il numero eccessivo di visitatori. Forse tra 50 anni la storia del Kgb non interesserà più molte persone, ma oggi continua ad attirare l’attenzione di molti lituani, per non parlare poi degli ex agenti della sicurezza sovietica diventati uomini politici o alti funzionari.
Petraeus, un sex-gate che sembra una trappola
La pruderie di inserirsi nelle pieghe di una storia morbosa di sesso tra il generale supermedagliato e la giovane “embedded” in carriera e alla caccia di scoop attira i giornalisti più dell’indagine accurata sull’evento che ha messo a rischio la rielezione di Obama: l’assassinio dell’ambasciatore Usa a Bengasi. Certo, trattandosi dell’ex capo della Cia, il generale Petraeus messo alla berlina dal Fbi, non è un compito facile.
I due ufficiali mancanti lavoravano per la principale agenzia di intelligence interna in Afghanistan, il National Security Directorate (Nds), che è stata fondata dopo l’invasione statunitense del 2001 in Afghanistan, ed è in gran parte finanziato da Washington. Gli ufficiali mancanti sono il capitano Alibaba Ghashee, Vice Direttore Nds del Dipartimento americano e europeo, e il maggiore Mohd Farooq Ghanizada, che dirigeva l’antiterrorismo dell’agenzia e del Dipartimento criminalità organizzata.
Qual è il sistema più sicuro e quindi il più adatto ad essere usato per lo scambio e la condivisione di materiale riservato tra agenti segreti? Non l’iPhone, non Android, ma il canadese BlackBerry, promosso dalla Federal Information Processing Standard come il miglior telefono per le spie.
Lo hanno scoperto i sensori circa un mese fa. Un sottomarino nucleare russo classe Sierra 2 «avvistato» a circa 200 miglia dalla costa orientale degli Stati Uniti. L’unità – che secondo alcuni esperti sarebbe il «Pskov» – avrebbe manovrato per tenere d’occhio l’attività della base di Kings Bay (Georgia), installazione che ospita almeno 6 sommergibili atomici statunitensi. Attualmente il battello si troverebbe in acque internazionali ben lontano dal territorio statunitense.
In un periodo di crisi economica globale della quale non si intravede ancora la fine, una nuova piaga affligge il mondo dell’imprenditoria: l’aumento esponenziale dell’attività di spionaggio informatico. Secondo l’Osservatorio per la sicurezza informatica istituito da Yarix, infatti, la sottrazione di informazioni strategiche alle sole aziende del produttivo nordest italiano, dallo scorso anno ad oggi è aumentata di oltre l’800%.
Nessuno è esente dagli hacker. Giovani, esperti, businessman, operatori pubblici. Le informazioni della vita digitale di ognuno fanno gola perché nascondono chiavi di accesso che potrebbero aprire porte ben più remunerative del semplice account Facebook e Twitter. Se ne è accorto anche il giornalista di Wired USA Mat Honan che una mattina si è svegliato scoprendo che molti dei suoi dati digitali erano passati nelle mani degli hacker che avevano sfruttato tecniche di ingegneria sociale per scovare le sue password. Grazie all’incrocio di informazioni provenienti dagli account Amazon e Apple e dati personali (come il giorno e il mese di nascita), gli hacker sono riusciti a bloccare il suo conto Google, controllare Twitter e prosciugare il credito della carta associata ad iTunes.
Ieri, a Roma, i funerali di Pino Rauti, funerali passati alla cronaca per saluti romani, sputi e slogan che sembravano dettati da pagine di cronaca di tempi lontani, quando il neofascismo era lugubre protagonista di trame eversive. Oggi, lontano da Roma, un altro funerale che chiude un’altra vita che ha segnato quel tempo triste, inquietante e luttuoso per la nostra democrazia passato alla storia come “strategia della tensione”. In quel triangolo nero del Veneto oggi si svolgono i funerali del generale Amos Spiazzi di Corte Regia, 78 anni, morto domenica a Verona dopo una lunga malattia.
Un suicidio, si era detto. Uno dei tanti liquidati in poche righe sui giornali. La morte di uno sconosciuto sotto le ruote di un treno. Ma le notizie che stanno trapelando aprono uno scenario inquietante e, forse, dai risvolti più oscuri. Il suicidio fu davvero un suicidio? Si indaga. Perché a morire non fu un semplice cittadino ma un agente segreto dell’Aise (ex Sismi), impegnato, fino alla vigilia della morte, in attività operative.
A mezzanotte del 2 novembre scorso, una nuova, inquietante falla ha colpito Facebook. Il social network è stato infatti irraggiungibile per più di un’ora.