Usa, le falle della Cia nel pantano siriano
Da 16 mesi è in corso un conflitto in Siria. Mentre l’Occidente conosce gli esponenti del regime di Damasco, la Cia non sa ancora chi siano i ribelli che combattono contro Bashar al Assad. È quanto ha confessato al Washington Postun agente dei servizi segreti, che ha chiesto di mantenere l’anonimato.
Incapacità di organizzare il post-Assad – Questa mancanza di informazioni sta mettendo in difficoltà l’amministrazione Obama, che non è in grado di fare previsioni precise su un possibile scenario post-Assad. Al contrario di quanto era avvenuto in Libia e in Egitto durante i mesi della rivoluzione, la Cia non è riuscita ad introdursi nel paese.
Le forze armate siriane hanno iniziato a spostare dai depositi parte del vasto arsenale di armi chimiche di cui dispongono, hanno affermato fonti americane citate oggi dal Wall Street Journal, secondo cui si tratta di uno sviluppo che potrebbe portare ad un ulteriore escalation del conflitto in Siria.
Gli Stati uniti stanno allargando la loro rete segreta di basi aeree in Africa allo scopo di raccogliere informazioni più complete su al Qaida e altri gruppi estremisti. Secondo quanto riferisce oggi il Washington Post, la sorveglianza del territorio viene compiuta grazie a piccoli e sofisticati aerei dotati di sensori nascosti, capaci di volare per migliaia di chilometri.
Torna a salire la tensione nel Golfo Persico. Il rappresentante americano all’Agenzia internazionale per l’energia atomica(Aiea) Robert Wood ha detto che l’Iran ha a disposizione uranio sufficiente “per fabbricare parecchie bombe nucleari”.
Nel giorno in cui Bashar al Assad ha condannato il massacro di Hula come “abominevole”, si contano ancora morti nelle strade ad Aleppo, Hama, Damasco. Almeno sette, secondo gli attivisti anti regime.
La Russia non permetterà che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizzi un qualsiasi intervento militare dall’esterno in Siria, come ipotizzato ieri dal neo-presidente francese Francois Hollande, e opporrà eventualmente il veto a simili “interferenze straniere”. È il monito ribadito dal vice ministro degli Esteri di Mosca, Gennady Gatilov, a detta del quale “ogni nuova misura di pressione” sul regime di Bashar al-Assad da parte dell’Onu sarebbe comunque “prematura”.
Ha aiutato l’intelligence statunitense a trovare Osama Bin Laden, il capo di Al Qaeda ucciso il 2 maggio 2011 durante il blitz delle forze americane, e ora in cambio viene condannato a 33 anni di carcere. È il trattamento che la Giustizia del Pakistan ha riservato a un medico, a cui è stata inflitta questa pesante pena per aver aiutato la CIA a trovare lo sceicco del terrore. A riferire la notizia è la televisione locale e anche un funzionario governativo. L’uomo, Shakil Afridi, è accusato di alto tradimento, secondo i giudici pachistani perché avrebbe promosso una finta campagna di vaccini per aiutare lo spionaggio di un Paese straniero, gli Stati Uniti appunto, a seguire le tracce di Bin Laden nella città di Abbottabad, in cui il leader di Al Qaeda si era rifugiato.
Ormai siamo a un giro di boa. La grande operazione mediatico-militare passata alla storia come “Primavera araba”, è costretta a operare in Siria un brusco ripiegamento di rotta, soprattutto in conseguenza del fatto che Russia e Cina hanno posto il loro veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per un intervento armato.