Anonymous, un colpo alla Giustizia degli States
Roma – Un’edizione speciale in diretta su YouTube, con un nuovo notiziario trasmesso dal celebre collettivo hacker Anonymous. Il Monday Mail Mayhem ha così raccontato le ultime gesta informatiche contro i sistemi gestiti dallo United States Bureau of Justice (USBJ), attaccando in particolare l’agenzia che si occupa del rastrellamento e pubblicazione di dati statistici dall’intera infrastruttura giudiziaria degli Stati Uniti.
Il gruppo di attivisti digitali ha infatti rilasciato un file torrent – numerosi i link apparsi tra i marosi di The Pirate Bay, ma si dice che il contenuto in download si blocchi al 93 per cento di completamento – per la divulgazione online di quasi 2GB di dati appartenenti al Dipartimento di Giustizia a Washington D.C.
Arriverà il giorno in cui i tuoi account e i tuoi dati personali saranno accessibili solo attraverso lo scan della retina, delle impronte digitali o del profilo vocale, probabilmente prima di quanto pensi. Nel frattempo, però, ti tocca continuare ad affidare ogni byte della tua cloud ai caratteri alfanumerici di una o più password. E conviene stare attenti al tipo di password che si sceglie, perché nonstante tutti i progressi compiuti in fatto di cybersicurezza, una password debole è un tappeto di vellulto spiegato a favore di chiunque voglia appropriarsi di dati personali (come ad esempio quelli della tua carta di credito).
Twitter sta catalizzando l’attenzione dei gruppi pro privacy, dopo aver adottato il supporto al’opzione Do Not Track, usata sui browser. La funzionalità permette agli utenti di richiedere che nessuna informazione sulle abitudini di navigazione venga tenuta dai siti web. Anche il commissario Usa della Federal Trade Commission (FTC), Ed Felton, applaude alla mossa del micro-blogging da 140 caratteri. L’annuncio è stato dato con un Tweet dall’azienda: “La Federal Trade Commission’s CTO, Ed Felten, just mentioned Twitter now supports Do Not Track”.
Il problema della privacy su Facebook è sicuramente uno degli argomenti più caldi riguardanti il social network di Mark Zuckerberg, più volte accusato in passato di voler aprire troppo i dati personali dei suoi iscritti alla piazza pubblica del web. Un punto di vista differente dal solito ci arriva oggi da Lifehacker, che si chiede se troppa privacy su Facebook non possa essere addirittura un boomerang per le persone.
Giancarlo F., 41 anni, di Moncalieri, per arricchire la sceneggiata di giorno indossava il busto. Finto come il certificato medico che attestava la sua impossibilità temporanea a lavorare nella fabbrica di pezzi per auto dove era assunto. Fino a quando l’azienda gli ha recapitato un dossier di 30 pagine con tutti i suoi spostamenti registrati da un Gps. E il video girato nella discoteca dove di notte lavorava agilmente, e al nero, come buttafuori. Inchiodato da un investigatore privato assoldato dalla ditta, e per questo licenziato in tronco e denunciato per truffa all’Inps e all’Inail.
Ormai siamo a un giro di boa. La grande operazione mediatico-militare passata alla storia come “Primavera araba”, è costretta a operare in Siria un brusco ripiegamento di rotta, soprattutto in conseguenza del fatto che Russia e Cina hanno posto il loro veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per un intervento armato.
Dopo la gambizzazione dell’ad di Ansaldo Nucleare, un periodo di «stasi» da parte degli anarchici della Fai, che mantengono un «profilo basso» perchè si aspettano la reazione investigativa. Ma ci sarà poi una graduale ripresa e nuovi attacchi agli obiettivi indicati nella rivendicazione: interessi greci in Italia e italiani in Grecia, Finmeccanica, forze armate, banche, enti economici. Lo ha detto il direttore dell’Aisi, Giorgio Piccirillo, alla commissione Affari costituzionali della Camera.
Su Internet si trova di tutto. È quello che devono aver pensato gli autori di un pasticcio legato ad una spy story. L’antefatto. Il 15 maggio l’Iran ha annunciato di aver impiccato Majid Jamali Fashi. Ex membro della squadra nazionale di boxe, 24 anni, l’uomo è stato ritenuto colpevole dell’uccisione di uno scienziato nucleare nel 2010. Delitto, secondo l’accusa, compiuto in coordinamento con il Mossad. Dopo qualche giorno la tv iraniana Ir ha diffuso una copia del passaporto «israeliano» di Fashi, prova – secondo l’emittente – del suo legame con lo spionaggio di Gerusalemme.
Se pensavate che i social media fossero un affare di pochi e per lo più riservato ai “nativi digitali”, vi siete sbagliati. E se pensavate che nelle aziende fossero i dipendenti più giovani a utilizzare questi strumenti, anche qui siete in errore: infatti sono i senior manager, responsabili di divisioni aziendali o che riportano ai vertici aziendali, i “campioni” di questo utilizzo. E lo sapevate che in Italia l’83% di questi manager utilizza i social media almeno una volta a settimana? Quelle elencate sono alcuni delle verità emerse dall’indagine commissionata da Google alla società specializzata Millward Brown, e condotta attraverso 2700 interviste online tra i dipendenti di aziende attive in sette Paesi europei, tra cui l’Italia. Al centro dell’indagine il tema dei social media e del loro impiego nelle organizzazioni aziendali, con il relativo impatto sulle modalità e le condizioni di lavoro.