Iran: scoperta in una roccia apparecchiatura per spiare l’impianto di Fordo
Stando al The SundayTimes di Londra, militari iraniani del corpo delle Guardie rivoluzionarie hanno scoperto di recente una sofisticata apparecchiatura elettronica per lo spionaggio, controllando i dintorni del sito nucleare sotterraneo iraniano di Fordo per verificare i collegamenti telefonici ed elettrici con il centro adibito all’arricchimento dell’uranio.
L’esercito israeliano ha tenuto ieri una massiccia esercitazione sulle alture del
Circa l’80% degli israeliani e dei palestinesi sostiene che un’offensiva di
New York – La guerra di strategia contro l’Iran è di fatto già cominciata. Nelle acque del Golfo Persico si stanno ammassando flotte navali che battono bandiera americana e inglese. Da Washington dell’entourage del presidente Barack Obama sono in molti a ritenere
Le crescenti divergenze sulla questione del nucleare iraniano tra Israele e Stati Uniti stanno emergendo in tutta loro evidenza in questi ultimi giorni attorno ad un possibile ultimatum che Washington dovrebbe imporre per fermare la presunta corsa della Repubblica Islamica verso la realizzazione di un ordigno nucleare. Anche se lo scontro tra i due alleati ha raggiunto toni insolitamente elevati, le reali differenze tra il governo Netanyahu e l’amministrazione Obama appaiono puramente tattiche, dal momento che entrambi condividono in pieno l’obiettivo finale del cambio di regime a Teheran, anche con l’uso della forza.
La guerra civile irachena continua a colpi di attentati e sentenze di tribunale. A Baghdad la Corte criminale ha condannato in contumacia a morte per impiccagione l’ex vice presidente del dopo Saddam Tariq Al-Hashimi, rifugiatosi in Turchia dall’anno scorso dopo essere stato accusato di essere l’organizzatore di “squadroni della morte”. La sentenza s’inquadra negli scontri settari che da tempo insanguinano il paese. Al Hashimi è infatti un rappresentante della minoranza sunnita e un feroce critico del primo ministro sciita Nuri Al-Maliki.
L’intervento militare internazionale, come quello che l’anno scorso vide la Nato e alcuni Paesi arabi contribuire con aerei, truppe e armi alla caduta del regime libico di Muammar Gheddafi, ancora non c’è ma non per questo mancano gli elementi che indicano le crescenti ingerenze straniere nella guerra civile siriana. A sconsigliare un’azione militare diretta contro il regime di Bashar Assad contribuiscono gli aiuti che Mosca, Pechino e Iran forniscono a Damasco e soprattutto la consapevolezza che un attacco al regime, anche se condotto con mezzi aerei, non sarebbe certo a costo zero come fu quello libico poiché le difese aeree siriane dispongono dei migliori sistemi di difesa aerea russi e farebbero pagare un prezzo elevato agli aggressori.
Un giallo internazionale in piena regola. E il sospetto che quattro italiani (contractor? spie ingaggiate da qualcuno dei contendenti?) abbiano preso parte ai combattimenti in Siria, anche se ancora non si sa da quale parte. Anzi c’è molto più di un sospetto.