Una storia interessante: I servizi segreti italiani
Servizi segretiitaliani. Per la prima volta una storia dei Servizi segretiitaliani scritta da una donna, docente ed analista di intelligence. E’ in uscita per Citta’ del Sole edizioni un libro che oltre a raccontare i fatti storici, scevri di valutazioni ideologiche o politiche, riporta interviste ad ex direttori dei servizi segreti italiani che dicono la loro, e si raccontano, superando l’obbligo sinora impostogli di riservatezza e silenzio. Parliamo di ANTONELLA COLONNA VILASI autrice di STORIA DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI. La cronologia dei servizi segreti italiani fa data dal 1 settembre 1949, con la nascita del SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate). Il SIFAR nasce dal dissolvimento del SIM, e ne mantiene le strutture ed il personale.
A
Redditometro. Una dolce vittoria per i detrattori del nuovo strumento di controllo fiscale presentato il 4 gennaio 2013 e già finito sulla graticola tra il fuoco incrociato di cittadini inviperiti, associazioni sul piede di guerra ed ora, della magistratura che lo boccia senza appello.
Le intercettazioni telefoniche effettuate in casa da un coniuge nei confronti dell’altro, sono illegali.?
Hacker. The Chinese Job. No, non è l’improbabile sequel di come lo facevano gli italiani, ma un modo di sintetizzare le azioni degli hacker cinesi, spauracchio delle aziende statunitensi delle ultime settimane. A cadere sotto i colpi dei sofisticati intrusi dagli occhi a mandorla c’è anche una società che ha fatto la storia dell’informatica, la Apple, e che per questo avrebbe potuto e dovuto difendersi meglio. Ma è davvero così difficile prevedere dove colpiranno gli Anonymous d’Oriente? Secondo Mandiant, società che ha avviato le ricerche sulle violazioni al New York Times, gli esperti cinesi (se dovesse essere confermata tale pista) agirebbero con vere e proprie prassi, che potrebbero servire per capire le mosse future.
Nessuna rivelazione sulle tecniche di sorveglianza utilizzate. L’Fbi continua a tenere segreti i
C’è uno strangolatore di bambini, l’infermiera che avvelenava i suoi pazienti, o il killer di mogli (le annegava): non è la trama di un nuovo film horror, ma sono le tante storie di criminali sanguinari e serialkiller che emergono dai NationalArchive britannici e che per la prima volta vengono rese pubbliche con la possibilità di ripercorrere il proprio albero genealogico per rintracciare la ‘pecoranera (britannico understatement) nella propria famiglia. Sarà possibile grazie ad una semplice ricerca online, attraverso un sito creato per i ‘cultori del genere’,
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UN PALAZZONE anonimo nell’area di Pudong, a Shanghai. E’ da là che nel normale quotidiano di un quartiere come tanti, operava APT1, la Advanced Persistent Threat, il gruppo hacker capace di penetrare nelle reti delle amministrazioni e delle aziende statunitensi, denominato Comment Crew. Recentemente, grandi giornali statunitensi come il New York Times, Washington Post e Wall Street Journal hanno subito attacchi informatici importanti. A rivelarlo è un rapporto della società di cybersicurezza Mandiant, che ha monitorato le attività hacker sul territorio riconducendole poi al palazzo di Shanghai.
La notizia era stata raccolta dai servizi segreti. Francesco Nangano era in rotta con i vertici del clan di Brancaccio. Adesso gli investigatori sono al lavoro per scoprire se si sia trattato di una macabra coincidenza oppure se la sua condanna a morte fosse scritta da tempo. È la rivelazione di una fonte confidenziale ad aprire una pista investigativa per l’omicidio di sabato sera in via Messina Marine. Si parlava di contrasti con Nino Sacco. Sacco è in carcere da un anno e mezzo. La sezione Criminalità organizzata della Squadra mobile lo piazza nel triunvirato – Nino Sacco, Giuseppe Faraone e Cesare Lupo – alle dipendenze di Giuseppe Arduino che gestiva il clan sotto l’egida dei fratelli Graviano.