Facebook ora ti chiede il numero di telefono, ma solo per questioni di sicurezza
Uno spettro si aggira per la Rete. Il comunismo non c’entra, lo spettro in questione ha un nome in codice: dwdm, è un hacker ed è salito alla ribalta dopo aver inanellato nel giro di un paio di giorni due colpi da maestro, la sottrazione di 6,5 milioni di password da LinkedIn e 1,5 milioni da eHarmony. Mentre migliaia di utenti si adoperano a cambiare password, diverse aziende corrono ai ripari per evitare di vedere i propri servizi scassinati in modo altrettanto imbarazzante. A Menlo Park, ad esempio, da una settimana a questa parte l’intero entourage di Facebook Security sta facendo le ore piccole per trovare nuovi modi per blindare il più possibile gli account dei suoi 900 milioni di utenti.
A partire da oggi, Facebook ha cominciato a condividere con gli utenti una serie di suggerimenti per evitare di finire in una delle tante tagliole che gli hacker piazzano su Facebook.
Una vera tempesta quella che si sta abbattendo in Vaticano in queste ore. A testimoniarlo anche le parole del Santo Padre che ieri nel corso dell’udienza in piazza San Pietro ha citato un passo del Vangelo: «Cadde la pioggia,strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia». Ma stavolta è un terremoto e la stabilità di quella roccia è messa a dura prova. A finire nel carcere del Vaticano è stato il maggiordomo di Benedetto XVI accusato di essere il «corvo» per aver sottratto importanti documenti riservati. Sono in tanti a pensare che Paolo Gabriele sia solo un capro espiatorio soprattutto se torniamo indietro di qualche mese, a febbraio 2012 quando scoppiò il caso «Vatileaks».
Vi ricordate dei malware Stuxnet e Duqu, entrambi utilizzati per attività di spionaggio industriale? È di queste ore la scoperta di una nuova pericolosa minaccia che sarebbe già stata impiegata per sottrarre dati sensibili ed informazioni segrete gestite da organizzazioni governative medio-orientali. Battezzato Flame, il malware è piuttosto “pesante” e si comporrebbe di numerosi moduli utilizzabili per sferrare attacchi estremamente evoluti. I tecnici di Kaspersky, dopo aver analizzato la minaccia, hanno rilevato come essa sia estremamente complessa, un’arma informatica per compiere attacchi in diversi Paesi. Ben lungi da inutili sensazionalismi, secondo gli esperti di Kaspersky, la complessità e le funzionalità del malware sarebbero superiori rispetto a tutte le minacce informatiche ad oggi conosciute.


Dopo i recenti allarmi di phishing e intrusioni sui social network – l’ultimo caso è il furto di sei milioni di password su LinkedIn – GFI Lab, società specializzata in sicurezza informatica, pubblica le “regole base” per non diventare vittime di furti di identità e truffe online tutelando i propri dati personali. La prima? Cambiare spesso le password, perdendo l’abitudine di creare e usare la stessa password per tutto quello che facciamo online.
Cosa fa tuo figlio con il cellulare? Fa per caso sexting? Oppure semplicemente ha aggiunto un contatto a te sgradito alla propria rubrica? O magari lo tiene acceso a scuola, nelle ore in cui è vietato? Basta dubbi d’ora in poi: con un innovativo servizio dedicato alla telefonia mobile papà e mamma potranno
Nel panorama politico e giuridico sono pochi gli esponenti o gli intellettuali che hanno preso posizione contro l’uso distorto delle intercettazioni e soprattutto sugli ‘abusi’ che vengono fatti dalla magistratura attraverso questo strumento. Fra i pochi ad assumere una linea garantista c’è certamente l’avvocato Guido Calvi, membro laico del Csm.
I ribelli dell’esercito siriano libero, coloro che da 15 mesi combattono il regime di Bashar al-Assad, sarebbero stati armati dagli stati arabi del Golfo, in particolare da Arabia Saudita e dal Qatar. Le armi sarebbero entrate in Siria attraverso la Turchia grazie al sostegno dell’intelligence turca. A dirlo è il quotidiano britannico Independent,secondo cui i siriani avrebbero ricevuto anche carichi di kalashnikov, granate da lanciarazzi e armi anticarro.
Sollevando di poco il velo sull’impressionante potenza dei mezzi a sua disposizione, l’intelligence Usa ha fatto un prezioso dono alla Nasa: due telescopi grandi come il mitico Hubble, che finora sono stati usati militarmente per spiare la terra dallo spazio ma che presto potranno essere ‘riciclati’ per spiare lo spazio dalla terra.
Gli Stati uniti stanno allargando la loro rete segreta di basi aeree in Africa allo scopo di raccogliere informazioni più complete su al Qaida e altri gruppi estremisti. Secondo quanto riferisce oggi il Washington Post, la sorveglianza del territorio viene compiuta grazie a piccoli e sofisticati aerei dotati di sensori nascosti, capaci di volare per migliaia di chilometri.